Testo.
“La ragazza dietro al banco
mescolava birra chiara e Seven-up
e il sorriso da fossette
e denti era da pubblicità
come i visi alle pareti
di quel piccolo autogrill
mentre i sogni miei segreti
li rombavano via i TIR
Bella, d’una sua bellezza acerba
bionda senza averne l’aria
quasi triste, come i fiori
e l’erba di scarpata ferroviaria
il silenzio era scalfito
solo dalle mie chimere
che tracciavo con un dito
dentro ai cerchi del bicchiere
Basso il sole all’orizzonte
colorava la vetrina
e stampava lampi e impronte
sulla pompa da benzina
lei specchiò alla soda-fountain
quel suo viso da bambina
ed io sentivo un’infelicità vicina
Vergognandomi, ma solo un poco appena
misi un disco nel juke-box
per sentirmi quasi in una scena
di un film vecchio della Fox
ma per non gettarle in faccia
qualche inutile cliché
picchiettavo un indù in latta
di una scatola di tè
Ma nel gioco avrei dovuto dirle
– Senti, senti io ti vorrei parlare… –
poi prendendo la sua mano sopra al banco
– Non so come cominciare
non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia?
Non lasciamo che trabocchi
vieni, andiamo, andiamo via –
Terminò in un cigolio
il mio disco d’atmosfera
si sentì uno sgocciolio
in quell’aria al neon e pesa
sovrastò l’acciottolio
quella mia frase sospesa
– ed io…-, ma poi arrivò
una coppia di sorpresa…
E in un attimo, ma come accade spesso
cambiò il volto d’ogni cosa
cancellarono di colpo ogni riflesso
le tendine in nylon rosa
mi chiamò la strada bianca
– Quant’è? – chiesi, e la pagai
le lasciai un nichel di mancia
presi il resto e me ne andai…”.
Francesco Guccini, Autogrill – 4:52
(Francesco Guccini)
Album: Guccini (1983)
Brano inserito nella rassegna Somebody that I used to love. Le canzoni dedicate alle ex (o agli ex) di InfinitiTesti, nella sezione La nostalgia per gli amori mai nati.
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Significato e citazioni.
“La meravigliosa “Autogrill” è una canzone che – un poco come “Find the River” dei R.E.M., ha acutamente annotato Luca Sofri – figura tra le preferite di un’incredibile quantità di persone. Troviamo qui ancora una volta il Guccini innamorato degli Stati Uniti, come nella lontanissima “Statale 17”: e quello che s’interroga immalinconito sul tempo che va, desiderando un’altra, magari improbabile, possibilità d’inattesa allegrezza. Sono, queste, riflessioni che il nostro fa al tavolo di un piccolo autogrill, rimirando la bellezza della giovane barista. Vorrebbe dirle partiamo insieme, fuggiamo da tutto quanto c’è intorno a noi: ma il sopraggiungere di nuovi clienti interrompe l’incanto, l’avventore smette di sognare, paga ed esce. Viene alla mente Pessoa (“ho nostalgia di tutto, anche delle cose che non ho vissuto”); una compagnia che, in futuro, nel “cielo dei poeti”, a Guccini per certo piacerebbe avere”.
(Italica, La canzone d’autore italiana)
“L’unica difficoltà è quella che, presa la decisione di partire con una metrica, bisogna proseguire per tutto il testo con la stessa metrica. A volte bisogna ridurre le parole in una frase. Ad esempio, in Autogrill, dal verbo che io avrei preferito, “tamburellavo”, sono giunto a “ticchettavo”.
(Francesco Guccini, in Quattro chiacchiere con Francesco Guccini, a cura di Federica Pegorin, Effatà Editrice)
“Autogrill è un “sogno”, le immagini sono più simili a quelle di un film. Volevo creare una certa sfumatura e l’incertezza del luogo. Ad esempio, la frase “le lasciai un nichel di mancia” porta a domandarsi: “Ma allora siamo in America on in Italia?”; e poi un’altra frase dove descrivo la ragazza dell’autogrill “bionda senza averne l’aria” porta a chiedersi: “Può una ragazza essere bionda senza averne l’aria?””.
(Francesco Guccini, in Quattro chiacchiere con Francesco Guccini, a cura di Federica Pegorin, Effatà Editrice)
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