—————————————————-

“Alice guarda i gatti
e i gatti guardano nel sole
mentre il mondo sta girando senza fretta
Irene al quarto piano è lì tranquilla
che si guarda nello specchio
e accende un’altra sigaretta
e Lilì Marlene, bella più che mai
sorride e non ti dice la sua età
ma tutto questo Alice non lo sa.

Ma io non ci sto più gridò lo sposo e poi
tutti pensarono dietro ai cappelli
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa
non è così e se ne andrà.

Alice guarda i gatti
e i gatti muoiono nel sole
mentre il sole a poco a poco si avvicina
e Cesare perduto nella pioggia
sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina
e rimane lì, a bagnarsi ancora un po’
e il tram di mezzanotte se ne va
e tutto questo Alice non lo sa.

Ma io non ci sto più e i pazzi siete voi
tutti pensarono dietro ai cappelli
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa
non è così e se ne andrà.

Alice guarda i gatti
e i gatti girano nel sole
mentre il sole fa l’amore con la luna
il mendicante arabo ha qualcosa nel cappello
ma è convinto che sia un portafortuna
non ti chiede mai pane o carità
e un posto per dormire non ce l’ha
ma tutto questo Alice non lo sa.


Ma io non ci sto più gridò lo sposo e poi
tutti pensarono dietro ai cappelli
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa
non è così e se ne andrà”.

—————————————————-

Francesco De Gregori, Alice – 3:43
(Francesco De Gregori)
Album: Alice non lo sa (1973)
Singolo: “Alice / I musicanti” (1973)

Brano inserito nella rassegna Canzoni dedicate alle donne di InfinitiTesti

Brano inserito nella rassegna Lo zoo di InfinitiTesti – Le canzoni dedicate agli animali.

Per altri testi, approfondimenti e commenti, guarda la discografia completa di Francesco De Gregori.

Per segnalazione di errori su testi o traduzioni, o semplicemente per suggerimenti, richieste d’aiuto e qualunque altra curiosità, potete scriverci all’indirizzo [email protected].

—————————————————-

Citazioni.

“La canzone partecipò a Un disco per l’estate 1973, classificandosi all’ultimo posto; con gli anni diventerà, però una delle canzoni più note di De Gregori. Il testo accosta varie immagini, corrispondenti ai pensieri della Alice del titolo: questa è una ragazza che osserva tranquilla ciò che le accade attorno. Nella prima strofa vengono accostate Irene, ragazza che medita il suicidio (cui De Gregori dedicherà una canzone omonima) e Lili Marleen vista in una locandina, sempre bellissima nonostante la sua età, e già citata nella canzone “Famous blue raincoat” di Leonard Cohen. Il ritornello parla invece di un ragazzo che, costretto a sposarsi per aver messo incinta la sua ragazza, durante la cerimonia grida di non voler più il matrimonio, causando lo sdegno dei presenti. Nella seconda strofa, quella di Cesare Pavese (…e Cesare perduto nella pioggia sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina) che, nel 1925, si ammalò di pleurite rimanendo a lungo sotto la pioggia per aspettare una cantante ballerina di varietà in un locale frequentato dagli studenti, della quale si era innamorato.
Nella terza strofa si parla di un mendicante arabo gravemente ammalato che non ha soldi e nemmeno un posto per dormire. Il verso «… il mendicante arabo ha qualcosa nel cappello…» era, in origine, stato scritto da De Gregori come «…il mendicante arabo ha un cancro nel cappello…»; venne però censurato dalla RAI con la seguente motivazione: “La canzone va in onda in spazi appositi e in orari anche intorno a mezzogiorno e alla gente non piace sentir parlare di cancro a quell’ora”. Francesco De Gregori ha sempre cantato la versione originale nelle esibizioni dal vivo. Ogni strofa si conclude con il verso “… ma tutto questo Alice non lo sa“: la ragazza osserva tutti quelli che le ruotano intorno, ma in realtà rimane sempre estranea ai piccoli grandi drammi che accadono loro.
La canzone è stata cantata e inclusa in album dal vivo diverse volte con diversi arrangiamenti da De Gregori: nel 1993 in Il bandito e il campione; nel 1997 in La valigia dell’attore; nel 2002 in In tour (con Pino Daniele, Ron e Fiorella Mannoia); nel 2003 in Mix; nel 2012 in Pubs and Clubs – Live @ the Place. Inoltre la canzone è stata cantata in duetto da De Gregori con Luciano Ligabue nel 2014 come primo singolo dell’album Vivavoce.
Nel corso degli anni la canzone di De Gregori ha avuto numerose cover; la prima, in ordine cronologico, è stata quella realizzata dalla Schola Cantorum nel 1975 e contenuta nel loro album Coromagia. Da ricordare anche la versione incisa da Fiorella Mannoia nell’album dedicato ai cantautori realizzato in occasione della sua partecipazione alla trasmissione televisiva Premiatissima nel 1984. Una versione è stata incisa anche da Mia Martini nel 1983 nell’album Miei compagni di viaggio. Inoltre è stata incisa da Enrico Ruggeri nell’album di cover Contatti, e da Interno 17 & Valèry Larbaud nell’album tributo Con quali occhi… (Un Omaggio A Francesco De Gregori) nel 2007, allegato alla rivista musicale “Il Mucchio Extra” N. 24 – Inverno 2007″.

(Wikipedia, voce Alice/I musicanti)

—————————————————-

“Dopo l’esordio dimidiato di “Theorius campus” (1972), che in termini di popolarità ha fruttato soprattutto ad Antonello Venditti grazie alla fortunata “Roma capoccia”, De Gregori licenzia alfine un disco suo: è “Alice non lo sa” (1973), prodotto dal collega Edoardo De Angelis per la piccola etichetta IT. L’album, pur se ancora acerbo, lascia presagire la statura di un artista non comune: si pensi a brani come “Buonanotte fratello”, “Il ragazzo” oppure la suggestiva “La casa di Hilde” (ripresa, recentemente, in un bel disco di cover da Luca Carboni, “Musiche ribelli”), delicato acquerello popolato da contrabbandieri e da suonatrici d’arpa, che ricorda il miglior Leonard Cohen. Il pezzo, però, destinato a duratura memoria è “Alice”, presentata – parrà incredibile, dato il carattere schivo e riservato del nostro, per questo dipoi noto come “il principe” – al Disco per l’Estate, ove si classifica ultima. Il testo, che in maniera palese allude al personaggio di Lewis Carroll, è coraggiosamente di non facile decrittabilità: da qui in avanti, si comincerà, perciò, a parlare di “ermetismo degregoriano”. Accuse, va detto, da cui ci sarà chi dissente: ad esempio Cesare G. Romana, che, riferendosi giusto ai versi di “Alice”, annota come “a essere enigmatica – che è ben diverso da ermetica – è piuttosto la realtà: non le parole con cui l’autore ne fissa l’enigma”. Resta, ancora, da dire che il Cesare di cui si parla è lo scrittore Pavese, alle prese con una disavventura amorosa (raccontata da Davide Lajolo nel suo “Il vizio assurdo”); che la Lili Marleen alla quale si fa riferimento è, manifestamente, la stupenda Marlene Dietrich; che uno dei versi – quello che recita “il mendicante arabo ha il cancro nel cappello” – vedrà la parola “qualcosa” in luogo di quella della terribile malattia: tabù diffuso allora e – seppur non in maniera dichiarata – anche oggi”.

(Italica, La Canzone d’Autore Italiana)

—————————————————-

“«Una volta avevo ascoltato in una discoteca una canzone che mi era rimasta in testa, mi era piaciuta tantissimo, ed era Alice di Francesco De Gregori. Nello stesso tempo mi era rimasta in testa una domanda: ma perché Alice guarda i gatti e non può guardare quel lampione là o non può guardare qualsiasi altra cosa, un sasso piuttosto che un cespuglio, un albero? E volevo chiederglielo, però non sapevo come, non lo conoscevo e avevo questa domanda da fargli…
L’estate successiva scopro che sta iniziando a lavorare con mio padre ad un album che era Volume ottavo. Figurati, impazzisco, vado in Sardegna e me lo trovo lì, a casa. In pigiama. Che lavora con mio padre, seduto sul mio divano, con la chitarra, giovane, con la barba rossa, un po’ fricchettone […]. E allora io prendo coraggio e vado da lui. Questo è il figlio di Fabrizio, Cristiano; piacere Francesco. Comincio alla larga, poi piano piano mi convinco e un giorno: «Francesco, perché Alice guarda i gatti?»
Lui mi guarda con un occhio aperto e l’altro chiuso… Non mi risponde. E non mi ha mai risposto. Anzi mi ha risposto, però in un modo abbastanza inconsueto: cioè scrivendo una canzone, con mio padre. Si chiama Oceano, e devo dire che io sono orgoglioso di questa canzone perché è stata dedicata a me. È la risposta di perché Alice guarda i gatti. Al che non mi sono più sognato di fargli domande di questo genere». (Cristiano De André, 1995)”.

(Wikipedia, voce Volume 8)

—————————————————-

“Se non sei un po’ strano non fai Alice non lo sa. Nel ’73 non c’entrava niente con quello che c’era: Gino Paoli, Fabrizio De André, Sergio Endrigo, che erano i miei riferimenti, quelli che mi avevano fatto capire che le canzoni possono essere un veicolo non solo di banalità. […] L’immagine di Alice che guarda i gatti appartiene all’Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll e alle illustrazioni di John Tenniel: quella bambina con gli occhi sgranati era stato il primo impatto visivo quando da piccolo lessi il libro. La verità è che venivo da un periodo in cui ero attratto da tutto ciò che nell’arte non seguiva un filo logico. Mi ero innamorato degli scrittori dadaisti, Tristan Tzara, la scrittura automatica, avevo letto Joyce, lo stream of consciousness, Freud e l’interpretazione dei sogni. […] Non avevo nessuno che mi premesse, nessuno si aspettava che vendessi dischi. Ero libero di fare tutti i danni che volevo. E la canzone me la sono scritta esattamente come pensavo si dovesse scrivere una canzone. Avevo già una musica su cui io cantavo un testo finto inglese, una specie di grammelot, ci misi sopra quello che avevo scritto… Quando la portai a Vincenzo Micocci, allora direttore artistico della Rca, e al mio produttore Edoardo de Angelis, piacque anche a loro. […] Il “Cesare perduto nella pioggia“, è Cesare Pavese. Avevo letto tutto di lui, e nella biografia c’è questo episodio di quando una sera aspettò per una notte Costance Dowling, donna bellissima, ballerina che lo illuse e poi lo lasciò. Alice per me è una specie di sfinge che guarda il mondo senza nessi consequenziali. Non è nemmeno chiaro se è lei la narratrice o io che scrivo. Mentre il personaggio dello sposo ha qualcosa di sicuramente autobiografico. No, non perché volessi sposarmi, ma fuggire. Una fuga che era probabilmente dalla vita cui ero predestinato da studente universitario, fare l’insegnante come mia madre o il bibliotecario come mio padre. Ma forse fuggire anche dal mondo della musica per cui ero uno strano” (Francesco De Gregori, 2015)

(Anna Bandettini, Francesco De Gregori: “Ho scritto canzoni strane. Adesso ve le spiego”, Repubblica, 8 febbraio 2015)

—————————————————-

InfinitiTesti è un sito amatoriale che propone traduzioni e revisioni di testi musicali da tutto il mondo. I nostri lavori sono disponibili nelle pagine Traduzioni e Discografie, o si può far riferimento anche all’Indice Generale, suddiviso in canzoni Italiane e Straniere. Per maggiori approfondimenti in merito ai nostri percorsi e alle nostre Rassegne, si può leggere la sezione dedicata agli Speciali. Per ricevere in tempo reale tutti gli ultimi post pubblicati, si possono sottoscrivere i Feed RSS di InfinitiTesti. Per collaborare in qualunque forma con la redazione, si può far riferimento alla pagina Contatti.

—————————————————-

—————————————————-

Brano proposto da: Arturo Bandini
Direttore: Arturo Bandini ([email protected])
Responsabile Quality: Alessandro Menegaz ([email protected])
Segretaria di Redazione: Arianna Russo ([email protected])

—————————————————-