Chi è Caparezza: biografia e carriera

Caparezza, al secolo Michele Salvemini, nasce a Molfetta il 9 ottobre 1973, figlio di una maestra e di un operaio che suonava in un gruppo musicale. Cresce in una casa dove le parole e i suoni hanno un peso specifico: da un lato i libri, dall’altro le canzoni. Da ragazzo sogna di diventare fumettista, ma finisce per studiare ragioneria e lavorare nella pubblicità, prima di abbandonare tutto per inseguire la musica. È un giovane inquieto, attratto dal linguaggio e dalle sue deformazioni, da un mondo che sente troppo spesso stonato. Si definisce agnostico, di tendenza comunista, ma soprattutto curioso, lucido, refrattario a ogni fede assoluta che non sia quella della parola (continua nella Biografia).


Discografia

Guarda anche la discografia completa di Caparezza.


Brani

1. China Town (2014, testo)
2. Il dito medio di Galileo (2011, testo)
3. Mica Van Gogh (2014, testo)
4. Dalla parte del toro (2006, testo)
5. Vieni a ballare in Puglia (feat. Al Bano) (2008, testo)
6. Torna catalessi (2011, testo)
7. La fitta sassaiola dell’ingiuria (2000, testo)
8. Argenti vive (2014, testo)
9. Fuori dal tunnel (2003, testo)
10. Fuck the violenza (2000, testo)
11. Un vero uomo dovrebbe lavare i piatti (2008, testo)
12. Follie preferenziali (2003, testo)
13. Annunciatemi al pubblico (2006, testo)
14. Eroe (Storia di Luigi delle Bicocche) (2008, testo)
15. Una chiave (2017, testo)
16. Ilaria Condizionata (2008, testo)
17. Io sono il viaggio (2025, testo)
18. Come la musica elettronica (2025, testo)


Biografia

(Prosegue dall’Introduzione) Il suo primo alter ego è Mikimix, una maschera pop, levigata, quasi docile. Con questo nome partecipa a Sanremo Giovani, incide album melodici, conduce programmi musicali in televisione. È l’epoca in cui cerca un posto nel sistema, ma non lo trova. Non si riconosce in quel suono, in quella forma. Sarà lui stesso, anni dopo, a liquidare quella versione di sé con ironia: «Egli fu Mikimix, cantante insignificante, dal cui autodisgusto nacque il se stesso odierno». L’autodisgusto come forza generatrice, la disillusione come punto di partenza.

Tornato nella sua Molfetta, Michele cambia pelle e nome. Caparezza – “testa riccia” in dialetto – nasce nel suo garage, tra cavi, nastri e parole che esplodono. Nel 2000 pubblica ?!, un album denso di intuizioni, che segna la rinascita artistica e l’avvio di una carriera segnata dall’intelligenza verbale e dall’ironia corrosiva. Tre anni dopo arriva Verità supposte, il disco che lo impone al grande pubblico. Fuori dal tunnel diventa un inno nazionale nonostante il suo autore lo avesse concepito come una satira contro la dittatura del divertimento. Il paradosso lo irrita e lo affascina insieme: la canzone che doveva criticare il ballo finisce per far ballare tutti. Caparezza capisce che l’Italia non ascolta, ma reagisce. E trasforma quella consapevolezza in carburante creativo.

Con Habemus Capa (2006) costruisce la sua mitologia personale. È un disco autoironico, pieno di doppi sensi e riflessioni metamusicali, in cui rielabora le proprie origini con una consapevolezza nuova. Non rinnega Mikimix, ma lo trasforma in simbolo di un’identità che non smette di cambiare. È l’album in cui si dichiara “intollerante” verso i compromessi, “dalla parte del toro”, disposto a essere minoranza pur di restare coerente.


Nel 2008 pubblica Le dimensioni del mio caos, definito “fonoromanzo”: un esperimento che fonde libro e disco, narrazione e suono, realtà e allegoria. Caparezza si inventa scrittore visionario, autore di un viaggio psichedelico nella propria mente, tra citazioni letterarie e denuncia sociale. Eroe (storia di Luigi delle Bicocche) e Vieni a ballare in Puglia diventano i simboli di una stagione in cui la canzone d’autore torna a essere racconto civile, a metà tra teatro e rap, tra risa e rabbia.

Con Il sogno eretico (2011) Caparezza spinge la sua scrittura verso la filosofia e la politica. È un disco che discute il potere, la religione, la libertà di pensiero, e che fa della provocazione un metodo conoscitivo. Collaborano con lui Tony Hadley, Subsonica, Il Teatro degli Orrori: segno di un’arte che cerca sempre il dialogo, anche con chi viene da mondi diversi. La sua popolarità cresce, ma la sua posizione resta di frontiera. Il successo non lo addomestica: lo stimola a contraddirsi.

Nel 2014 esce Museica, concept album dedicato all’arte figurativa. Ogni brano si ispira a un quadro, trasformando la pittura in suono, la tela in beat. È un’opera densa e colta, prodotta con cura maniacale, che gli vale il disco di platino e un tour internazionale. Caparezza si fa cicerone di un museo immaginario in cui convivono Van Gogh e Andy Warhol, Bosch e i writer di periferia. Il linguaggio diventa sempre più stratificato, eppure rimane accessibile, vitale, pieno di ritmo e ironia.

Tre anni dopo, con Prisoner 709, l’artista abbandona la dimensione pubblica per affrontare quella interiore. Colpito da un fastidioso acufene, vive una crisi che lo porta a interrogarsi sul silenzio, sul corpo, sulla gabbia mentale in cui si è rinchiuso. Il numero 709 rappresenta la distanza tra Michele e Caparezza, tra uomo e personaggio. Il disco è cupo, introspettivo, doloroso, ma anche catartico. I brani Ti fa stare bene, Una chiave, Larsen diventano nuove parabole sulla necessità di perdersi per ritrovarsi.

Con Exuvia (2021) Caparezza conclude il viaggio cominciato con Prisoner 709. L’exuvia, la pelle che l’insetto abbandona dopo la muta, diventa metafora di liberazione. Dopo anni di prigionia psicologica, l’artista fugge nella selva, metaforica e reale, per rinascere. È un disco di libertà e memoria, che guarda al passato con tenerezza, includendo per la prima volta riferimenti diretti al periodo di Mikimix in Campione dei novanta. L’arte, la fede e il dubbio si fondono in un unico gesto di emancipazione.

Nel 2024 annuncia Orbit Orbit, il nuovo progetto in uscita nell’autunno del 2025. Il singolo Io sono il viaggio, pubblicato il giorno del suo cinquantaduesimo compleanno, segna una nuova traiettoria: non più la fuga, ma il moto continuo, la rotazione, l’accettazione del cambiamento come destino. È il ritorno di un artista che ha fatto della trasformazione la propria cifra, che ha costruito un linguaggio dove la cultura popolare incontra l’intelligenza critica, dove il gioco diventa filosofia e la denuncia diventa teatro.

Caparezza è rimasto un caso unico nella musica italiana: troppo complesso per essere solo rapper, troppo ironico per essere soltanto cantautore. La sua è una forma di artigianato intellettuale, in cui ogni parola viene limata fino a diventare scintilla. È il figlio di un’Italia periferica e colta, ironica e ferita, che ha imparato a trasformare la rabbia in pensiero. Dietro ogni suo disco si nasconde una domanda, e forse è questa la sua coerenza: non cercare mai una risposta definitiva.

(Ernesto Di Nisio, aggiornato il 13 ottobre 2025)


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