Testo.

“Now that I’ve lost everything to you
You say you want to start something new
And it’s breaking my heart
You’re leaving, baby I’m grieving
But if you want to leave take good care
Hope you have a lot of nice things to wear
But then a lot of nice things turn bad out there

Oh, baby, baby it’s a wild world
It’s hard to get by just upon a smile
Oh, baby, baby it’s a wild world
I’ll always remember you like a child, girl

You know I’ve seen a lot of what the world can do
And it’s breaking my heart in two
‘Cos I never want to see you sad girl, don’t be a bad girl
But if you want to leave take good care
Hope you make a lot of nice friends out there
But just remember there’s a lot of bad and beware

Oh, baby, baby it’s a wild world
It’s hard to get by just upon a smile
Oh, baby, baby it’s a wild world
I’ll always remember you like a child, girl

Baby I love you
But if you want to leave take good care
Hope you have a lot of nice friends out there
But just remember there’s a lot of bad and beware

Oh, baby, baby it’s a wild world
It’s hard to get by just upon a smile
Oh, baby, baby it’s a wild world
I’ll always remember you like a child, girl


Oh, baby, baby it’s a wild world
It’s hard to get by just upon a smile
Oh, baby, baby it’s a wild world
I’ll always remember you like a child, girl”.


Traduzione.

Mondo selvaggio

“Ho perso tutto per te,
e adesso dici che vuoi ricominciare da capo.
Mi si spezza il cuore,
te ne vai, baby, e io soffro.
Ma se vuoi partire, abbi cura di te.
Spero che tu abbia bei vestiti da indossare,
ma là fuori, tante cose belle
possono diventare brutte.

Oh, baby, baby, è un mondo selvaggio,
è dura cavarsela con un semplice sorriso.
Oh, baby, baby, è un mondo selvaggio,
ti ricorderò sempre com’eri da bambina.

Sai, ho visto tante cose
di quello che il mondo può fare,
e mi si spezza il cuore in due.
Non voglio vederti triste,
non prendere una brutta strada.
Ma se vuoi andare, abbi cura di te.
Spero che là fuori ti farai buoni amici,
ma ricordati: c’è tanto male, stai attenta.

Oh, baby, baby, è un mondo selvaggio,
è dura cavarsela con un semplice sorriso.
Oh, baby, baby, è un mondo selvaggio,
ti ricorderò sempre com’eri da bambina.

Baby, ti amo.
Ma se vuoi partire, abbi cura di te.
Spero che là fuori ti farai buoni amici,
ma ricordati: c’è tanto male, stai attenta.

Oh, baby, baby, è un mondo selvaggio,
è dura cavarsela con un semplice sorriso.
Oh, baby, baby, è un mondo selvaggio,
ti ricorderò sempre com’eri da bambina.

Oh, baby, baby, è un mondo selvaggio,
è dura cavarsela con un semplice sorriso.
Oh, baby, baby, è un mondo selvaggio,
ti ricorderò sempre com’eri da bambina”.

(Traduzione a cura di Marie Jolie ed Ernesto Di Nisio)


Scheda brano.

Cat Stevens, Wild World – 3:20
(Cat Stevens)
Album: Tea for the Tillerman (1970)

Per altri testi, traduzioni e commenti, guarda la discografia completa di Cat Stevens.

Per segnalare errori su testi o traduzioni, o semplicemente per suggerimenti, richieste d’aiuto e qualunque altra curiosità, potete scriverci all’indirizzo quality@infinititesti.com.


Colonne Sonore – Soundtracks.

Serie TV

1. 1971: L’anno in cui la musica ha cambiato tutto (2021, tit. orig. 1971: The Year That Music Changed Everything, Apple TV+), Stagione 1 – Episodio 2 – “Fine del Sogno da Acido” (tit. orig. “End of the Acid Dream“).


Rassegne.

Brano inserito nella rassegna Soundtracks. Le colonne sonore: musiche e canzoni di InfinitiTesti.


Significato e citazioni.

Quando nel novembre del 1970 Cat Stevens pubblicò Tea for the Tillerman, aveva appena ventidue anni ma già conosceva il prezzo della fragilità e della rinascita. Reduce da una grave tubercolosi che lo aveva costretto al silenzio e all’isolamento per quasi due anni, quel giovane cantautore inglese di origini greco-cipriote e svedesi tornava a scrivere canzoni come chi ha visto la vita da una prospettiva diversa, più spirituale e più vulnerabile. Wild World, che apre simbolicamente la seconda parte dell’album, ne divenne il manifesto: un brano che parla di distacco, di perdita e di una malinconica compassione per chi decide di partire.

La canzone nacque dalla fine della relazione tra Stevens e l’attrice e modella americana Patti D’Arbanville, la stessa che aveva ispirato altre pagine dolcissime e amare del suo repertorio, come Lady D’Arbanville. Nel testo, il cantante si rivolge a lei — o forse a tutte le persone che se ne vanno — con la voce di chi accetta l’inevitabile, ma non rinuncia a una forma di tenerezza protettiva. Non è un addio violento, ma un lento saluto pieno di consapevolezza: «It’s a wild world / It’s hard to get by just upon a smile» — “È un mondo selvaggio, è dura cavarsela con un semplice sorriso”. È la frase che riassume l’intero senso dell’opera: l’innocenza non basta più, e il mondo là fuori, pieno di promesse e di pericoli, va attraversato con cautela.

Stevens stesso raccontò che il brano nacque da una sequenza di accordi “alla spagnola”, poi ribaltata per creare una melodia circolare e malinconica. «Parlava del lasciare andare», disse a Mojo, «della tristezza dell’addio e della speranza in ciò che verrà dopo». È un tema ricorrente nella sua produzione, tra i più intimi e riconoscibili. Uscito come singolo nel settembre del 1970, Wild World raggiunse l’undicesimo posto nella Billboard Hot 100, contribuendo in modo decisivo al successo internazionale di Tea for the Tillerman — che l’allora boss della Island Records, Chris Blackwell, definì «il miglior album che abbiamo mai pubblicato». Da quel momento, Cat Stevens divenne uno degli autori simbolo della nuova stagione cantautorale inglese, capace di unire introspezione, melodie universali e una spiritualità non ancora religiosa, ma già meditativa.

Con il tempo, Wild World è stata riletta in molti modi. Alcuni critici — tra cui la femminista americana Ellen Willis — vi hanno intravisto un tono condiscendente, quasi paternalista, nel modo in cui l’uomo avverte la donna dei pericoli del mondo esterno, come se solo lui ne conoscesse le insidie. La scrittrice osservava che sarebbe difficile immaginare “una donna che dica a un ex amante che è troppo ingenuo per affrontare il grande, cattivo mondo là fuori”. È un’interpretazione provocatoria, ma utile a misurare il cambiamento dei tempi: in quella canzone, il mondo “selvaggio” non è solo la realtà esterna, ma il rischio emotivo dell’indipendenza. La tenerezza di Stevens — più che paternalismo — sembra piuttosto il riflesso di un amore che accetta la sconfitta e tenta di lasciar andare senza rancore.

Nel 2008 la deluxe edition di Tea for the Tillerman ha incluso il demo originale della canzone, dove la voce di Stevens appare più fragile e intima, come una preghiera sommessa. Ma Wild World non è rimasta confinata agli anni Settanta: la sua melodia e il suo messaggio universale hanno continuato a viaggiare, trasformandosi in linguaggi e generi diversi.

La prima rilettura significativa arrivò subito nel 1970 con Jimmy Cliff, che ne fece una versione reggae di enorme successo (ottavo posto nella classifica britannica). Curiosamente, la versione originale di Stevens non era stata pubblicata come singolo nel Regno Unito. Da quel momento, Wild World divenne un classico “trasversale”, reinterpretato da José Feliciano, Bette Midler, Sacha Distel, The Ventures, e molti altri.

Nel 1988 l’artista anglo-giamaicano Maxi Priest ne portò una versione in chiave reggae-pop ai vertici delle classifiche (n. 5 in UK, n. 25 negli Stati Uniti), confermando la forza melodica e la duttilità del brano. Cinque anni dopo, nel 1993, toccò agli americani Mr. Big trasformarla in una ballata unplugged dal sapore rock acustico: la loro cover, prodotta da Kevin Elson, ottenne ottimi risultati nelle classifiche europee (n. 4 in Danimarca, n. 7 in Austria e Svizzera, n. 27 nella Billboard Hot 100), e riportò Wild World all’attenzione delle nuove generazioni. Nel tempo ne hanno offerto versioni anche James Blunt, Ronan Keating, Bastille e persino Garth Brooks, ognuno filtrandola attraverso la propria sensibilità. Il filo conduttore resta intatto: la paura di perdere e il bisogno di proteggere, in equilibrio tra malinconia e dolcezza.

Sul piano musicale, la registrazione originale di Cat Stevens si distingue per la sua semplicità raffinata: la voce calda e velata, le chitarre acustiche di Alun Davies, il contrabbasso di John Ryan, le percussioni leggere di Harvey Burns. Non c’è nulla di superfluo, eppure ogni dettaglio è calibrato a creare quella sensazione di calma vigile, di saggezza raggiunta troppo presto. È la ballata di un ragazzo che canta come un uomo già stanco, ma ancora capace di speranza.

Nella traiettoria di Stevens, Wild World segna l’inizio di una trasformazione interiore che culminerà pochi anni dopo nella sua conversione all’Islam e nella scelta di ritirarsi dalle scene, assumendo il nome di Yusuf Islam. La consapevolezza che “il mondo è selvaggio” non è solo un messaggio amoroso, ma anche una meditazione sull’instabilità della vita stessa, sulla necessità di trovare una bussola morale in un paesaggio imprevedibile.

Cinquant’anni dopo, Wild World continua a risuonare come un avvertimento gentile e universale: non c’è rancore nel suo addio, solo un invito alla prudenza, alla resilienza e — forse — alla fede. È la canzone di chi lascia andare, ma non smette di guardare con affetto chi se ne va. E in quell’eco, nel contrasto tra la malinconia della perdita e la calma della saggezza, sta tutta la magia di Cat Stevens.

(Ernesto Di Nisio, 30 ottobre 2025)


“Wild World è una canzone scritta ed incisa dal cantautore inglese Cat Stevens. È apparsa per la prima volta nel suo quarto album, Tea for the Tillerman, registrato e pubblicato nel 1970.

Stevens iniziò una relazione con l’attrice Patti D’Arbanville e i due furono una coppia per un periodo di circa due anni. Durante quel periodo, scrisse diverse canzoni su di lei, tra cui “Wild World”.

La canzone è una dedica del cantante alla sua amante in partenza, con parole ispirate alla fine della loro storia d’amore. Stevens in seguito ricordò a Mojo: “Era una di quelle sequenze di accordi che è molto comune nella musica spagnola. L’ho girato e ho inventato quel tema – che è un tema ricorrente nel mio lavoro – che ha a che fare con l’andarsene, la tristezza di andarmene e l’anticipazione di ciò che sta oltre”.

Pubblicato come singolo alla fine del 1970, raggiunse la posizione numero 11 nella classifica Billboard Hot 100. “Wild World” è stata accreditata come la canzone che diede al successivo album di Stevens, Tea for the Tillerman, “un calcio abbastanza forte” per farlo suonare alla radio FM; e Chris Blackwell della Island Records lo ha definito “il miglior album che abbiamo mai pubblicato”. Nel novembre 2008, il CD Tea for the Tillerman è stato ristampato in una versione deluxe che includeva il demo originale di “Wild World“.

Alcuni critici e scrittori musicali hanno ritenuto “Wild World” condiscendente e misogino. Nel suo saggio del 1971 “But Now I’m Gonna Move”, la critica Ellen Willis descrisse un metodo per rivelare il pregiudizio maschile nei testi in cui l’ascoltatore immagina i generi invertiti: “Con questo test, una diatriba come “Under My Thumb” non è così sessista nelle sue implicazioni come, ad esempio, il gentile e simpatico “Wild World” di Cat Stevens; La fantasia di Jagger di dolce vendetta potrebbe facilmente essere femminile – in effetti, ha una controparte femminile, “These Boots Are Made For Walkin‘” di Nancy Sinatra – ma è difficile immaginare una donna che avverte tristemente il suo ex amante che è troppo innocente per il grande mondo cattivo là fuori”.

(Wikipedia, voce Wild World (song))


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1 commento

  1. Cat Stevens è uno dei geni più incompresi di tutta la storia della musica…. quante cattiverie hanno scritto su di lui, eppure è stato capace di regalarci alcuni dei momenti più belli degli anni settanta… e tutto grazie alla sua dolcezza e bontà d’animo…. speriamo che un giorno qualcuno gliene renda merito

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