Angelo Branduardi – Alla fiera dell’est (testo)


Testo.

“Alla fiera dell’est per due soldi
un topolino mio padre comprò
alla fiera dell’est, per due soldi
un topolino mio padre comprò.

E venne il gatto, che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò
e venne il gatto, che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò
alla fiera dell’est, per due soldi
un topolino mio padre comprò.

E venne il cane, che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò
alla fiera dell’est per due soldi
un topolino mio padre comprò.

E venne il bastone che picchiò il cane
che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò
alla fiera dell’est per due soldi
un topolino mio padre comprò.

E venne il fuoco che bruciò il bastone
che picchiò il cane
che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò
alla fiera dell’est per due soldi
un topolino mio padre comprò.


E venne l’acqua che spense il fuoco
che bruciò il bastone
che picchiò il cane
che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò
alla fiera dell’est per due soldi
un topolino mio padre comprò.

E venne il toro che bevve l’acqua
che spense il fuoco
che bruciò il bastone
che picchiò il cane
che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò
alla fiera dell’est per due soldi
un topolino mio padre comprò.

E venne il macellaio che uccise il toro
che bevve l’acqua
che spense il fuoco
che bruciò il bastone
che picchiò il cane
che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.

E l’angelo della morte sul macellaio
che uccise il toro
che bevve l’acqua
che spense il fuoco
che bruciò il bastone
che picchiò il cane
che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò
alla fiera dell’est per due soldi
un topolino mio padre comprò.

E infine il Signore sull’angelo della morte
sul macellaio
che uccise il toro
che bevve l’acqua
che spense il fuoco
che bruciò il bastone
che picchiò il cane
che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.

Alla fiera dell’est per due soldi
un topolino mio padre comprò…”.


Angelo Branduardi, Alla fiera dell’est – 5:26
(Angelo Branduardi, Luisa Zappa)
Album: Alla fiera dell’est (1976)
Album: Concerto (1980, live)
Album: Camminando camminando (1996, live)
Album: Il mondo di Angelo Branduardi (1982, raccolta)
Album: Collezione (1986, raccolta)
Album: Confessioni di un malandrino. Il meglio di Angelo Branduardi (1991, raccolta)
Album: Best Of (1992, raccolta)
Album: Studio Collection (1998, raccolta)
Album: Ballerina (2003, raccolta)
Album: The Platinum Collection (2005, raccolta, versione live)
Album: Angelo Branduardi DOC (2006, raccolta, versione live)
Singolo: “Il dono del cervo / Alla fiera dell’est” (1976)

Per altri testi, approfondimenti e commenti, guarda la discografia completa di Angelo Branduardi.

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Riferimenti.

Alla fiera dell’est” è un adattamento italiano di Chad Gadya (חַד גַּדְיָא – Un capretto). È molto fedele, nella struttura e nella sequenza narrativa, a questo canto tradizionale in aramaico che viene intonato durante il Seder di Pesach, la cena rituale della Pasqua ebraica. Entrambi i brani utilizzano la stessa struttura cumulativa, dove ogni strofa ripete le precedenti aggiungendo un nuovo elemento che agisce sul precedente.

La sequenza degli eventi è quasi identica: un padre compra un animale (un capretto in Chad Gadya, un topolino in Branduardi) per due unità di moneta (due zuzim in aramaico, due soldi in italiano), innescando una catena che coinvolge gatto, cane, bastone, fuoco, acqua, bue (toro), macellaio (scannatore), Angelo della Morte, fino all’intervento finale di Dio (il Santo Benedetto Egli Sia, in Chad Gadya).

Quindi, più che una “citazione” nel senso di una frase riportata, si tratta di un adattamento diretto di un’opera preesistente, appartenente a una specifica tradizione culturale e religiosa. Branduardi ha trasposto questa antica filastrocca nel suo universo musicale e nella lingua italiana.

La struttura stessa (“cumulative song” in inglese, come “The House That Jack Built“) appartiene a un genere diffuso nel folklore di molte culture.


Rassegne.

Brano inserito nella rassegna Lo zoo di InfinitiTesti – Le canzoni dedicate agli animali, sotto la voce Tanti animali 🙂.


Significato e citazioni.

Poche canzoni italiane posseggono l’aura iconica e la trasversalità generazionale di “Alla fiera dell’est“. Incisa da Angelo Branduardi nel 1976 per l’album omonimo – snodo cruciale della sua discografia, che ne consacrò la peculiare cifra stilistica tra folk, musica medievale e suggestioni progressive – questa lunga filastrocca musicata è diventata un monolite, un classico istantaneo che travalica il tempo. Ma dietro la melodia ipnotica e la struttura apparentemente semplice, si cela una complessità tematica che continua a interrogare.

Il brano, come noto, affonda le radici nella tradizione ebraica, rielaborando la struttura cumulativa del canto pasquale “Chad Gadya” (“Un capretto“). Branduardi, da moderno menestrello colto, ne cattura l’essenza narrativa: una catena inesorabile di causa ed effetto, un domino cosmico innescato da un atto minimale – l’acquisto di un topolino per due soldi. Da lì, si dipana una sequenza quasi rituale dove ogni elemento soccombe al successivo: il gatto sul topo, il cane sul gatto, il bastone sul cane, il fuoco sul bastone, l’acqua sul fuoco, il toro sull’acqua, il macellaio sul toro, fino all’Angelo della Morte sul macellaio e, infine, l’intervento supremo del Signore che chiude il cerchio.

E qui si annida il paradosso più affascinante, quello che ne ha decretato anche l’inaspettato successo presso il pubblico infantile: come può una narrazione che inanella senza sosta predazione, violenza e morte – dal topo mangiato alla figura stessa dell’Angelo sterminatore – diventare una delle melodie più amate e cantate dai bambini per decenni? La risposta, probabilmente, risiede nella geniale intuizione di Branduardi nel trattare la materia. La musicalità quasi ipnotica, il ritmo cantilenante e la struttura ludica della ripetizione con aggiunta trasformano la sequenza potenzialmente angosciante in un gioco di incastri verbali e sonori. La violenza è stilizzata, quasi astratta, privata della sua crudezza realistica e trasfigurata in evento da favola nera, da racconto popolare ancestrale. Non c’è compiacimento nel macabro, ma la constatazione quasi serafica di un ciclo naturale (e soprannaturale) in cui ogni potere è relativo e destinato a essere superato.

I bambini, forse, percepiscono istintivamente questo distacco fiabesco. La morte, presentata in così tante forme, diventa un elemento di una litania, un passaggio quasi obbligato all’interno di un meccanismo più grande, prevedibile e, in fondo, rassicurante nella sua ciclicità culminante nell’ordine divino. Non è la morte a spaventare, ma il caos; e la canzone, pur descrivendo una catena di sopraffazioni, impone una sua logica ferrea, un ordine narrativo che la rende dominabile attraverso il canto e la memoria.

Alla fiera dell’est” si rivela così molto più di una semplice canzone per bambini o di un recupero filologico. È un microcosmo che riflette la catena alimentare, le dinamiche di potere, l’ineluttabilità della fine e, forse, una speranza di giustizia ultima. Un brano capace, con la leggerezza ingannevole del suo incedere, di parlare ai più piccoli con la lingua archetipica del gioco e della filastrocca, e agli adulti con quella più profonda del simbolo e della parabola esistenziale. Un equilibrio magistrale che ne spiega la perdurante seduzione, sospesa tra la fiera del mercato e il teatro della vita e della morte.

(Arturo Bandini, 24 aprile 2025)


“Canzone che dà il titolo all’album; il brano è un adattamento di un canto pasquale ebraico dal titolo Chad Gadyà, ed è stata utilizzata nella cover cantata dall’israeliano Shlomi Shabat, in uno spot per la compagnia telefonica Pelephone. Ha una curiosa somiglianza con la filastrocca inglese “The House That Jack Built“, pubblicata nel 1797. Nel 1999 gli Ethnics Beats realizzarono un’omonima versione Italodance”.

(Wikipedia, voce Alla fiera dell’est)


“L’icona del menestrello è nata in questo modo, la conoscono pure i bambini, insieme al “cane che morse il gatto e si mangiò il topo”. Alla Fiera dell’Est. La musica colta che parla all’infanzia. “Prendi un bambino delle materne o delle elementari, gli fai il mio nome e certamente non sa chi sono. Ma quando gli canti il topolino, bè allora col topolino cambia tutto. Eppure è una ballata terribile, drammatica, con il macellaio che uccide il toro, l’angelo della morte. È stato un successo enorme pure in francese, è sui libretti, sui canzonieri per bambini. Così come la Ballata in fa diesis, un brano che comincia: “Sono io la morte e porto corona”. Parte la canzone e tutti a fare gli scongiuri, i bambini no. Perché hanno un senso differente della morte. Hanno reso Alla Fiera dell’Est popolare. Da tempo quel brano non è più mio, il che mi garantisce – con un po’ di immodestia – l’immortalità”.

(Angelo Branduardi, da “Branduardi si racconta: “Volevo suonare il pianoforte, poi mi mostrarono un violino…“, di Angelo Carotenuto, Repubblica, 9 marzo 2014)


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Brano proposto da: Arturo Bandini
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