“Io lavoro al bar d’un albergo a ore
porto su il caffè a chi fa l’amore
vanno su e giù coppie tutte eguali
non le vedo più manco con gli occhiali

Ma sono rimasto là come un cretino
vedendo quei due arrivare un mattino
puliti, educati, sembravano finti
sembravano proprio due santi dipinti
m’han chiesto una stanza
gli ho fatto vedere la meno schifosa
la numero tre.

E ho messo nel letto i lenzuoli più nuovi
poi come San Pietro gli ho dato le chiavi
gli ho dato le chiavi di quel paradiso
e ho chiuso la porta sul loro sorriso

lo lavoro al bar di un albergo a ore
porto su il caffè a chi fa l’amore
vanno su e giù coppie tutte eguali
non le vedo più manco con gli occhiali.

Ma sono rimasto lì come un cretino
aprendo la porta in quel grigio mattino
se n’erano andati in silenzio perfetto
lasciando soltanto i due corpi nel letto.

Lo so, che non c’entro, però non è giusto
morire a vent’anni e poi proprio qui


Me li hanno incartati nei bianchi lenzuoli
e l’ultimo viaggio l’han fatto da soli
né fiori né gente, soltanto un furgone
ma là dove stanno, staranno benone

Io lavoro al bar d’un albergo ad ore
porto su il caffè a chi fa l’amore
io sarò un cretino ma chissà perché
non mi va di dare a nessuno
la chiave del tre”.

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Herbert Pagani, Albergo a ore – 3:34
Singolo: “Cento scalini/Albergo a ore” (1969)

Cover in italiano del brano Les amants d’un jour di Edith Piaf (1956).

Brano inserito nella rassegna Le canzoni più tristi di Infinititesti.

Brano inserito nella rassegna Life itself. Canzoni di vita, di morte e di altre sciocchezze di InfinitiTesti.

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Cover.

1. Marcella Bella, Albergo a ore (1972, testo)

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Citazioni.

“Si tratta dell’adattamento in italiano della canzone degli anni ’50 Les amants d’un jour interpretata da Edith Piaf, un adattamento curato dal cantautore, paroliere e poeta Herbert Pagani. La versione italiana è stata proposta negli anni ’60 da Gino Paoli e in seguito da Ornella Vanoni. La canzone, in modo ancor più netto in italiano, trattava un tema di amore e morte dal punto di vista di un cameriere di un albergo a ore, un love hotel, quindi su uno sfondo squallido e realistico, così lontano dai tipici scenari delle canzoni d’amore. Il realismo, il luogo peccaminoso, l’amore esplicitamente non platonico, il probabile rapporto fuori dal matrimonio, il paragone tra San Pietro e il portiere dell’albergo a ore, il suicidio finale, tutto era assolutamente incompatibile con la commissione di ascolto, e questo famoso brano divenne una delle più celebri canzoni oscurate, e la si poteva ascoltare solo nei concerti, nei quali Paoli e la Vanoni la proponevano regolarmente, e la ripropongono tuttora”.

(dal sito Musica e Memoria)

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“Dirà Gino Paoli quando interpreterà Albergo a ore: “In fondo le storie non sono mai belle o brutte, straordinarie o ordinarie, lo diventano negli occhi di chi le guarda”. Ed ecco che è negli occhi di un semplice portiere che una coppia come tante altre diventa straordinaria. Entra e non è squallida, se ne va “in silenzio perfetto” in maniera mai vista. Vengono trovati morti. E che vuol dire per quel portiere? Ne vede ogni giorno di coppie che vanno e vengono. Dà le chiavi a tutte e da tutte le riprende. Ma per quella coppia no. “Come San Pietro” dona le chiavi di “quel Paradiso”. E ora, invece, è forse deluso, certo sbigottito, forse spaventato. Non è importante che siano morti o come. Per l’ispettore sarà solo un fastidio in più. Per chi farà l’autopsia sarà certo una routine, poi andrà a casa. Per i barellieri sarà guadagnarsi lo stipendio. Per il giovane poliziotto sarà mettere un po’ di nastro e non far avvicinare nessuno. Ma per chi lavora al bar di un albergo a ore è diverso. È lo stupore davanti al nuovo, allo scandaloso forse, all’inconsueto, al tragico. E’ il SUO punto di vista. È lo shock subìto che lo ha fatto crescere, è il fatto che ci rimane “come un cretino” davanti a un episodio, e sarà anche un cretino ma chissà perché non gli va più di dare la chiave del tre”.

(Pierpaolo Pucciarelli, Herbert Pagani, dal sito La Brigata Lolli)

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