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“Oh the sisters of mercy
they are not departed or gone
They were waiting for me
when I thought that I just can’t go on
and they brought me their comfort
and later they brought me this song
oh I hope you run into them
you who’ve been travelling so long.

Yes you who must leave everything
that you cannot control
it begins with your family
but soon it comes around to your soul
well I’ve been where you’re hanging
I think I can see how you’re pinned
when you’re not feeling holy
your loneliness says that you’ve sinned.

Well they lay down beside me
I made my confession to them
they touched both my eyes
and I touched the dew on their hem
if your life is a leaf that the seasons
tear off and condemn
they will bind you with love that is
graceful and green as a stem.

When I left they were sleeping
I hope you run into them soon
don’t turn on the lights
you can read their address by the moon
and you won’t make me jealous
if I hear that they sweetened your night
we weren’t lovers like that
and besides it would still be all right
we weren’t lovers like that
and besides it would still be all right”.

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Traduzione.

“E le sorelle della misericordia
non sono partite
non sono andate via
mi stavano aspettando quando pensavo
di non farcela più ad andare avanti
e mi hanno donato il loro conforto
e poi questa canzone
e spero che presto possa incontrarle
anche tu che hai viaggiato così a lungo

Sì, tu che devi abbandonare tutte le cose
che non riesci più a tenere sotto controllo
dapprima toccherà alla famiglia
quindi verrà la volta dell’anima
ebbene ci sono passato anch’io
dove ti trovi tu ora
e mi pare di vedere
come ti hanno costretto
quando non ti senti un santo
la tua stessa solitudine
ti dice che hai peccato.

E si sono coricate accanto a me
ed io mi sono confessato con loro
mi hanno toccato entrambi gli occhi
ed io ho potuto toccare la rugiada
sull’orlo delle loro vesti
se la tua vita è una foglia
che le stagioni strappano e condannano
loro ti legheranno con un amore esile
e verde come uno stelo d’erba.

Quando me ne sono andato dormivano ancora
spero davvero che possa
incontrarle presto anche tu
non accendere la luce
il loro indirizzo lo leggerai
al chiaro di luna
e non temere, non sarò geloso
quando verrò a sapere
che ti hanno reso la notte più dolce
non siamo stati amanti
nel vero senso della parola
ma va bene lo stesso
no, non lo siamo stati
ma va bene lo stesso”.

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Leonard Cohen, Sisters of mercy – 3:47
(Leonard Cohen)
Album: Songs of Leonard Cohen (1967)

Brano inserito nella colonna sonora del film I compari (1971, tit. orig. McCabe & Mrs. Miller), diretto da Robert Altman, con Warren Beatty e Julie Christie.

Brano inserito nella rassegna Colonne Sonore di InfinitiTesti.

Per altri testi, traduzioni e commenti, guarda la discografia completa di Leonard Cohen.

Per segnalare errori su testi o traduzioni, o semplicemente per suggerimenti, richieste d’aiuto e qualunque altra curiosità, potete scriverci all’indirizzo [email protected].

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Cover.

1. Beth OrtonSisters of mercy (2005, testo e traduzione)
2. Linda Rostandt and Emmylou HarrisSisters of mercy (1999, testo e traduzione)

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Citazioni.

Sisters of mercy era stata scritta a Edmonton dopo che una tempesta di neve aveva costretto Cohen a rifugiarsi nell’androne di un palazzo. Vi aveva incontrato due ragazze che da una settimana stavano viaggiando zaino in spalla e in autostop attraverso il Canada, e saputo che non avevano un posto dove passare la notte le aveva invitate nella sua camera d’albergo. Stanchissime, le due si addormentarono immediatamente sul letto matrimoniale mentre Leonard, seduto in poltrona accanto alla finestra, osservava il cielo finalmente sgombro di nubi e il chiaro di luna sulle acque del fiume Saskatchewan. Una melodia continuava a ronzargli in testa (ricordava di averla suonata alla madre nella casa di Montreal) e i versi furono scritti di getto mentre le ragazze dormivano: “E’ stata l’unica volta in cui una canzone mi è arrivata in dono senza dover sudare su ogni parola” ricorda Cohen in un’intervista del 1984. “La mattina dopo, quando si svegliarono, gliela cantai così com’è adesso, perfetta, completamente formata e loro ne furono… felici. Si chiamavano Barbara e Lorraine”.

(Ira B. Nadel, Una vita di Leonard Cohen, Giunti, 2011, pp. 163-164)

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“In realtà le Sisters of Mercy di cui parla Leonard Cohen in questa canzone non hanno nulla a che vedere con le omonime Suore della Misericordia l’ordine religioso fondato nel lontano 1831 da Catherine McAuley distintesi da allora per la meritevole e quotidiana opera di carità in favore di poveri, emarginati, homeless, anziani, donne e bambini. Per l’instancabile prodigarsi negli strati più umili della popolazione ed il loro radicamento profondo nel tessuto sociale della comunità le monache vennero persino esentate dall’obbligo della clausura ed affettuosamente ribattezzate “walking nuns”. Al contrario le vere protagoniste del racconto sono due ragazze di vita incontrate casualmente dall’autore in una gelida giornata invernale nei sobborghi della città di Edmonton in Canada. Barbara e Lorena, questi i loro nomi, lo riaccompagnarono in albergo e lì passano la notte insieme in una stanza altrimenti fredda e desolata. Il protagonista non ricorda nemmeno più la data in cui sarebbe avvenuto quel rapporto occasionale ma solo l’intenso piacere dei sensi ed il calore dei corpi e poi la sensazione d’appagamento psico-fisico che ne derivò.
Si svegliò prima dell’alba guardandole mentre dormivano ancora nel letto senza accendere la luce per non svegliarle si sedette vicino alla finestra con un foglio di carta bianco in mano e vi scrisse queste righe illuminato appena dal fioco lume della luna riflessa dal ghiaccio delle strade. Sisters of Mercy fu per sua stessa ammissione l’unica poesia scritta di getto un’ispirazione compiuta senza alcun bisogno d’ulteriori correzioni o stesure. Quella delle due giovani prostitute che lo salvarono nella notte dalla tormenta altro non è che una moderna parabola biblica per nulla volgare o blasfema e la musica l’accompagna discreta come il soffio lieve di una carezza sul viso che non turba né interrompe il sonno bensì lo culla dolcemente.
Qualcuno l’ha definita impropriamente una sorta di valzer amaro e malato ma senza addentrarsi troppo in sterili disquisizioni accademiche la si potrebbe invece paragonare ad una lenta ninnananna senza tempo, uno slow lullaby celtico intessuto su di un semplice arpeggio di chitarra e trapuntato qua e la’ dal suono di fisarmonica sonagli e xilofono. L’estrema povertà dell’arrangiamento sposa idealmente la sobrietà del testo e la composizione risulta un insieme assolutamente naturale e coerente”.

(Una pregevole interpretazione di VALESTAP, pubblicata su Youtube)

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