Testo.
“A heart that’s full up like a landfill
A job that slowly kills you
Bruises that won’t heal
You look so tired-unhappy
Bring down the government
They don’t, they don’t speak for us
I’ll take a quiet life
A handshake of carbon monoxide
With no alarms and no surprises
No alarms and no surprises
No alarms and no surprises
Silent silent.
This is my final fit
My final bellyache
With no alarms and no surprises
No alarms and no surprises
No alarms and no surprises please.
Such a pretty house
And such a pretty garden.
No alarms and no surprises
(Get me outta here)
No alarms and no surprises
(Get me outta here)
No alarms and no surprises, please”.
Traduzione.
Nessuna sorpresa
“Un cuore colmo come una discarica, (1)
un lavoro che ti uccide lentamente,
lividi che non guariscono.
Sembri così stanco, così infelice.
Abbattiamo il governo —
loro non parlano per noi. (2)
Scelgo una vita tranquilla,
una stretta di mano col monossido di carbonio. (3)
Senza allarmi e senza sorprese,
nessun allarme e nessuna sorpresa, (4)
nessun allarme e nessuna sorpresa.
Tutto tace. Tutto tace.
Questa è la mia ultima crisi,
il mio ultimo lamento, (5)
senza allarmi e senza sorprese,
nessun allarme e nessuna sorpresa,
nessun allarme e nessuna sorpresa, per favore.
Una casa così carina,
e un giardino così bello. (6)
Nessun allarme e nessuna sorpresa.
(Fatemi uscire di qui) (7)
Nessun allarme e nessuna sorpresa.
(Fatemi uscire di qui)
Nessun allarme e nessuna sorpresa, per favore”.
(Traduzione a cura di Ernesto Di Nisio)
Scheda brano.
Radiohead, No Surprises – 3:56
(Radiohead)
Album: OK Computer (1997)
Per altri testi, traduzioni e commenti, guarda la discografia completa dei Radiohead.
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Note.
(1) L’immagine del cuore paragonato a una discarica è potente e universale: esprime un senso di sovraccarico emotivo, un accumulo di dolore, delusioni e forse anche di tossicità interiore. Non c’era bisogno di adattarla o attenuarla troppo, perché funziona perfettamente anche in italiano.
(2) È un verso molto citato, con una forte valenza di protesta e disillusione verso il potere. Si tratta di dichiarazioni politiche dirette, che non hanno bisogno di interpretazioni: la rabbia e la sfiducia sono evidenti. La ripetizione di “they don’t” sottolinea la distanza tra il popolo e chi lo governa. Un dettaglio storico: OK Computer uscì nel 1997, anno delle elezioni in Gran Bretagna, quando John Major (conservatore) fu sconfitto dall’astro nascente del Partito Laburista, Tony Blair. Anche se i due eventi non sembrano direttamente collegati, Thom Yorke scrisse No Surprises già nel 1995, durante il tour con i R.E.M..
(3) Questa è una metafora centrale. Il monossido di carbonio è un gas inodore e incolore, ma letale. La “stretta di mano” evoca un incontro, un patto silenzioso, quasi un benvenuto alla morte. È l’immagine di un suicidio passivo, una forma di resa. Non si tratta semplicemente di “scegliere”, ma di accettare una via d’uscita definitiva.
(4) Questa frase è il vero mantra della canzone: esprime il desiderio di una pace assoluta, una quiete che sembra raggiungibile solo nella morte. È l’aspirazione a un’assenza totale di stimoli, persino di emozioni positive. La richiesta di “silenzio” alla fine del primo ritornello è un’estensione naturale di questo bisogno di pace definitiva.
(5) “Fit” può indicare una crisi, uno scatto d’ira, un crollo emotivo. Nella traduzione, “ultima crisi” restituisce l’idea di un punto di rottura definitivo, l’ultima esplosione di disagio prima della resa. “Bellyache” è un termine colloquiale che indica un mal di pancia, ma qui è usato in senso metaforico per evocare un lamento, una sofferenza viscerale e profonda. La combinazione dei due termini suggerisce l’ultimo sfogo di un dolore che non può più essere contenuto.
(6) La “casa” e il “giardino” assumono qui valore di simboli della vita borghese: aspettative sociali, conformità, apparenza di normalità. Queste frasi volutamente banali creano un netto contrasto con la disperazione delle strofe precedenti, rivelando la facciata di una felicità perfetta che, in realtà, cela un profondo malessere.
(7) Questo grido d’aiuto è sommesso, quasi un pensiero interiore. La persona si sente intrappolata in una condizione — che sia la vita, la società o la propria mente — da cui desidera fuggire disperatamente.
Colonne Sonore – Soundtracks.
Film
1. L’appartamento spagnolo (2002, tit. orig. L’Auberge espagnole) diretto da Cédric Klapisch, con Romain Duris, Judith Godrèche e Cécile de France.
Rassegne.
Brano inserito nella rassegna Soundtracks. Le colonne sonore: musiche e canzoni di InfinitiTesti.
Brano inserito nella rassegna Songs To Make Love – Ovvero le canzoni per far bene l’amore, nella sezione L’amore romantico.
Brano inserito nella rassegna Close Your Eyes And Watch The Stars In Your Mind. Le canzoni per rilassarsi di InfinitiTesti.
Cover.
1. Regina Spektor – No Surprises (1997, testo e traduzione)
Significato e citazioni.
Ernesto Di Nisio – InfinitiTesti.
Tra i brani più inquietanti e seducenti di OK Computer, No Surprises si presenta come una ninna nanna avvelenata, una melodia apparentemente candida che cela un testo oscuro. Thom Yorke la scrisse nel 1995, durante il tour con i R.E.M., e la presentò in un camerino di Oslo come un semplice bozzetto intitolato No Surprises Please. L’atmosfera, però, era già chiara: una ballata dal suono “infantile”, con il glockenspiel ispirato ai Beach Boys di Pet Sounds, pronta a trasformarsi in quella che lo stesso Yorke avrebbe definito una “filastrocca malata”.
La canzone prende forma come un atto di resa silenziosa. Dietro il suo arrangiamento delicato — chitarre arpeggiate, armonie soffuse, il tintinnio del glockenspiel — pulsa un cuore pieno “come una discarica”, una vita di lavoro che “ti uccide lentamente”, lividi che non guariscono. È il ritratto di “qualcuno che cerca di tenersi insieme ma non ci riesce”, ha spiegato Yorke. Non un semplice inno anti‑governativo, ma il canto dolceamaro di chi, stremato, accarezza l’idea di una via d’uscita definitiva: una “stretta di mano col monossido di carbonio”, metafora di un suicidio passivo e di una pace assoluta. Per questo il ritornello – “no alarms and no surprises” – diventa un mantra, il desiderio di un silenzio totale che annulla anche le emozioni positive.
Dietro l’apparente idillio borghese – “una casa così carina e un giardino così bello” – si nasconde la facciata della normalità, la vita “perfetta” che soffoca invece di salvare. Non a caso, il videoclip di Grant Gee, con Yorke chiuso in un casco che lentamente si riempie d’acqua, mette in scena la sensazione di “secondi assassini”: la claustrofobia, la stanchezza, l’impossibilità di respirare.
Pubblicata nel 1998 come quarto singolo da OK Computer, No Surprises raggiunse il quarto posto nelle classifiche britanniche, diventando una delle canzoni più amate (e più riprese) del gruppo. Ma il suo segreto sta nell’equilibrio inquietante tra forma e contenuto: una melodia che conforta mentre racconta la resa, un inno gentile e terribile sul desiderio di fuggire da una vita che non si riesce più a sopportare.
(Ernesto Di Nisio, 28 settembre 2025)
James Doheny.
“I Radiohead non hanno mai avuto vita facile in studio di registrazione ma questo brano rappresenta una felice eccezione, in sintonia con la sua musica apparentemente positiva. Quasi fin troppo, a giudicare dal racconto di Thom Yorke a Mojo: “No Surprises fu la prima traccia di Ok Computer che registrammo. Avevamo comprato tutta l’attrezzatura e raccolto il materiale; per la prima volta, collegavamo gli strumenti. Fu semplice: attaccammo la spina, si accese la spia rossa e… ne uscì No Surprises, esattamente nella versione che si ascolta sull’album, a parte qualche dettaglio. Più avanti, da veri perfezionisti, ne registrammo sei versioni differenti, ma alla fine tornammo sui nostri passi. Durante quelle sessions avevamo capito che la cosa più importante era cogliere l’attimo favorevole; chi se ne frega se c’erano degli errori”.
Nel progetto sotteso a un album come Ok Computer sembrano operare trasversalmente due correnti, cui si ricollegano canzoni anche assai diverse tra loro attraverso il materiale musicale, gli strumenti usati, gli elementi chiave etc. È un aspetto già evidenziato in Fitter Happier, ma è solo con No Surprises che si palesa appieno. C’è innanzitutto una “corrente positiva”, dapprima forte, poi man mano sempre più fievole (Airbag, Subterranean Homesick Alien, Let Down, Electioneering – la momentanea ripresa – No Surprises, The Tourist), accanto alla quale acquista progressivamente una “corrente negativa” che da Paranoid Android, attraverso Exit Music, Karma Police/Fitter Happier, Climbing Up The Walls giunge fino a Lucky. Dopo il trauma dei tre brani che la precedono, No Surprises è riconoscibile come parte di quella “corrente positiva” che sta per essere sconfitta; da lì il mood dell’album comincia a spegnersi.
Siamo certi che i Radiohead non composero le canzoni di Ok Computer con un’attenzione consapevole a tale schema; ma poiché Thom Yorke ha trascorso due settimane riarrangiando l’ordine delle canzoni nel suo MiniDisc, qualcosa doveva avere in mente. Molto più che in The Bends, i brani sono strettamente legati l’uno all’altro, eppure quell’elemento che li trasforma in un ciclo, in una “storia”, qualcosa cioè che ne fa un’opera unitaria, è proprio nell’ordine in cui sono disposti. Per elevare una semplice raccolta di canzoni a un tale livello artistico, la coesione e l’orientamento sono fattori essenziali.
Ok Computer viene considerato quasi all’unanimità come un concept album nel senso moderno del termine, cioè come un’opera composta da un insieme compatto e coerente di brani con un tema unitario. A parte l’ambizioso tentativo compiuto da Roger Waters con The Wall, l’esempio più riuscito fu Dark Side of the Moon, sempre dei Pink Floyd, che non a caso soggiorna da trent’anni nelle classifiche dei dischi più venduti. Prima di allora, l’ultima opera paragonabile era stata probabilmente Sergeant Pepper dei Beatles.
Come ci si potrebbe aspettare sin dal titolo, No Surprises è breve e, a prima vista, semplice. Fu scritta nel deliberato tentativo di evocare lo spirito (non la lettera!) di Pet Sounds dei Beach Boys. Obiettivo raggiunto, almeno ascoltando il nostalgico riff di Ed, il Glockenspiel da orchestrina liceale di Jonny e il tamburello (una rarità nel repertorio Radiohead), rispolverato qui per la seconda volta nel giro di tre brani.
Comunque la si guardi, No Surprises è distante anni luce da Bitches Brew. Anche se in principio le varie parti sembrano semplicemente girare su se stesse, in realtà vengono tenute insieme – come in ogni fiaba che si rispetti – da astute, per quanto impercettibili, svolte e inversioni. Come per gli ingranaggi di un orologio, è difficile mettere insieme parti diverse su scala così piccola, e altrettanto difficile è far sì che funzionino. Così, merita attenzione innanzitutto il rapporto tra i versi che terminano e quelli che non terminano con “no surprises”, la trasformazione del ritornello iniziale in “silence, silence” e la gradevole variazione strumentale, con il geniale cambio di armonia prima del finale.
Se musicalmente siamo ancora in territorio infantile, il testo appartiene decisamente alla maturità. Il protagonista è lo stesso giovane arrabbiato di Vegetable (e forse di Black Star) che cerca di adeguarsi ai compromessi sin troppo scontati dell’età adulta: “Un cuore pieno come una discarica, un lavoro che ti uccide lentamente, lividi che non guariranno / Vivrò una vita tranquilla, una stretta di mano, un po’ di monossido di carbonio, niente allarmi e niente sorprese, silenzio / Una casa così bella e un giardino così bello, niente allarmi e niente sorprese, per favore”.
È un testo convincente, ricco di splendide osservazioni, che Thom canta con il consueto aplomb. Ci pare interessante che uno come York, il quale in teoria non avrebbe dovuto essere costretto a tali compromessi, mostra di conoscerli profondamente. Forse anche essere una rock star ha i suoi lati negativi. Il contrasto tra linguaggio adulto e musica infantile, quell’infanzia che il cantante si sta sforzando di lasciare alle sue spalle, fa sembrare parole e musica ancor più fragili e intense.
Riferendo ancora una volta il brano al contesto dell’album, con una puntualità inquietante appare la corrispondenza tra la posizione del cantante nella storia di questa canzone e la posizione di quest’ultima nella storia dell’album. Entrambi soggetti a forze conflittuali interne ed esterne, entrambi costretti a soccombere”.
(James Doheny, Radiohead – La storia, le canzoni, tit. orig. Radiohead – Karma Police, Giunti, febbraio 2004, pagg. 78-80)
Wikipedia – Versione italiana.
“No Surprises è un singolo dei Radiohead, tratto dal loro terzo album OK Computer. Venne pubblicata il 12 gennaio 1998 e raggiunse il quarto posto nella UK Singles Chart. I Radiohead hanno scritto No Surprises in tour con i R.E.M. nel 1995. “No Surprises” è stata la prima canzone registrata durante il primo giorno di sessione di registrazione per OK Computer. Il cantante Thom Yorke commentò al riguardo: “Abbiamo fatto infinite versioni dopo […] ed erano tutte appena cover della prima versione. Così abbiamo rinunciato e siamo tornati all’originale”. Il videoclip di No Surprises, diretto da Grant Gee, è composto da un unico piano sequenza, con la telecamera fissa su Thom Yorke, il cui volto è chiuso in una boccia di vetro. La sfera si riempie progressivamente d’acqua per poi svuotarsi bruscamente sul finire del video.
Una cover di questo brano è stata eseguita da Irene Grandi e Stefano Bollani. Alcune versioni sono state registrate da Luka Bloom, Malia, Blake Morgan, Yaron Herman Trio, Christopher O ‘Riley, Paige, Peter Jöback, Motorama, Louis Durra, Stanisław Sojka, Northern State e Fabio Brignoli trio nell’album “Filastorta e altri racconti” Ulula records 2012. La cantante statunitense Amanda Palmer ha registrato una versione di questa canzone per il suo album di cover dei Radiohead effettuate con l’ukelele “Amanda Palmer Performs the Popular Hits of Radiohead on Her Magical Ukulele“. La canzone è stata utilizzata anche nel 6ª stagione della serie medica Dr. House – Medical Division. Fa parte della colonna sonora del film L’appartamento spagnolo“.
(Wikipedia, voce No Surprises)
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1. Ernesto Di Nisio, Suzanne Vega – Flying With Angels: Traduzioni, commenti e note ai testi (giugno 2025)
2. Ernesto Di Nisio, Ben Caplan – The Flood: Traduzioni, commenti e note ai testi (settembre 2025).
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