“He came dancing across the water
with his galleons and guns
looking for the new world
in that palace in the sun.

On the shore lay Montezuma
with his coca leaves and pearls
in his halls he often wondered
with the secrets of the worlds.

And his subjects gathered ‘round him
like the leaves around a tree
in their clothes of many colors
for the angry gods to see.

And the women all were beautiful
and the men stood straight and strong
they offered life in sacrifice
so that others could go on.

Hate was just a legend
and war was never known
the people worked together
and they lifted many stones.

They carried them to the flatlands
and they died along the way
but they built up with their bare hands
what we still can’t do today.

And I know she’s living there
and she loves me to this day
I still can’t remember when
or how I lost my way.

He came dancing across the water
Cortez, Cortez
what a killer”.

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Traduzione.

“È arrivato danzando sull’acqua
con i suoi galeoni e i suoi cannoni (1)
cercando un Nuovo Mondo
e un palazzo (splendente) nel sole

Sulla spiaggia lo attende Montezuma
con le sue foglie di coca e le perle
nelle sue grandi sale egli vagava di frequente
accompagnato dai segreti del suo mondo

E i suoi sudditi sono raccolti attorno a lui
come le foglie attorno a un albero
con i loro vestiti multicolori
per essere visti dai loro collerici dei

E le donne erano tutte bellissime
e gli uomini erano fieri e forti
offrivano la loro vita come sacrificio
perché altri potessero andare avanti

L’odio era soltanto una leggenda
e la guerra era sconosciuta
la gente lavorava tutta assieme
e insieme sollevavano molte pietre.

Le portavano nelle grandi pianure
e morivano lungo la strada
ma costruivano con le loro mani nude
quello che persino oggi non riusciamo a fare (2)

Ed io so che lei vive laggiù (3)
e che mi ama ancora oggi
tuttora non riesco a ricordare quando
o come ho smarrito la mia strada

È arrivato danzando sull’acqua
Cortez, Cortez
che assassino”.

(Traduzione e note a cura di Alberto Truffi)

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Note.

1) Hernan Cortes, un nobile decaduto che cercava nel Nuovo Mondo un riscatto, ebbe in dotazione dall’imperatore Carlo V 11 navi, 500 soldati, 100 marinai, 16 cavalli e 10 cannoni, un ben piccolo esercito per conquistare un impero.
(2) Si riferisce ovviamente alle grandi costruzioni a piramide terrazzata di Tenochtitlan, la capitale degli Aztechi costruita nella stessa valle dove ora sorge la megalopoli di Città del Messico, che fungevano da templi, osservatori astronomici e altari per i sacrifici.
(3) Può darsi che Neil Young alluda qui all’affascinante e inquietante personaggio di Donna Malinche, una ragazza di probabile stirpe nobile venduta dai mercenari Tlaxcalani (un altro popolo indio, che forniva guerrieri mercenari agli Aztechi) agli spagnoli, che divenne la traduttrice e poi la amante di Cortes, e mise anche al mondo un suo figlio, il primo meticcio. Sarebbe quindi anche Cortes, e tutto l’occidente, a rimpiangere la via perduta della purezza.

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Neil Young, Cortez the killer – 7:27
(Neil Young)
Album: Zuma (1975)

Brano inserito nella rassegna Canzoni dedicate a personaggi storici (o solo famosi) di InfinitiTesti.

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Citazioni.

Cortez The Killer è il brano portante dell’album Zuma, del 1975, dedicato dal cantautore canadese alle vicende della conquista del Messico. Neil Young sposa in questo brano una versione della storia nella quale gli Aztechi rappresentano una primigenia purezza, contrapposti allo spietato avventuriero Hernan Cortes, che con audacia e ferocia conquista il loro enorme e ricco impero. L’interesse principale del brano è evidentemente quello di rimarcare in modo netto l’atteggiamento distruttivo e di rapina dell’occidente, incapace di acquisire le altre culture, ma orientato soltanto ad imporre la propria. All’ultimo controverso imperatore degli aztechi, Montezuma II (abbreviato in Zuma) è anche dedicato l’album.
Nella realtà l’impero azteco era a sua volta oppressivo, nei confronti dei popoli sottomessi e costretti a versare tributi, ed organizzato attorno ad una ristretta casta di aristocratici e sacerdoti. Proprio sfruttando queste contraddizioni interne, assieme alle superstizioni religiose e fatalistiche, Cortes riuscì nella incredibile impresa di conquistare con 400 uomini armati un impero che contava decine di migliaia di guerrieri.
Cortes era peraltro effettivamente un avventuriero senza scrupoli, di coraggio e incoscienza non comuni, interessato soltanto alla conquista delle ricchezze del nuovo mondo, e poco o nulla alla sua cultura o al mantenimento delle sue bellezze e delle sue opere, che infatti vennero cancellate in pochi anni. Il giudizio del canadese su questo personaggio storico è netto, e Neil Young registrava a suo tempo con malcelata soddisfazione che il disco fosse stato bandito in Spagna.
Elemento non secondario nella forzata sottomissione del popolo azteco e nella sua stessa debolezza nei confronti dei conquistadores era la pratica frequente dei sacrifici umani, in realtà riconducibili ai riti, presenti in tutte le civiltà agricole, della uccisione rituale del dio, e della sua rinascita, come auspicio per la perpetuazione dei raccolti e della vita stessa, in definitiva quindi riconducibili al desiserio di esorcizzare la morte. Nel caso degli Aztechi però la pratica dei sacrifici umani, per alimentare i quali avevano un continuo bisogno di prigionieri di guerra, era arrivata a livelli e numeri raramente riscontrati nella storia dell’uomo”.

(Alberto Truffi, Musica e Memoria)

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