“Un capretto su un carretto
va al macello del giovedì
non s´è ancora rassegnato
a finire proprio così
chiede ad una rondine
– salvami se puoi –
lei lo guarda un attimo
fa un bel giro in cielo e poi risponde
– Siete tutti nati apposta
io non c’entro credi a me
c’è chi paga in ogni festa
questa volta tocca a te -.

Un bambino su un vagone
va al macello del giovedì
non s´è ancora rassegnato
a morire proprio così
chiede ad un soldato
– salvami se puoi –
e lui con la mano
lo rimette in fila e poi risponde
– Siete in tanti sulla terra
io non c’entro credi a me
c’è chi paga in ogni guerra
e questa volta tocca a te -.

Ora dormi caro figlio
sta tranquillo che resto qui
non è detto che la storia
debba sempre finire così
il mio bel capretto
è nato in libertà
finché sono in vita
mai nessuno lo toccherà
la storia te l’ho raccontata
apposta perché un giorno pure tu
dovrai fare l’impossibile
perché non succeda più

Siamo madri e siamo figli
tutti nati in libertà
ma saremo i responsabili
se uno solo pagherà.

Ora dormi”.

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Herbert Pagani, Un capretto – 3:24
Singolo: “Sai che basta l’amore / Un capretto” (1966)

Rielaborazione italiana di On A Wagon Bound To Market (Donna, Donna) di Sholom Secunda (1935). A sua volta versione inglese della rielaborazione in Yiddish di una canzone popolare polacca. Testo inglese di Sheldon Secunda. Testo yiddish di Aaron Zeitlin. Musica di Sholom Secunda

Brano inserito nella rassegna Le canzoni più tristi di Infinititesti.

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Altre versioni.

1. Joan BaezDonna Donna (rielaborazione in inglese)

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Citazioni.

“Un capretto, l’immagine sacrificale per eccellenza (anche se di solito è l’agnello), che va al macello. Lo stesso rituale si ripete per un bambino avviato verso uno dei tanti lager ancora oggi tristemente presenti nel mondo, con le stesse, atroci modalità. Herbert Pagani, in questo testo, traccia un parallelo terribile, ma purtroppo fin troppo reale e sempre attuale, tra il macello di un cucciolo di animale e quello di un cucciolo d’uomo. Un riferimento forte ed un disperato omaggio a tutte le piccole vittime di tutte le guerre che sono state massacrate da assassini che non hanno esitato “a calare il coltello nella loro tenera forza”.
In nome di tutto il mare di dolore che la guerra degli uomini fa scorrere tra i suoi stessi piccoli figli deboli ed indifesi, prime vittime di tutti i conflitti, un mare che travolge, distrugge e uccide vite e futuro, in tanti, troppi luoghi sulla Terra e che – qualche volta – riesce a lambire anche le nostre coscienze di “uomini liberi” e riesce a farci alzare, indignare, impegnare, gridare “No alla guerra!”. Ma poi? Cosa riusciamo a fare oltre a questo?”.

(dal sito Canzoni contro la guerra)

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