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“Questa di Marinella è la storia vera
che scivolò nel fiume a primavera
ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra a una stella

Sola senza il ricordo di un dolore
vivevi senza il sogno di un amore
ma un re senza corona e senza scorta
bussò tre volte un giorno alla sua porta

Bianco come la luna il suo cappello
come l’amore rosso il suo mantello
tu lo seguisti senza una ragione
come un ragazzo segue un aquilone

E c’era il sole e avevi gli occhi belli
lui ti baciò le labbra ed i capelli
c’era la luna e avevi gli occhi stanchi
lui pose la mano sui tuoi fianchi

Furono baci furono sorrisi
poi furono soltanto i fiordalisi
che videro con gli occhi delle stelle
fremere al vento e ai baci la tua pelle


Dicono poi che mentre ritornavi
nel fiume chissà come scivolavi
e lui che non ti volle creder morta
bussò cent’anni ancora alla tua porta

Questa è la tua canzone Marinella
che sei volata in cielo su una stella
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno, come le rose
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno come le rose”.

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Fabrizio De André, La canzone di Marinella – 3:20
(Fabrizio De André)
Album: Volume III (1968)
Album: Fabrizio De André in concerto – Arrangiamenti PFM (1979, live)
Singolo: “Valzer per un amore / La canzone di Marinella” (1964)
Singolo: “La canzone di Marinella / Amore che vieni, amore che vai” (1968)

Brano inserito nella rassegna Canzoni dedicate alle donne di InfinitiTesti

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Citazioni.

La canzone di Marinella è una favola che ha per protagonista una ragazza la quale, dopo aver trovato l’amore, muore in circostanze misteriose. I toni del brano sono lievi, fiabeschi, pieni di immagini e colori, a volte apparentemente lontani dal tipico realismo di Fabrizio (per fare un esempio, “…ma il vento che la vide così bella, dal fiume la portò sopra una stella” o “bianco come la luna il suo cappello, come l’amore rosso il suo mantello”).
«La Canzone di Marinella non è nata per caso, semplicemente perché volevo raccontare una favola d’amore. È tutto il contrario. È la storia di una ragazza che a sedici anni ha perduto i genitori, una ragazza di campagna dalle parti di Asti. È stata cacciata dagli zii e si è messa a battere lungo le sponde del Tanaro, e un giorno ha trovato uno che le ha portato via la borsetta dal braccio e l’ha buttata nel fiume. E non potendo fare niente per restituirle la vita, ho cercato di cambiarle la morte» (Fabrizio De André).
In un’intervista del marzo 1969 De André rispose così alla domanda del giornalista incuriosito dal fatto che i fan ritenessero La canzone di Marinella “una canzone bruttina, un prodotto spurio”: «Una tavoletta zeppa di concessioni retoriche, è vero. Uno come me, quando ha quasi trent’anni, deve pur pensare che non ha né cassa malattie né pensioni: e la famiglia, Gesù, è una cosa concreta. Quindi pensa anche al guadagno» (Fabrizio De André)
Pur così atipica nei toni rispetto alle altre composizioni del cantautore, nondimeno il brano segna innegabilmente la svolta per De André in fatto di popolarità: l’interpretazione della ballata da parte di Mina nel 1967, ben tre anni dopo la prima incisione della canzone, lo porta alla notorietà a livello nazionale. Tuttavia De André deluse le aspettative di quanti volevano continuasse a scrivere canzoni “leggere” e appetibili al grande pubblico: in un’intervista dell’agosto 1967, all’interrogativo del giornalista che chiese come mai non avesse continuato con «quel genere», che lo avrebbe portato in breve tempo ad «una note­vole popolarità», disse semplicemente: «Perché non mi era più venuta un’altra canzone di quel genere» (Fabrizio De André).
In un’altra intervista su La canzone di Marinella, dichiarò: «Non considero La canzone di Marinella né peggiore né migliore di altre canzoni che ho scritto. Solo che le canzoni si distinguono in fortunate e sfortunate, e probabilmente il fatto che Marinella facesse rima con parole come “bella” o come “stella” l’ha resa più fortunata delle altre» (Fabrizio De André). All’epoca del disco per sbaglio furono stampate dalla Karim alcune copie con il titolo errato in etichetta (ma non sulla copertina) “La ballata di Marinella“.

(Wikipedia, voce Valzer per un amore/La canzone di Marinella)

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“Una storia senza tempo, che parlava di persone senza storia. Marinella era una prostituta, il cui corpo era stato trovato massacrato sul greto di un torrente. Sembra storia di oggi, ma è purtroppo storia di sempre. Una tragedia anonima, capace di rubare dieci righe a un giornale di provincia, letta alla luce della cronaca. Vista in controluce, invece, diventa un dramma intenso, oltre la storia, a tracciare il percorso della radicata vicinanza tra amore e morte. Di un amore che non conosce scale gerarchiche, di una morte che sublima in dignità estrema del povero”.

(Don Luigi Ciotti)

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