Testo.
“Last night I was out driving
Coming home at the end of the working day
I was riding alone through the drizzling rain
On a deserted stretch of a county two-lane
When I came upon a wreck on the highway
There was blood and glass all over
And there was nobody there but me
As the rain tumbled down hard and cold
I seen a young man lying
By the side of the road
He cried – Mister, won’t you help me please –
An ambulance finally came
And took him to Riverside
I watched as they drove him away
And I thought of a girlfriend or a young wife
And a state trooper knocking
In the middle of the night
To say your baby died in a wreck on the highway
Sometimes I sit up in the darkness
And I watch my baby as she sleeps
Then I climb in bed and I hold her tight
I just lay there awake
In the middle of the night
Thinking ‘bout the wreck on the highway”.
Traduzione.
Incidente sulla statale
“Ieri notte stavo guidando
mentre tornavo a casa al termine della giornata di lavoro
guidavo da solo sotto una pioggerella sottile
su un tratto deserto di una provinciale a due corsie
quando mi sono imbattuto in un incidente sulla strada (1) (2)
C’erano sangue e vetri dappertutto
e non c’era nessuno lì, tranne me
mentre la pioggia cadeva forte e fredda
ho visto un giovane uomo disteso
sul ciglio della strada
mi ha implorato: – Signore, per favore, mi aiuti – (3)
Alla fine è arrivata un’ambulanza
e l’hanno portato al Riverside (4)
ho guardato mentre lo portavano via
e ho pensato a una fidanzata o una giovane moglie
e a un poliziotto della stradale che bussa nel cuore della notte
per dire che il tuo amore
è morto in un incidente sulla statale (5)
A volte me ne sto seduto nell’oscurità
e guardo la mia piccola mentre dorme
poi mi infilo nel letto e l’abbraccio forte
resto semplicemente lì, sveglio
nel cuore della notte
a pensare all’incidente sulla statale”. (6)
(Traduzione a cura di Ernesto Di Nisio)
Scheda brano.
Bruce Springsteen, Wreck On The Highway – 3:54
(Bruce Springsteen)
Album: The River (1980)
Singolo: “Cadillac Ranch / Wreck on the Highway” (1981, UK)
Per altri testi, traduzioni e commenti, guarda la discografia completa di Bruce Springsteen.
Per segnalare errori su testi o traduzioni, o semplicemente per suggerimenti, richieste d’aiuto e qualunque altra curiosità, potete scriverci all’indirizzo quality@infinititesti.com.
Note.
(1) In inglese americano highway è un termine ampio per indicare un’arteria stradale e non coincide necessariamente con l’“autostrada” nel senso europeo (che corrisponde piuttosto a freeway o interstate). Nel brano, l’espressione county two-lane descrive una strada di contea a due corsie, tipicamente rurale e non a scorrimento controllato. Per questo motivo, tradurre highway con “autostrada” risulterebbe fuorviante rispetto all’ambientazione descritta. Si è scelto quindi di rendere il termine con “statale” (o “strada”) per tutto il testo, in modo da mantenere la coerenza realistica dell’immagine voluta dall’autore.
(2) I cinque versi iniziali stabiliscono con efficacia l’ambientazione, il tono e il tema centrale della canzone. Springsteen adotta un linguaggio semplice e diretto, potenziato dall’uso della prima persona singolare che conferisce immediato coinvolgimento emotivo, e arricchito da dettagli visivi che imprimono forza evocativa. La combinazione di elementi quotidiani – il viaggio di ritorno a casa, la pioggia sottile, una strada provinciale – genera un’atmosfera ordinaria che viene bruscamente spezzata dalla tragedia. La solitudine del narratore, il paesaggio desolato e la pioggia rafforzano un senso di premonizione e malinconia. Inoltre, la scelta di termini come deserted, drizzling e wreck contribuisce a costruire un realismo cupo, tipico dello stile di Springsteen, in cui l’evento si carica di significato non solo fisico, ma anche emotivo e psicologico, lasciando presagire il suo impatto duraturo sul protagonista.
(3) Questa strofa rappresenta il cuore emotivo della canzone. Springsteen abbandona la descrizione dell’ambiente per concentrarsi sulla vittima, portando in primo piano la crudezza dell’evento attraverso l’accostamento di immagini forti come “blood and glass” (sangue e vetri). Questa immagine evoca con forza visiva la violenza dell’impatto: se il sangue diventa simbolo di vita e di morte, i vetri infranti — resti dell’auto distrutta — alludono a un ordine quotidiano improvvisamente spezzato. L’espressione all over (“dappertutto”) amplifica ulteriormente questa percezione di caos e devastazione.
La struttura è costruita come un crescendo narrativo: dalla scoperta dei resti si passa all’osservazione del corpo del giovane, fino alla sua disperata invocazione di aiuto. In questo frangente, il verso “nobody there but me” ribadisce la solitudine del narratore, caricandola però di un nuovo peso tragico. Se nella prima strofa l’uomo era solo alla guida, ora è solo di fronte alla morte; l’assenza di altri testimoni accresce il suo senso di responsabilità e, al tempo stesso, di impotenza, rendendo stridente il contrasto tra la routine del viaggio e l’orrore della scena.
La semplicità lessicale adottata da Springsteen amplifica la potenza realistica del momento, in cui la realtà non ha bisogno di ornamenti retorici per scuotere la coscienza. Anche la pioggia, già incontrata all’inizio, qui tumbles down (“cade a dirotto”), accompagnata dai due aggettivi hard and cold (dura e fredda) che ne sottolineano non solo il disagio fisico, ma anche la valenza simbolica: il freddo come metafora della fine e dell’assenza di vita. L’intera scena pone così il narratore e l’ascoltatore di fronte alla fragilità dell’esistenza e alla responsabilità morale del soccorso.
(4) Riverside: negli Stati Uniti questo nome è molto diffuso per ospedali e strutture sanitarie, come nel caso del Riverside Regional Medical Center. Si tratta di una denominazione spesso ispirata a località geografiche o alla vicinanza di un fiume. Nel testo non è necessaria un’identificazione precisa con un luogo reale (sebbene la canzone sia stata in parte concepita in California, dove ne esiste uno molto noto): il riferimento contribuisce soprattutto a dare verosimiglianza alla narrazione ed evoca la topografia standard della provincia americana.
Questa indeterminatezza geografica è infatti deliberata e fa parte della strategia narrativa dell’intero album The River (di cui il nome dell’ospedale richiama peraltro tematicamente il titolo). Springsteen mira a raccontare l’America in quanto tale, collocando la vicenda in un “qualsiasi luogo” che potrebbe essere il New Jersey, l’Ohio o l’Iowa, rinunciando agli ancoraggi molto più specifici del precedente Darkness on the Edge of Town. Infine, all’interno del brano, il Riverside assume anche un valore simbolico: rappresenta l’istituzione fredda, anonima e clinica in cui una vita si spezza bruscamente.
(5) In questa strofa il fuoco narrativo si sposta dalla scena dell’incidente alle sue conseguenze umane. Il narratore non è più soltanto un testimone oculare, ma diventa una coscienza morale che riflette sul dolore e sulla perdita. L’arrivo dell’ambulanza segna un primo punto di svolta: l’avverbio finally (“finalmente”) lascia intuire un’attesa angosciosa e dilatata, durante la quale l’uomo è rimasto solo con la vittima. Il successivo riferimento al Riverside (vedi nota n. 4) aggiunge quel dettaglio topografico tipico di Springsteen che ancora la vicenda alla realtà.
Tuttavia, è dopo la partenza dei soccorsi che avviene il passaggio fondamentale: il narratore torna a essere un osservatore passivo (I watched as they drove him away), ma la sua impotenza si trasforma in attività immaginativa. Il pensiero si sposta immediatamente alle persone che subiranno la perdita, personificate in una “fidanzata” o una “giovane moglie”. Questa scelta evoca una vita agli inizi, carica di promesse che la morte cancella in un istante, distruggendo non solo un’esistenza ma l’intero futuro a essa legato.
Il culmine drammatico è affidato all’immagine dello state trooper (il poliziotto statale) che bussa alla porta nel cuore della notte. Si tratta di una figura archetipica, il “messaggero di sventura” della provincia americana, la cui visita rappresenta la notifica di una tragedia che cambia per sempre la vita di chi resta. L’ora notturna amplifica il trauma: la notte, simbolo di quiete e vulnerabilità domestica, viene infranta dal colpo alla porta, trasformando un momento di riposo in un incubo indelebile.
La chiusura della strofa, con la ripetizione del titolo, agisce come un sigillo amaro. La frase terribile che il poliziotto deve pronunciare — your baby died — profana l’intimità del linguaggio della coppia (il termine “baby“) portandolo sulla bocca di un estraneo in divisa. In questo modo, Springsteen ribadisce come un singolo, casuale evento sulla strada possa propagare i suoi effetti distruttivi ben oltre l’asfalto, mutando radicalmente il destino di molte vite.
(6) La strofa conclusiva sposta definitivamente l’azione dall’esterno all’interno (la “doppia camera” narrativa), trasformando il trauma in una riflessione intima sulle conseguenze dell’incidente. Il narratore, perseguitato dal ricordo, cerca conforto nella vicinanza della persona amata, ma non trova piena pace. Il testo è costruito su una serie di potenti contrasti: l’oscurità della stanza opposta al calore vitale (e alla presenza rassicurante) della compagna addormentata, il sonno inconsapevole di lei contro la veglia tormentata di lui, la quiete domestica contro l’angoscia interiore. L’immagine di lui che la stringe nel letto è al tempo stesso un gesto d’amore e una manifestazione di disperazione, il tentativo fisico di proteggere ciò che si ama dalla precarietà dell’esistenza. La ripetizione di in the middle of the night e the wreck on the highway rafforza il senso di circolarità e di ossessione che pervade l’intero finale.
Nel complesso, il brano non propone soluzioni né consolazioni facili: racconta la cruda casualità di un evento tragico e le sue ripercussioni sulla vita di chi ne è stato testimone, affidandosi alla forza della semplicità e dell’onestà narrativa. L’ultima immagine, sospesa tra fragilità e inquietudine, lascia tuttavia intravedere un tenue barlume di speranza: la possibilità di trovare conforto nell’amore, nella definitiva presa di coscienza che proprio di fronte alla tragedia e alla caducità umana i legami affettivi rivelano il loro valore più assoluto.
Analisi critica e tematica.
Il contesto di The River e la fine di un’epoca.
“Wreck on the Highway” chiude The River (1980), il doppio album che segna il passaggio di Springsteen dall’epica giovanile di Born to Run e dal romanticismo crepuscolare di Darkness on the Edge of Town verso un realismo adulto, domestico, quasi dimesso. È il brano conclusivo — posizione strategica, come sempre in Springsteen — e va letto in dialogo con l’intero disco, non isolatamente. In quest’opera, infatti, l’autore abbandona i protagonisti mitici dei lavori precedenti — i Magic Rat, i Wild Billy, gli eroi della fuga — per mettere a fuoco figure adulte alle prese con la vita quotidiana: matrimoni precoci, fabbriche che chiudono, case da pagare, bambini.
Wreck on the Highway è il punto d’arrivo di questa traiettoria. È cruciale che la canzone chiuda il disco: dopo quattro lati di racconti sul matrimonio (I Wanna Marry You), sulla perdita del lavoro (The River) e sulla fuga impossibile (Stolen Car, Drive All Night), il narratore approda a una consapevolezza quasi buddhista della precarietà dell’esistenza. È la canzone più adulta che Springsteen avesse scritto fino a quel momento.
Il capovolgimento del mito dell’automobile.
Questo brano sancisce la fine definitiva di un’illusione giovanile. Nei primi album di Springsteen l’automobile, la strada e la notte rappresentavano il sogno americano: erano sinonimo di fuga, libertà, romanticismo e ribellione. In questa canzone di chiusura, l’illusione si spezza. La strada di notte diventa un luogo freddo, solitario e pericoloso. L’auto non è più uno strumento di salvezza, ma una potenziale bara d’acciaio. Il narratore non è più l’adolescente che sogna l’evasione, ma un uomo consapevole delle responsabilità e dei pericoli dell’età adulta.
Il titolo e la tradizione della “car-crash song”.
Il titolo del brano è una citazione diretta: Wreck on the Highway è una celebre country ballad del 1938 scritta da Dorsey Dixon, resa popolare prima da Roy Acuff nel 1942 e in seguito dalla Nitty Gritty Dirt Band. La canzone originale descriveva un incidente mortale causato dall’alcol e si concludeva con un severo ammonimento religioso (“I didn’t hear nobody pray, dear brother…“): è un esempio classico di gospel warning song (o car-crash song, un sottogenere ben consolidato della musica popolare americana, da Tell Laura I Love Her a Dead Man’s Curve).
Springsteen ne riprende il titolo per collocarsi consapevolmente dentro quella filiera, ma svuotandola della sua componente moraleggiante o del giudizio divino (l’autore originale si chiedeva retoricamente se ci fosse “whiskey in paradiso”). Nel testo di Springsteen non c’è Dio, non c’è giudizio, non c’è lezione: la storia si concentra puramente sull’angoscia esistenziale umana e sulla casualità della tragedia.
La fonte diretta: Hank Williams e il minimalismo country.
Al di là della citazione del titolo di Acuff, la canzone ha una parentela precisa con la tradizione di Hank Williams, e in particolare con il Williams delle sad songs minimali come I’m So Lonesome I Could Cry. La struttura narrativa — un episodio quotidiano banale che si trasforma in dramma esistenziale — è williamsiana. Springsteen ha dichiarato in più occasioni (lo racconta anche nell’autobiografia Born to Run del 2016) che in quegli anni stava scoprendo la country music come serbatoio di verità emotiva più asciutto e meno retorico del rock. Wreck on the Highway è anche, programmaticamente, un esercizio di stile country: la struttura strofica senza ritornello, il fraseggio piano della voce, l’organo di Danny Federici in sottofondo, l’assenza di climax.
I riferimenti spaziali e umani: Riverside e il Trooper.
Il toponimo “Riverside” è volutamente generico: è il nome di un ospedale comunissimo negli Stati Uniti. Non rimanda a un luogo reale specifico (sebbene la canzone sia stata in parte concepita in California, dove ne esiste uno noto), ma evoca la topografia standard della provincia americana — il fiume, il ponte, l’ospedale vicino al fiume — collocando la vicenda in un “qualsiasi luogo”. Questa indeterminatezza geografica è deliberata e fa parte della strategia di The River, che mira a raccontare l’America in quanto tale, rendendo l’ospedale l’istituzione fredda e clinica universale dove finisce bruscamente una vita.
Allo stesso modo, il dettaglio dello state trooper knocking in the middle of the night attinge a un topos preciso. La figura del poliziotto che bussa alla porta nel cuore della notte è l’incubo di ogni famiglia americana, l’equivalente moderno del messaggero tragico. Springsteen lo condensa in due versi ed evoca un intero mondo: la ragazza o la moglie a casa che aspetta, il colpo alla porta, la certezza che la vita è cambiata per sempre. Questa figura severa e portatrice di lutto tornerà prepotentemente nel successivo album acustico Nebraska, che contiene proprio un brano intitolato “State Trooper“.
La struttura a “doppia camera” e il tema della mortalità.
Il vero nucleo della canzone non è l’incidente in sé, ma la rivelazione che esso scatena nel narratore. Formalmente la canzone si regge su un dispositivo narrativo notevole: due scene speculari separate da un’ellissi. La prima scena è esterna (la strada, la pioggia, il giovane ferito), la seconda è interna (la camera da letto, il buio, la donna addormentata). Il ponte tra le due è proprio il pensiero della notifica da parte del poliziotto, che funziona da cerniera perché proietta la scena esterna dentro la casa del narratore stesso: se fosse capitato a me, se fosse la mia donna a ricevere quella visita.
Aver assistito alla morte di un coetaneo gli fa improvvisamente rendere conto di quanto la vita e gli affetti siano fragili. L’incidente visto per caso diventa così specchio dell’ansia coniugale: il narratore guarda la sua compagna dormire ed è tormentato dall’idea che tutto ciò che ama possa essergli portato via in un istante. Questa struttura a chiasmo (fuori/dentro, estraneo/propria donna, incidente reale/incidente immaginato) è uno dei vertici tecnici di Springsteen scrittore, e lascia l’ascoltatore in un’atmosfera di intima e dolorosa veglia.
Due curiosità filologiche minori.
La lezione I seen a young man è volutamente agrammaticale (la forma corretta sarebbe I saw): è un tratto dialettale del working-class American English che Springsteen usa qui come marcatore sociolinguistico del narratore, un uomo del popolo, non un intellettuale. E il baby del finale (your baby died) è affettivo: è la voce immaginata del trooper che riferisce la parola della vittima, cioè quella con cui la donna a casa chiamava il compagno. Un dettaglio minuscolo ma straziante, perché è l’intimità lessicale della coppia a entrare, profanata, nella bocca estranea del poliziotto.
La ricezione critica e gli echi successivi.
Wreck on the Highway è stata da subito riconosciuta dai critici come uno dei vertici del songwriting springsteeniano. Dave Marsh, nella biografia Glory Days, la lesse come la porta d’ingresso di Springsteen nell’età adulta artistica, la canzone in cui il rocker di Asbury Park si fa finalmente americano nel senso di Whitman e di Hemingway — capace di stare dentro un gesto piccolo e ricavarne un significato grande. Greil Marcus la collocò nella tradizione delle ballate americane che confrontano l’individuo con la finitezza, da The Wreck of the Old 97 in poi.
Il dispositivo dell’incidente come rivelazione ritornerà in Highway Patrolman (Nebraska, 1982), anch’essa centrata su un agente della stradale, e la meditazione notturna sul sonno della persona amata riaffiorerà in Valentine’s Day (Tunnel of Love, 1987), dove un uomo solo in auto pensa alla moglie incinta che lo aspetta. Wreck on the Highway inaugura insomma una linea tematica — l’amore come percezione della vulnerabilità dell’altro — che attraversa tutta la produzione matura di Springsteen fino almeno a The Rising.
Rassegne.
Brano inserito nella rassegna Sad Songs. Le canzoni più tristi di tutti i tempi, nella sezione Incidenti.
Significato e citazioni.
Ernesto Di Nisio – InfinitiTesti.
Ultima canzone registrata e posta in chiusura di The River, “Wreck on the Highway” segna un passaggio cruciale nella scrittura di Bruce Springsteen. Ballata lenta, malinconica e sospesa, costruita su organo e chitarra acustica, si presenta come un racconto in prima persona: un uomo assiste a un incidente automobilistico su una strada isolata e piovosa, e quella visione – sangue, vetri infranti, la voce di un giovane morente – diventa un’ossessione notturna. Nelle prime tre strofe l’attenzione è rivolta al fatto in sé, nella quarta la prospettiva si amplia, fino a trasformare l’episodio in una meditazione sulla vita, la morte e il numero limitato di occasioni che abbiamo per amare, fare del bene, costruire qualcosa di significativo.
Il brano nasce in dialogo con una lunga tradizione country: prende titolo e suggestione da una canzone di Roy Acuff degli anni Quaranta, a sua volta cover del gospel rurale “I Didn’t Hear Nobody Pray” dei Dixon Brothers (1938). Ma laddove la versione di Acuff aveva un impianto sentimentale, Springsteen opta per un’atmosfera più cupa e inquieta, dilatando il tempo e spogliando l’arrangiamento. Ne esce un pezzo che, insieme a “Independence Day”, “Point Blank” e alla stessa “The River”, introduce la svolta narrativa e pessimista che troverà piena espressione in Nebraska.
Molti critici hanno sottolineato il valore di “Wreck on the Highway” come chiusura ideale dell’album: un congedo semi-ironico dai miti giovanili di “macchine e ragazze” (Clinton Heylin), una miniatura perfetta e dolorosa sulla mortalità (June Skinner Sawyers), o, come nota Dave Marsh, la riduzione estrema del mondo emotivo di The River a “un uomo solo di fronte al mondo”, forse lo stesso protagonista di altre canzoni del disco o persino degli album precedenti. In ogni caso, qui Springsteen canta per tutti loro.
In concerto, la canzone è rimasta una presenza rara: interpretata quasi esclusivamente durante il tour del 1980-81, ripresa sporadicamente in chiave più intima al pianoforte nel Devils & Dust Tour del 2005, e riportata in scaletta ogni sera nel 2016, quando The River veniva eseguito integralmente. Lontana da ogni enfasi, “Wreck on the Highway” resta una delle meditazioni più intense e senza tempo di Springsteen sulla fragilità della vita e la consapevolezza che ogni amore, ogni gesto, ogni possibilità è unica e irripetibile.
(Ernesto Di Nisio, 14 agosto 2025)
Wikipedia – Versione inglese.
“Wreck on the Highway” è una canzone scritta e interpretata da Bruce Springsteen. È stata originariamente pubblicata come traccia finale del suo quinto album, The River. La versione inclusa in The River è stata registrata presso The Power Station a New York nel marzo-aprile 1980. Oltre ad essere l’ultima traccia di The River, è stata l’ultima canzone registrata per l’album.
Una canzone malinconica con un finale inaspettato, “Wreck on the Highway” presenta parti di organo e chitarra acustica prominenti. La canzone è strutturata come una ballata folk con quattro strofe di cinque versi ciascuna. Lo schema delle rime delle strofe è generalmente ABCCB, ma non viene seguito rigorosamente. Il testo descrive un uomo che assiste a un incidente stradale a seguito di investimento e fuga su un’autostrada deserta e piovosa, e che in seguito viene ossessionato dalla visione e non riesce a dormire. Dopo che le prime tre strofe si concentrano sull’incidente specifico, l’ultima strofa amplia il tema per abbracciare temi più universali di vita e morte. Il cantante pensa alla vita che è stata persa e alle persone che potrebbero averlo amato, e sa che sarà ossessionato dall’incidente per il resto della sua vita. Springsteen ha spiegato il tema affermando che dopo aver visto l’incidente, il cantante “si rende conto di avere un numero limitato di opportunità per amare qualcuno, per fare il proprio lavoro, per far parte di qualcosa, per crescere i propri figli, per fare qualcosa di buono”. È direttamente ispirata alla canzone country di Roy Acuff dello stesso nome e tema simile degli anni ’40, che è una cover della canzone registrata nel 1938, “I Didn’t Hear Nobody Pray“, dei Dixon Brothers. Mentre la canzone di Springsteen ha elementi di un arrangiamento country, la sua musica è più inquietante e meno sentimentale.
Insieme alla title track, “Independence Day” e “Point Blank“, è una delle canzoni a strofa e ritornello di The River che era essenzialmente un racconto breve o uno schizzo di personaggio. “Wreck on the Highway” e alcune altre canzoni di The River, come la title track e “Stolen Car“, segnano una nuova direzione nella scrittura di canzoni di Bruce Springsteen: queste ballate, permeate da un senso di disperazione, anticipano il suo album successivo, Nebraska, così come una svolta verso il pessimismo nella sua visione artistica e personale complessiva. Springsteen stesso ha notato che “Wreck on the Highway” è una delle canzoni che riflettono un cambiamento nel suo stile di scrittura, collegando The River a Nebraska.
Canzone dal tempo lento, “Wreck on the Highway” non è stata particolarmente comune nei concerti, con circa 100 esecuzioni fino al 2008. Quasi tutte queste esecuzioni sono avvenute durante il River Tour del 1980-1981. La canzone è stata ripresa occasionalmente per esecuzioni con pianoforte elettrico nel 2005 durante il tour solista Devils & Dust. Naturalmente, la canzone è stata suonata ogni sera durante il “River Tour” del 2016, durante il quale l’intero album è stato suonato all’inizio di ogni spettacolo.
Nel Regno Unito, è stata pubblicata come lato B del singolo “Cadillac Ranch“.
L’autore Patrick Humphries descrive la canzone come la distillazione “dell’essenza di ciò che rende grande Bruce Springsteen: una melodia avvolgente, sinuosa e coinvolgente, una voce sentita e testi estremamente evocativi”. June Skinner Sawyers la definisce “una canzone perfetta, un capolavoro in miniatura e una meditazione inquietante sulla mortalità e sul significato dell’essere vivi”. Il critico musicale Clinton Heylin descrive la versione pubblicata sull’album come un “coda quasi catalettica di ‘Drive All Night‘”, la canzone precedente sull’album, sebbene Heylin ritenga che una versione precedente della canzone, con un arrangiamento più veloce, “countrabilly”, fosse più interessante. Heylin descrive anche la canzone come l’ “addio semi-ironico” di Springsteen “agli album sulle macchine e le ragazze”. Il critico musicale Dave Marsh descrive la canzone come una chiusura appropriata per The River, in quanto “semplifica la situazione di ‘Drive All Night‘”, del cantante e della sua amante che cercano di ignorare le distrazioni intorno a loro, “a un uomo che affronta di nuovo il mondo”. Per Marsh, il cantante in “Wreck on the Highway” potrebbe benissimo essere l’eroe di altre canzoni di The River, come “Ramrod“, “Cadillac Ranch“, “The River” o “Stolen Car“, o persino gli eroi degli album precedenti di Springsteen come Born to Run e Darkness on the Edge of Town, ma comunque Marsh ritiene che “egli vede, parla e canta per tutti loro”.
(Wikipedia, voce Wreck on the Highway (Bruce Springsteen song))
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non la conoscevo e alla fine mi ha fatto piangere a dirotto 🙁