“Lunga e diritta correva la strada
l’auto veloce correva
la dolce estate era già cominciata
vicino lui sorrideva, vicino lui sorrideva.

Forte la mano teneva il volante
forte il motore cantava
non lo sapevi che c’era la morte
quel giorno che ti aspettava
quel giorno che ti aspettava.

Non lo sapevi che c’era la morte
quando si è giovani è strano
poter pensare che la nostra sorte
venga e ci prenda per mano
venga e ci prenda per mano.

Non lo sapevi, ma cosa hai sentito
quando la strada è impazzita
quando la macchina è uscita di lato
e sopra un’altra è finita
e sopra un’altra è finita.

Non lo sapevi, ma cosa hai pensato
quando lo schianto ti ha uccisa
quando anche il cielo di sopra è crollato
quando la vita è fuggita
quando la vita è fuggita.

Dopo il silenzio soltanto è regnato
tra le lamiere contorte
sull’autostrada cercavi la vita
ma ti ha incontrato la morte
ma ti ha incontrato la morte.



Vorrei sapere a che cosa è servito
vivere, amare, soffrire
spendere tutti i tuoi giorni passati
se così presto hai dovuto partire
se presto hai dovuto partire.

Voglio però ricordarti com’eri
pensare che ancora vivi
voglio pensare che ancora mi ascolti
e che come allora sorridi
e che come allora sorridi”.

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Francesco Guccini, In morte di S.F. – 3:42
(Francesco Guccini)
Album: Folk beat n. 1 (1967)

Brano inserito nella rassegna Life itself. Canzoni di vita, di morte e di altre sciocchezze di InfinitiTesti

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Citazioni.

“Così racconta Franco Ceccarelli componente della band Equipe 84, di cui Francesco era collaboratore: “Eravamo al Festival Nazionale dell’Unità a Ferrara (giugno 1967, ndr). Pochi minuti prima di salire sul palco, qualcuno ci venne a dire che Silvana, una della compagnia del bar Grande Italia (un allora famoso bar di Modena ed ora inesistente, ndr) era appena morta, in un incidente stradale. Ma davanti a noi c’erano circa cinquantamila persone che ci aspettavano, e non sapevano che Silvana era una nostra cara amica, e che se n’era andata”.
Alla morte di Silvana Fontana, Francesco Guccini scriverà quindi uno dei suoi pezzi più noti delle origini: “In morte di S.F.“, con gli accordi del chitarrista Deponti. Il brano In morte di S.F., fu poi ridepositato dopo l’iscrizione di Guccini alla SIAE, con il testo a suo nome (la musica rimase intestata a Deponti), con delle lievi modifiche, ma soprattutto col titolo cambiato (per consentirne il rideposito) in Canzone per un’amica.
La canzone fu inserita all’ultimo minuto da Guccini nell’album. Il brano piacque così tanto anche ad Augusto Daolio, allora leader dei Nomadi, che la volle incidere l’anno successivo con la sua band. Guccini, nelle incisioni dal vivo, userà sempre questo nuovo titolo. Attualmente, nell’archivio delle opere musicali SIAE sono presenti, come opere distinte, sia In morte di S.F. sia Canzone per un’amica, e per entrambe l’unico autore è Francesco Guccini.
Silvana viene descritta come una ragazza allegra che affronta un viaggio in autostrada col suo fidanzato accanto in una giornata d’estate. Viene messo in evidenza il dramma di come una giornata di vacanza possa tramutarsi in una giornata di morte. Guccini si domanda cosa abbia provato quando la macchina è uscita di lato e sopra un’altra è finita, quando la vita le è fuggita via. Ma non vuole soffermarsi troppo sulla disgrazia e vuole lasciare una speranza: sperare che Silvana possa, magari da lassù, ancora ascoltare le sue canzoni e sorridere, come ha sempre fatto prima”.

(Wikipedia, voce Folk beat n. 1)

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