Introduzione

Ci sono artiste che interpretano il proprio tempo e artiste che, più raramente, lo costringono a cambiare lessico. Alanis Morissette appartiene alla seconda categoria. Quando esplode a metà anni Novanta, porta nel cuore del mainstream un linguaggio emotivo che fino ad allora sembrava confinato ai margini: rabbia, vulnerabilità, ironia, desiderio di rivalsa, bisogno di guarigione. Canadese di Ottawa, nata nel 1974, Morissette ha venduto oltre 75 milioni di dischi nel mondo; il suo percorso è stato consacrato da sette Grammy e da quattordici Juno Awards, numeri che aiutano a misurare il fenomeno ma non bastano a spiegarne la portata culturale (continua nella Biografia).


Discografia

Guarda anche la discografia completa di Alanis Morissette.


Brani

1. Ironic (testo e traduzione)
2. Thank U (testo e traduzione)
3. That I Would Be Good (testo e traduzione)
4. Underneath (2008, testo e traduzione)
5. Not As We (testo e traduzione)
6. Feel Your Love (testo)
7. Too Hot (testo)
8. You Learn (1995, testo e traduzione)
9. You Oughta Know (1995, testo e traduzione)
10. Hand In My Pocket (1995, testo e traduzione)
11. Uninvited (1998, testo e traduzione)
12. Head Over Feet (1996, testo e traduzione)
13. Hands Clean (2002, testo e traduzione)


Biografia

(Prosegue dall’Introduzione) La sua storia, del resto, non nasce già dentro il mito. Prima dell’Alanis che il mondo avrebbe imparato a conoscere, c’è una ragazzina precocissima che studia pianoforte, scrive canzoni da bambina, appare in televisione (nello storico show You Can’t Do That on Television) e attraversa la prima stagione discografica con due album canadesi, Alanis e Now Is the Time, ancora legati a un immaginario dance-pop. È una fase spesso liquidata come semplice anticamera, ma in realtà racconta già qualcosa di decisivo: la volontà di non restare prigioniera del personaggio che l’industria le aveva cucito addosso. Il trasferimento a Los Angeles e l’incontro con il produttore Glen Ballard faranno il resto, trasformando un talento acerbo in una voce finalmente libera di suonare come sente e di scrivere come pensa.

Il punto di svolta, naturalmente, è Jagged Little Pill. Pubblicato nel 1995, non fu soltanto un successo commerciale gigantesco: fu un terremoto simbolico. Dentro canzoni come “You Oughta Know”, “Hand in My Pocket”, “Ironic” e “You Learn”, Morissette mise in scena una femminilità non accomodante, non decorativa, non addomesticata. La sua scrittura confessionale non chiedeva indulgenza; pretendeva ascolto. Quel disco arrivò in cima alla Billboard 200, vendette più di 16 milioni di copie nei soli Stati Uniti (superando i 33 milioni a livello globale) e le consegnò, tra gli altri riconoscimenti, il Grammy per l’Album dell’anno, rendendola all’epoca la più giovane artista di sempre a vincere in quella categoria. Ancora oggi resta il titolo con cui la sua figura continua a dialogare con nuove generazioni di artiste e ascoltatrici.

Il passaggio più interessante della sua carriera, però, è forse un altro: non avere mai tentato di replicare meccanicamente quella formula. Supposed Former Infatuation Junkie allargò il raggio della sua scrittura verso territori più verbosi, spirituali e irregolari; “Uninvited” confermò la sua statura anche fuori dal formato-album (facendole vincere altri due Grammy Awards); Under Rug Swept la vide assumere un controllo ancora più diretto sul proprio lavoro, agendo per la prima volta come unica produttrice; dischi successivi come Flavors of Entanglement, Havoc and Bright Lights e Such Pretty Forks in the Road mostrarono un’artista meno interessata alla posa rock che alla verità interiore. Persino la deriva meditativa di The Storm Before the Calm sembra coerente con il suo cammino: Alanis non ha mai cercato la ripetizione, ma l’evoluzione. Non sorprende, allora, che Jagged Little Pill sia diventato anche un musical teatrale premiato con Tony e Grammy: segno che quelle canzoni hanno smesso da tempo di appartenere solo alla cronaca del rock per entrare in una memoria collettiva più ampia.


Alanis Morissette, in fondo, resta importante proprio per questo: perché ha saputo trasformare l’esposizione emotiva in una forma di forza. Negli anni ha affiancato alla musica anche il lavoro sulla parola pubblica, dedicandosi a conversazioni su benessere, relazioni e guarigione nel podcast Conversation with Alanis Morissette, oltre a firmare una rubrica di consigli per il Guardian. Anche la sua attività dal vivo continua, come ha dimostrato la residency svoltasi a Las Vegas nell’autunno del 2025. Ma al di là delle date e dei progetti, la sua vera eredità è un’altra: aver insegnato che la fragilità, quando trova la forma giusta, può diventare una lingua universale.

(Ernesto Di Nisio, aggiornato il 28 marzo 2026)


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