Leonard Cohen – Bird on the wire (testo e traduzione)

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“Like a bird on the wire
like a drunk in a midnight choir
I have tried in my way to be free
like a worm on a hook
like a knight from some old-fashioned book
I have saved all my ribbons for thee.

If I have been unkind
I hope that you can just let it go by
if I have been untrue
I hope you know it was never to you.

Like a baby stillborn
like a beast with his horn
I have torn everyone who reached out for me
but I swear by this song
and by all that I have done wrong
I will make it all up to thee.

I saw a beggar leaning on his wooder crutch
he said to me, – You must not ask for so much –
and a pretty woman leaning in her darkened door
she cried to me, – Hey, why not ask for more? –

Like a bird on the wire
like a drunk in a midnight choir
I have tried in my way to be free”.


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Traduzione.

“Come un uccello sul filo
come un ubriaco in un coro di mezzanotte
ho provato, a modo mio, di essere libero
come un verme su un amo
come un cavaliere su qualche antico libro fuori moda
ho conservato tutti questi miei trofei per te.

Se sono stato sgarbato
spero che tu possa lasciar correre
se non sono stato sincero
spero che tu sappia
che non era mai nei tuoi confronti.

Come un bambino nato morto
come una bestia col corno
ho lacerato chiunque cercasse di raggiungermi
ma giuro su questa canzone
e su tutto ciò che ho fatto di sbagliato
che rimetterò ogni cosa a Te.

Ho visto un mendicante appoggiato alla sua stampella di legno
mi ha detto – Non devi chiedere tanto –
e una donna graziosa affacciata sulla sua porta buia
gridarmi – Perché non chiedere di più? –
Come un uccello sul filo
come un ubriaco in un coro di mezzanotte
ho cercato, a modo, mio, di essere libero”.

(Traduzione a cura di Antonio Salis)

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Leonard Cohen, Bird on the wire – 3:28
(Leonard Cohen)
Album: Songs from a Room (1969)
Album: Live songs (1973, live, Paris 1972)

Brano inserito nella rassegna Lo zoo di InfinitiTesti – Le canzoni dedicate agli animali.

Per altri testi, traduzioni e commenti, guarda la discografia completa di Leonard Cohen.

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Citazioni:

“La canzone scelta per aprire l’album, Bird on the wire, sarebbe divenuta una sorta di inno nonché il brano d’apertura dei concerti, di solito presentato con la frase: “Mi fa ritornare con i piedi per terra”. Kris Kristofferson, che aveva infine cominciato a farsi conoscere come autore, disse a Cohen, incontrandolo ad una festa a Nashville, che una parte della melodia era rubata a Mom And Dad’s Waltz di Letfy Frizzell; ma ammirava la canzone al punto da dichiarare che i primi tre versi – “Come un uccello sul filo / Come un ubriaco in un coro di mezzanotte / Ho cercato a modo mio di essere libero” – sarebbero stati il suo epitaffio.
Bird on the wire (Uccello sul filo) cominciò ad essere concepita in Grecia. Quando Cohen vi arrivò per la prima volta, a Idra non c’erano fili: non esisteva servizio telefonico e non c’era una rete elettrica regolare. I pali della linea telefonica apparvero poco dopo e, con i pali, i fili: “Dalla finestra osservavo i fili del telefono e pensavo che la civiltà mi aveva raggiunto e che alla fine di tutto non sarei riuscito a sfuggirle. Non avrei potuto vivere a lungo quella vita da anno Mille che pensavo di essere riuscito a trovare. Quello fu l’inizio”. Poi Cohen notò che gli uccelli si posavano sui fili e nacque così il primo verso. Il secondo fa invece riferimento alle molte notti in cui Cohen e i suoi amici, ubriachi e vocianti, risalivano il rapido pendio che dal porto di Idra conduceva alle case: “Tre tipi con le braccia sulle spalle l’uno dell’altro che inciampavano sugli scalini e cantavano terze impeccabili”. La canzone venne terminata nel 1969 in un motel sul Sunset Boulevard di Hollywood”.

(Ira B. Nadel, Una vita di Leonard Cohen, Giunti, 2011, p. 175)

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“Se mai esiste un “extra”, è questa incredibile quanto giustamente celebrata canzone di Leonard Cohen. La metto in primis perché, a mio parere, è una delle più belle canzoni che siano mai state scritte in ogni epoca. Gli altri motivi hanno forse bisogno di due righe di spiegazione, anche perché sono del tutto personali. Va da sé che sto, in questo caso, biecamente approfittando del mio “status” di amministratore di questo sito; ma per questo e numerosi altri peccati risponderò al momento del giudizio universale, sempre che nel frattempo non sia riuscito a evadere.
Vorrei poter dire che questa è la “mia” canzone, ovvero quella che meglio mi descrive. In realtà non è così e mantengo la dose di pudore necessaria per non fare certe affermazioni. Questa canzone parla soltanto del suo autore, di Leonard Cohen. E’ uscita dalla sua vita e dal suo animo. Per quel che mi riguarda, posso dire soltanto che descrive piuttosto quel che vorrei essere, ciò a cui vorrei tendere; e, forse, anche quel che mi piacerebbe che gli altri dicessero di me, un giorno o l’altro; o forse, ancora, una semplice serie di autosuggestioni per le quali la propria vita viene accostata a parole scritte da altri. In linea di massima, questa potrebbe essere la spiegazione più vera.
Ad ogni modo, mi accorgo che nelle canzoni che più mi corrispondono ci sono molto spesso degli uccelli, che siano di passo o su un filo. La inserisco, e non a caso, un trenta dicembre. L’intenzione c’era già da tempo, ma è stata rimandata volutamente a questo giorno. Il trenta dicembre è per me una data particolare. Molti anni fa vi è morto quel che ero e vi è nato quel che sono. Tra il “prima” e il “dopo” c’è però qualche filo che ha rifiutato di interrompersi. “I have tried in my way to be free.” Nell’isola greca di Hydra, dove questa canzone è nata, ci sono stato. Ho visto, penetrandovi abusivamente, la casa dove Cohen viveva. Ho visto anche la stanza delle canzoni. Era l’agosto del 1990″.

(Riccardo Venturi sul sito Canzoni contro la guerra)

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“”Ti ho sempre amata per la tua bellezza e la tua saggezza, ma non serve che io ti dica di più poiché lo sai già. Adesso, voglio solo augurarti buon viaggio. Addio vecchia amica. Amore infinito. Ci vediamo lungo la strada”. E’ il messaggio di saluto che Leonard Cohen ha scritto a Marianne Ihlen, la donna che incontrò negli anni Sessanta nell’isola greca di Hydra, di cui divenne amante e che ispirò al cantautore canadese So long, Marianne e Bird on the wire, due grandi successi.
A mettere in contatto i due è stato Jan Christian Mollestad, un amico di entrambi, che riferì a Cohen delle condizioni di salute gravi di Marianne. “Si prese due ore di tempo e scrisse questa bellissima lettera. La portai a lei, pienamente cosciente, e ne fu felice”, ha raccontato Mollestad al Guardian. “Marianne – continua Cohen nella lettera con con toni che sembrano quelli delle sue canzoni – è venuto il tempo in cui si è vecchi e i nostri corpi cadono a pezzi: credo che ti seguirò presto. So di esserti così vicino che se tu allungassi la mano, potresti raggiungere la mia”.
Quando Marianne ha udito questo ultimo passaggio della lettera del suo vecchio amante, ha allungato la mano. “Solo due giorni dopo – ha continuato Mollestad – ha perso conoscenza ed è scivolata verso la morte. Ho scritto a Leonard di averle canticchiato Bird on the Wire negli ultimi istanti della sua vita, era la canzone che lei sentiva più vicina. Poi l’ho baciata sulla testa e ho lasciato la stanza, dicendo ‘So long, Marianne‘”.

(Addio Marianne, musa di Leonard Cohen: “Buon viaggio, amore infinito”, La Repubblica, 8 agosto 2016)

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