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“In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità
a me ricordava la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa.

Sentivo la mia terra vibrare di suoni
era il mio cuore
e allora perché coltivarla ancora
come pensarla migliore.

Libertà l’ho vista dormire nei campi coltivati
a cielo e denaro, a cielo ed amore
protetta da un filo spinato.

Libertà l’ho vista svegliarsi
ogni volta che ho suonato
per un fruscìo di ragazze a un ballo
per un compagno ubriaco.

E poi se la gente sa
e la gente lo sa che sai suonare
suonare ti tocca per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.


Finii con i campi alle ortiche
finii con un flauto spezzato
e un ridere rauco
ricordi tanti e nemmeno un rimpianto”.

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Fabrizio De André, Il suonatore Jones – 4:23
(Fabrizio De André)
Album: Non al denaro, non all’amore né al cielo (1971)

Brano inserito nella rassegna Le canzoni più tristi di Infinititesti.

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Riferimenti:

Brano inserito nella rassegna Le canzoni più tristi di Infinititesti: “In uno dei suoi migliori album, Non al denaro, non all’amore, né al cielo del 1971, De André non inserì molti brani allegri. Anzi, potremmo dire che tutte le canzoni lasciavano trasparire sentimenti di amarezza, delusione e tristezza. Il suonatore Jones, comunque, le batte tutte. A partire dall’arrangiamento, chitarra e flauti, racconta in poche parole la vita di un musicista errante, amante della propria libertà, finito a morire in un campo d’ortiche, probabilmente per mano di quelli che hanno sempre odiato la libertà degli altri. Le voci femminili del finale lasciano spazio ad una nostalgia da western di Sergio Leone. Consigliato a chi ama la buona musica ed i suoi sentimenti, sconsigliato a tutti gli altri. De André si ama o si odia, non ci sono mezze misure”.

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