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“Attraverso il buio Giovanna d’Arco
precedeva le fiamme cavalcando
nessuna luna per la corazza ed il manto
nessun uomo nella sua fumosa notte al suo fianco.

Sono stanca della guerra ormai
al lavoro di un tempo tornerei
a un vestito da sposa o qualcosa di bianco
per nascondere questa mia vocazione
al trionfo ed al pianto.

Son parole le tue che volevo ascoltare
ti ho spiata ogni giorno cavalcare
e a sentirti così ora so cosa voglio
vincere un’eroina così fredda
abbracciarne l’orgoglio.

E chi sei tu lei disse divertendosi al gioco
chi sei tu che mi parli così senza riguardo
veramente stai parlando col fuoco
e amo la tua solitudine, amo il tuo sguardo.

E se tu sei il fuoco raffreddati un poco
le tue mani ora avranno da tenere qualcosa
e tacendo gli si arrampicò dentro
ad offrirgli il suo modo migliore di essere sposa.


E nel profondo del suo cuore rovente
lui prese ad avvolgere Giovanna d’Arco
e là in alto e davanti alla gente
lui appese le ceneri inutili del suo abito bianco.

E fu dal profondo del suo cuore rovente
che lui prese Giovanna e la colpì nel segno
e lei capì chiaramente
che se lui era il fuoco lei doveva essere il legno.

Ho visto la smorfia del suo dolore
ho visto la gloria nel suo sguardo raggiante
anche io vorrei luce ed amore
ma se arriva deve essere
sempre così crudele e accecante”.

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Fabrizio De André, Giovanna d’Arco – 4:50
(Testo italiano Fabrizio De André – Testo e musica di Leonard Cohen)
Album: Canzoni (1974)
Singolo: “Suzanne / Giovanna d’Arco” (1972)

E’ una versione italiana dello splendido brano Joan of Arc di Leonard Cohen (1971).

Brano inserito nella rassegna Canzoni dedicate alle donne di InfinitiTesti

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Riferimenti.

Differenze tra la versione a 45 giri e quella sull’LP: in Giovanna d’Arco la frase “nessuna luna per la sua corazza” è tradotta “nessuna luna per la corazza ed il manto” e la frase “della guerra sono stanca ormai” è invertita in “sono stanca della guerra ormai“. Poi la frase “E chi sei tu?” viene cantata col sorriso sulle labbra e c’è un coro femminile che ricorre ad ogni ritornello oltre ai flauti, entrambi non presenti nell’LP con l’orchestrazione di Reverberi, la chitarra meno in evidenza e ovviamente la durata di 5:05 sul 45 giri è superiore a quella di 4:47 dell’LP a causa della quartina finale omessa e si può ben capire il perché in quanto la sua traduzione è di qualità poeticamente inferiore a quella del resto del testo, anche se la canzone ha bisogno di questo finale che ne racchiude il senso profondo nella poetica di Leonard Cohen. La mia traduzione è:

“Ho visto il suo viso, ho visto il dolore
ho visto la gloria nel suo sguardo raggiante
anche io vorrei luce ed amore
ma perché deve essere sempre così crudele e accecante”.

(a cura di Flavio Poltronieri)

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