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“Play me Old King Cole
that I may join with you
all your hearts now seem so far from me
it hardly seems to matter now.

And the nurse will tell you lies
of a kingdom beyond the skies
but I am lost within this half-world
it hardly seems to matter now.

Play me my song
here it comes again
play me my song
here it comes again.

Just a little bit
just a little bit more time
time left to live out my life.

Play me my song
here it comes again
play me my song
here it comes again.



Old King Cole was a merry old soul
and a merry old soul was he
so he called for his pipe
and he called for his bowl
and he called for his fiddlers three.

But the clock, tick-tock
on the mantlepiece
and I want, and I feel
and I know, and I touch her warmth…

Shes a lady, she’s got time
brush back your hair
and let me get to know your face
she’s a lady, she is mine
brush back your hair
and let me get to know your flesh.

I’ve been waiting here for so long
and all this time has passed me by
it doesn’t seem to matter now
you stand there with your fixed expression
casting doubt on all I have to say
why don’t you touch me, touch me
why don’t you touch me, touch me
touch me now, now, now, now, now…”.

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Traduzione.

“Suona per me Old King Cole
così potrò unirmi a te
tutti i tuoi sentimenti sembrano ora
così distanti da me
a malapena sembra avere importanza ora

E la balia ti racconterà bugie
su un regno che sta al di là dei cieli
mentre io sono perso in questo mondo a metà
a malapena sembra avere importanza ora

Suonami la mia canzone
eccola di nuovo
suonami la mia canzone
eccola di nuovo
ancora un po’
ancora un altro po’

Il tempo che mi rimane da vivere
suonami la mia canzone
eccola di nuovo
suonami la mia canzone
eccola di nuovo

“Old Kink Cole era un vecchio uomo allegro
e un allegro uomo vecchio era lui
chiese la sua pipa
e chiese la sua coppa
e chiese i suoi violinisti, tre”.

Ma intanto l’orologio
tic tac sul caminetto
e io voglio, io sento
conosco e tocco il suo calore

Lei è una donna, ha il tempo dalla sua
tira indietro i capelli e lascia
che io conosca il tuo viso
lei è una donna, lei è mia
tira indietro i capelli
e lascia che io conosca il tuo corpo

Ho aspettato tanto a lungo
e tutto il tempo che mi sono perso
ora non ha più alcuna importanza
te ne stai lì con il tuo sguardo fisso
dubitando di tutto ciò che ti dico

Perché non mi tocchi, toccami
perché non mi tocchi, toccami, toccami
toccami ora, ora, ora…”.

(Traduzione a cura di Giuliano Lotti e Arturo Bandini)

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Genesis, The musical box – 10:27
Album: Nursery cryme (1971)

Per altri testi, traduzioni e commenti, guarda la discografia completa dei Genesis.

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Riferimenti.

The Musical Box (il carillon) è il brano di apertura dell’album Nursery cryme, considerato il disco più importante dei Genesis. Il titolo del disco è un gioco di parole ottenuto con la fusione di nursery rhymes (rime della bambinaia), che sono le filastrocche per bambini, con crime (crimine), che si scrive con la i e non la y. Il testo narra la storia di Henry, un bambino di 8 anni che mentre gioca a croquet con l’amichetta Cynthia, viene da questa decapitato con la mazza da gioco. Passato qualche tempo, la ragazzina entra nella camera di Henry dove trova un carillon, lo apre e questi comincia a suonare la filastrocca Old King Cole. Allo stesso tempo però, si materializza lo spirito del piccolo Henry, il quale inizia rapidamente ad invecchiare mentre supplica Cynthia di soddisfare il suo sogno d’amore, inutilmente atteso fino alla sua metafisica vecchiaia. In quel momento la bambinaia entra nella stanza e alla vista dello spettro gli scaglia addosso il carillon distruggendolo.
La filastrocca per bambini Old King Cole (il vecchio re Cole) suonata dal carillon, viene riportata nel testo della canzone (“Old King Cole era un vecchio uomo allegro” ecc.) e ha come personaggio il Vecchio Re Cole, che sembra sia derivato da un personaggio realmente esistito, Coel Hen (Coel il Vecchio), che fu il primo re britannico dopo il ritiro dei romani dalla Gran Bretagna nel quattrocento.
A The Musical Box è ispirata l’intrigante copertina del disco disegnata Paul Whitehead, dove campeggia in primo piano la sorridente bambina con la sua mazza da croquet, e intorno a lei giacciono le teste mozzate di altri bambini, mentre da lontano sta arrivando la bambinaia su strani pattini a rotelle. Il retro della copertina contiene riferimenti agli altri brani dell’album: una statua di Afrodite, madre di Ermafrodito, per “The Fountain of Salmacis“; un inquietante vecchio che – pure lui – gioca a croquet con la testa di un bambino, il quale insieme all’albero sono i personaggi di “Seven stones“; la pianta infestate (Heracleum Mantegazzianum) di “The Return of the Giant Hogweed” in primo piano a sinistra. Vi sono poi le due vedove col parroco di “For absent friends“, mentre sopra di loro in bilico su un cornicione c’è “Harold the barrel“.
Infine una curiosità: mentre certi piacevoli errori prospettici sono chiaramente voluti dal disegnatore, sorge il dubbio che altrettanto non possa dirsi per il “latinorum” di “The Return of the Giant Hogweed“: alla fine del testo viene riportato il nome scientifico dell’aggressiva pianta che ha deciso di vendicarsi dell’umanità distruggendola, la Heracleum mantegazzianum, ma viene indicata come “Heracleum Mantegazziani”.

(Giuliano Lotti, 21 giugno 2014)

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