Chi è Glen Hansard: biografia e carriera

C’è qualcosa di profondamente umano, quasi disarmante, nel modo in cui Glen Hansard attraversa la musica: con la stessa nudità con cui si affronta la vita. Nato e cresciuto a Dublino, abbandona la scuola a tredici anni per suonare per strada. Quella scelta, apparentemente marginale, sarà l’atto fondativo di tutta la sua poetica: l’idea che la musica nasca dall’incontro diretto con le persone, dal freddo del marciapiede e dal calore di una moneta lanciata nel cappello. Hansard è uno di quei pochi cantautori capaci di trasformare l’umiltà del busker in un linguaggio universale, una voce che vibra di compassione, rabbia e redenzione (continua nella Biografia).


Brani

1. Cry Me A River (2003, testo)
2. Everytime (con Colm Mac Con lomaire) (2004, testo e traduzione)


Con i The Swell Season

1. This Low (2006, testo e traduzione)
2. Sleeping (testo e traduzione)
3. Falling Slowly (testo e traduzione)
4. Drown Out (2006, testo e traduzione)
5. Lies (testo e traduzione)
6. When Your Mind’s Made Up (testo e traduzione)
7. The Swell Season (strumentale)
8. Leave (testo e traduzione)
9. The Moon (testo e traduzione)
10. Alone Apart (testo e traduzione)
11. If You Want Me (testo e traduzione)
12. The Hill (testo e traduzione)
13. Fallen From The Sky (2007, testo e traduzione)
14. Into The Mystic (testo)
15. Low Rising (testo e traduzione)
16. Feeling The Pull (testo)
17. In These Arms (testo e traduzione)
18. The Rain (testo)
19. Fantasy Man (testo e traduzione)
20. Paper Cup (2009, testo e traduzione)
21. High Horses (testo)
22. The Verb (testo)
23. I Have Loved You Wrong (testo e traduzione)
24. Love That Conquers (testo e traduzione)
25. Two Tongues (testo e traduzione)
26. Back Broke (testo e traduzione)
27. Somebody Good (testo e traduzione)
28. People We Used To Be (2025, testo e traduzione)
29. Factory Street Bells (2025, testo e traduzione)
30. I Leave Everything to You (2025, testo e traduzione)
31. Stuck In Reverse (2025, testo e traduzione)
32. A Little Sugar (2025, testo e traduzione)


Performance live con i The Swell Season

1. Live from the elevator: Low Rising (2010)


Con i The Frames

1. Say It To Me Now (1995, testo)
2. Lay Me Down (2001, testo e traduzione)


Biografia

(Prosegue dall’Introduzione) Nel 1990 forma The Frames, una delle band più longeve e rispettate della scena irlandese, fedele a un suono che alterna l’urgenza rock alla malinconia folk. Con loro pubblica album di culto come Fitzcarraldo (1995), For the Birds (2001) e The Cost (2006), costruendo un rapporto quasi liturgico con il pubblico. Hansard non è mai stato un idolo da palcoscenico, ma un narratore collettivo, uno che canta per conto di tutti.


Il grande riconoscimento internazionale arriva nel 2007 con il film Once, scritto e interpretato accanto alla pianista ceca Markéta Irglová. La storia d’amore sospesa tra due anime erranti – un musicista di strada e una ragazza straniera che vive di lavori precari – diventa un piccolo miracolo cinematografico e musicale. Il brano Falling Slowly conquista l’Oscar come Miglior Canzone Originale, consacrando quella coppia artistica e sentimentale che prenderà il nome di The Swell Season. La loro alchimia – fragile, luminosa, irripetibile – diventa simbolo di un’epoca in cui la verità sembrava ancora possibile nella semplicità di due voci e un pianoforte.

Quando la storia d’amore finisce, rimane la musica. Hansard prosegue con la Irglová nell’album Strict Joy (2009), ma presto sente il bisogno di un percorso più intimo. Con il suo primo disco solista, Rhythm and Repose (2012), scopre una dimensione più meditativa, tra folk, soul e riflessioni quasi spirituali. Didn’t He Ramble (2015) – candidato al Grammy come Miglior Album Folk – rappresenta la piena maturità di un artista che ha imparato a coniugare introspezione e impegno, dolore e gratitudine.

Negli anni successivi collabora con Eddie Vedder, Lisa Hannigan, Bruce Springsteen, Ed Sheeran, e si esibisce accanto ai Pogues al funerale di Shane MacGowan, cantando Fairytale of New York come un salmo laico dedicato alla malinconia irlandese. Suona chitarre logore, soprattutto una vecchia Takamine sfondata che chiama The Horse: simbolo perfetto di un artista che ha consumato se stesso sul palco, come se ogni concerto fosse l’ultimo.

Hansard è cresciuto sotto il segno della sua “santa trinità”: Leonard Cohen, Van Morrison e Bob Dylan – modelli di una scrittura che non separa mai la parola dalla fede, la poesia dalla carne. In lui convivono il profeta e il mendicante, il ragazzo che suonava per strada e l’uomo che canta nei teatri di tutto il mondo senza mai dimenticare le sue origini.

Negli ultimi anni ha continuato a incidere album di grande spessore – Between Two Shores (2018), This Wild Willing (2019), All That Was East Is West of Me Now (2023) – attraversando un territorio musicale che abbraccia jazz, tradizione irlandese e musica da camera, come un diario sonoro di un’anima in viaggio. Nel 2022 è diventato padre di un bambino, Christy, e oggi divide la sua vita tra l’Irlanda e la Finlandia, accanto alla poetessa Maire Saaritsa.

Nel 2025 è tornato a suonare con Markéta Irglová, ritrovandola nei The Swell Season, pubblicando l’attesissimo album Forward: un disco che sembra chiudere un cerchio e aprirne un altro, dove l’amore non è più ferita ma memoria, e il tempo non separa, ma riconcilia. È il ritorno alla grazia dopo l’esilio, la conferma che certe voci – quando si incontrano davvero – non si dissolvono mai.

Hansard rimane, in fondo, un pellegrino del suono: uno che canta per “non morire d’amore”, per trovare un senso anche quando tutto sembra perduto. Nella sua voce c’è la memoria del vento di Dublino, l’eco delle strade percorse da chi non ha mai smesso di credere che una canzone possa ancora salvare il mondo.

(Ernesto Di Nisio, aggiornato il 16 ottobre 2025)


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