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“Ho lasciato i pantaloni in un cortile
ho perso anche una mano in un vicolo
era un pomeriggio di aprile
gli occhi me li ha portati via
una donna grassa a forza di guardarla
le labbra le ho lasciate tutte e due su un’altra bocca
o su una fontana, che a essere prudenti non si tocca
ma mi brucia come un vecchio fulminante
o muori tu, o muoio io
da oggi Roma avrà un altro Dio
io me ne vado via
io me ne vado via…

Dove chiudendo gli occhi senti i cani abbaiare
dove se apri le orecchie
non le chiudi dalla rabbia e lo spavento
ma ragioni giusto seguendo
il volo degli uccelli e il loro ritmo lento
dove puoi trovare un Dio nelle mani di un uomo che lavora
e puoi rinunciare a una gioia per una sottile tenerezza
dove puoi nascere e morire con l’odore della neve
dove paga il giusto chi mangia, chi beve e fa l’amore
dove, per Dio, la giornata è ancora fatta di ventiquattr’ore
e puoi uccidere il tuo passato col Dio che ti ha creato
guardando con durezza il loro viso
con la forza di un pugno chiuso e di un sorriso
e correre insieme agli altri ad incontrare il tuo futuro
che oggi è proprio tuo
e non andar più via
e non andar più via
e non andar…”.

Lucio Dalla, …e non andar più via – 3:25
Album: Come è profondo il mare (1977)

Per altri testi, approfondimenti e commenti, guarda la discografia completa di Lucio Dalla.

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