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“I was eight years old
and running with a dime in my hand
into the bus stop to pick up
a paper for my old man
I’d sit on his lap in that big old Buick
and steer as we drove through town
he’d tousle my hair and say
son, take a good look around
this is your hometown, this is your hometown…

In `65 tension was running high
at my high school
there was a lot of fights
between the black and white
there was nothing you could do
two cars at a light on a Saturday night
in the back seat there was a gun
words were passed in a shotgun blast
troubled times had come to my hometown
my hometown…

Now Main Street’s whitewashed
windows and vacant stores
seems like there ain’t nobody
wants to come down here no more
they’re closing down the textile mill
across the railroad tracks
foreman says these jobs are going boys
and they ain’t coming back to your hometown
your hometown…

Last night me and Kate we laid in bed
talking about getting out
packing up our bags maybe heading south
I’m thirty-five we got a boy of our own now
last night I sat him up
behind the wheel and said
son, take a good look around
this is your hometown”.

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Traduzione.

“Avevo otto anni e stavo correndo
con una monetina in mano
verso la fermata dell’autobus
per prendere il giornale a mio padre
mi sedevo sulle sue ginocchia
in quella grossa vecchia Buick
e guidavo mentre attraversavamo la città
lui mi scompigliava i capelli e mi diceva
– ragazzo, dai una bella occhiata in giro
questa è la tua città, questa è la tua città… –

Nel ’65 la tensione saliva
nella mia scuola superiore
c’erano molti scontri tra neri e bianchi
non potevi farci nulla
due auto al semaforo un sabato sera
sul sedile posteriore c’era una pistola
le voci si sparsero alla velocità di un proiettile
erano arrivati i tempi difficili nella mia città
nella mia città…

Adesso sulla strada principale
ci sono solo vetrine imbiancate e negozi vuoti
sembra che nessuno voglia più venire quaggiù
stanno chiudendo lo stabilimento tessile
dall’altra parte della ferrovia
il caporeparto dice – questi posti di lavoro
se ne stanno andando, ragazzi
e non torneranno mai più nella vostra città
nella vostra città… –

L’altra notte io e Kate
ce ne stavamo a letto
parlando di andarcene via
fare i bagagli e forse dirigerci verso sud
ho trentacinque anni
e abbiamo un figlio nostro adesso
l’altra notte l’ho messo
a sedere dietro il volante
e gli ho detto – figliolo
dai una bella occhiata intorno
questa è la tua città… -“.

(Traduzione a cura di Francesco Komd)

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Bruce Springsteen, My hometown – 4:06
(Bruce Springsteen)
Album: Born in the U.S.A. (1984)
Album: Greatest hits (1995, early fade edit)

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Citazioni.

“[…] Il vero aiuto gli venne da dentro, dalle canzoni, dalla musica, e dalla consapevolezza di sé. Usiamo “canzoni” al plurale perché, quando si passa a parlare di “Born in the U.S.A.“-disco, è giusto ricordare che si tratta di una raccolta di pezzi semplicemente mirabolante (non a caso quasi tutti divennero singoli di successo). E furono le altre canzoni a salvare Born in the U.S.A.-canzone, a illuminarne di riflesso il significato. Furono la paura di Cover Me, i ricordi adolescenziali di Glory Days, il manifesto generazionale di No Surrender, persino la sana ambiguità di Bobby Jean (il cui testo può essere riferito sia a una donna che a un amico, con spostamenti di senso e latenze omoerotiche estremamente stimolanti: la risposta migliore a chi accusa Bruce di essere “machista”). Fu, soprattutto, il brano-gemello di Born in the U.S.A., My Hometown: il paesaggio è lo stesso, una città dove le fabbriche sono chiuse ed è arrivata la violenza (razziale, stavolta); ma il personaggio, anziché un reduce senza lavoro, è un padre di famiglia che il lavoro rischia di perderlo, e pensa (come Tom Joad!) di emigrare, di andare a Sud, ma intanto porta in giro il suo figlioletto in auto, lo fa sedere sulle sua ginocchia davanti al volante e gli dice di “take a good look around“, di guardarsi bene attorno: “this is your hometown“, questa è la tua città. Ed è già una “city of ruins“, una città di rovine, titolo di un pezzo che Bruce avrebbe scritto molti anni dopo.
Musicalmente, Born in the U.S.A. è un inno rock mentre My Hometown è una ballata che riprende, con un arrangiamento appena più ricco, le atmosfere di Nebraska: e quindi anticipa quelle di Tom Joad. Questo per ribadire che il disco oggi ventenne era, stilisticamente, molto eclettico: una sorta di catalogo di ciò che Bruce poteva e voleva fare con la E Street Band. C’era persino un brano quasi “disco”, l´unico che anche a distanza di vent’anni continuiamo a non amare: Dancing in the Dark. Però lo ama lui, e lo amano tanti ragazzi più giovani di noi, che ai concerti vogliono anche ballare, per cui va bene così: Bruce continua a riproporlo in concerto e ogni volta è una festa. Non è sicuramente un caso che anche il brano Born in the U.S.A. venga sempre suonato dal vivo, ma spesso in versione “unplugged”, voce e chitarra: così l´inno sparisce e rimane solo il lamento. Gli equivoci sono finiti. All´epoca, Bruce si salvò dall’omologazione e dall’edonismo reaganiano grazie ai suoi valori profondi e alla forza della musica. Oggi, vent’anni dopo, è vivo e vegeto e lotta sempre insieme a noi. I ragazzi del “new world order” fanno di tutto per farci sentire soli, ma finché noi abbiamo Bruce, e lui ha noi, non ci riusciranno”.

(Alberto Crespi, Born in The Usa. L’inno di chi non vuole omologarsi, L’Unità, 29/05/2004)

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My Hometown is a single by Bruce Springsteen off his Born in the U.S.A. album, that was the record-tying seventh and last top 10 single to come from it, peaking at #6 on the Billboard Hot 100 singles chart. It also topped the U.S. adult contemporary chart, making the song Springsteen‘s only #1 song on this chart to date. The song is a synthesizer-based, low-tempo number that features Springsteen on vocals.
The song’s lyrics begin with the speaker’s memories of his father instilling pride in the family’s hometown. While it first appears that the song will be a nostalgic look at the speaker’s childhood, the song then goes on to describe the racial violence and economic depression that the speaker witnessed as an adolescent and a young adult. The song concludes with the speaker’s reluctant proclamation that he plans to move his family out of the town, but not without first taking his own son on a drive and expressing the same community pride that was instilled in him by his father. Some of the song’s images reference the recent history of Springsteen‘s own hometown of Freehold Borough, New Jersey, in particular the racial strife in 1960s New Jersey and economic tensions from the same times (e.g., the “textile mill being closed” was the A & M Karagheusian Rug Mill at Center and Jackson Streets of Freehold).
The music video for “My Hometown” was a straightforward video filming of a performance of the song at a Springsteen and E Street Band concert late in the Born in the U.S.A. Tour, eschewing fast-paced cutting for slower montages of Springsteen and various band members. Despite its lack of visual excitement, it still managed substantial MTV airplay in late 1985 and early 1986″.

(Wikipedia, voce My Hometown)

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