“Vincenzina davanti alla fabbrica
Vincenzina il foulard non si mette più
una faccia davanti al cancello che si apre già
Vincenzina hai guardato la fabbrica
come se non c’è altro che fabbrica
e hai sentito anche odor di pulito
e la fatica è dentro là…

Zero a zero anche ieri ’sto Milan qui
sto Rivera che ormai non mi segna più
che tristezza, il padrone non c’ha
neanche ’sti problemi qua
Vincenzina davanti alla fabbrica
Vincenzina vuol bene alla fabbrica
e non sa che la vita giù in fabbrica
non c’è, se c’è com’è ?”.

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Enzo Jannacci, Vincenzina e la fabbrica – 4:00
Singolo: “Vincenzina e la fabbrica / Vincenzina e la fabbrica (strumentale)” (1974)
Album: Quelli che… (1975)

Il brano fu pubblicato come 45 giri nel 1974 (il lato-B ne proponeva una versione strumentale). Fu inoltre inserito nell’album Quelli che…, uscito nel 1975, presentato però con un arrangiamento completamente diverso.

Brano inserito nella colonna sonora del film Romanzo popolare (1974) diretto da Mario Monicelli, con Ugo Tognazzi, Ornella Muti e Michele Placido.



Brano inserito nella rassegna Colonne Sonore di InfinitiTesti.

Brano inserito nella rassegna Canzoni dedicate alle donne di InfinitiTesti.

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Citazioni.

“Contenuta nella colonna sonora del film di Mario Monicelli “Romanzo popolare” (1974), alla stesura dei dialoghi del quale Jannacci collaborò – seppur non accreditato – assieme al suo sodale Beppe Viola, “Vincenzina e la fabbrica” (1974) è uno tra gli esiti più straordinari di una carriera entusiasmante. L’ambiente è più o meno lo stesso di altre sue composizioni, vale a dire la periferia di Milano ed i suoi dintorni, dalla Bovisa a Rogoredo: al centro del brano non vi sono però, stavolta, i balordi simpatici od i piccoli malavitosi raccontati altrove. E’ di scena, invece, una donna del sud, probabilmente giunta nella metropoli lombarda in cerca di lavoro: la realtà descritta la vediamo attraverso i suoi occhi, in un misto di stupefazione, stanchezza, pena, dove la speranza fatica ormai a farsi strada. Eseguita da Jannacci su una tonalità dolente e immalinconita (diversa, ma egualmente superlativa, la versione proposta da Mina in un suo album del ’77), “Vincenzina e la fabbrica” è uno dei più bei ritratti muliebri che la canzone indigena abbia mai prodotto, oltre che un omaggio all’umanità proletaria sentito e commosso. Ora e sempre, dinnanzi alla fabbrica dell’operaia Vincenzina, non smetteremo di commuoverci, di intenerirci”.

(Francesco Troiano, dal sito Italica.Rai.it)

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