Testo.
“I am an orphan on God’s highway
But I’ll share my troubles
If you go my way
I have no mother, no father
No sister, no brother
I am an orphan girl
I have had friendships
Pure and golden
But the ties of kinship
I have not known them
I know no mother, no father
No sister, no brother
I am an orphan girl
But when He calls me
I will be able
To meet my family
At God’s table
I’ll meet my mother, my father
My sister, my brother
No more an orphan girl
Blessed Savior make me willing
And walk beside me
Until I’m with them
Be my mother, my father
My sister, my brother
I am an orphan girl
I am an orphan girl”.
Traduzione.
Ragazza orfana
“Sono un’orfana
sull’autostrada di Dio,
ma condividerò le mie pene
se viaggerai con me.
Non ho madre, né padre,
né sorelle, né fratelli:
sono una ragazza orfana.
Ho avuto amicizie
pure e preziose,
ma i legami di sangue
non li ho mai conosciuti.
Non conosco madre né padre,
nessuna sorella, nessun fratello:
sono una ragazza orfana.
Ma quando Lui mi chiamerà,
sarò pronta
a ritrovare la mia famiglia
alla mensa di Dio.
Incontrerò mia madre, mio padre,
mia sorella, mio fratello:
non sarò più una ragazza orfana.
Benedetto Salvatore, rendimi pronta
e cammina accanto a me
finché non sarò con loro.
Sii mia madre, mio padre,
mia sorella, mio fratello:
sono una ragazza orfana,
sono una ragazza orfana”.
(Traduzione a cura di Ernesto Di Nisio)
Gillian Welch, Orphan Girl – 3:57
(Gillian Welch)
Album: Revival (1996)
Per altri testi, traduzioni e commenti, guarda la discografia completa di Gillian Welch.
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Rassegne.
Brano inserito nella rassegna Sad Songs. Le canzoni più tristi di tutti i tempi, nella sezione L’infanzia difficile.
Brano inserito nella rassegna Daughters And Sons. Le canzoni dedicate ai figli, nella sezione Orfani.
Cover.
1. Ane Brun – Orphan Girl (2013, testo e traduzione)
Significato e citazioni.
Nel 1996, quando Revival fece capolino nel paesaggio ancora in formazione dell’Americana contemporanea, Orphan Girl si impose fin da subito come la dichiarazione d’intenti di un’artista destinata a ridefinire il concetto stesso di canzone tradizionale. Composta in solitudine da Gillian Welch e posta in apertura del suo album d’esordio – prodotto da un T Bone Burnett in stato di grazia – questa ballata dallo scheletro antico e dallo spirito limpidamente moderno affonda le radici in un’America mitica e rurale, echeggiando le cadenze dell’Appalachia e il fatalismo spirituale delle vecchie murder ballads, ma rovesciandone la cupezza con un inno alla speranza ultraterrena.
A cantare è una giovane donna priva di legami familiari – «I am an orphan on God’s highway» –, ma non disperata: semmai quietamente rassegnata, sospesa in un tempo in cui l’amicizia ha sostituito l’amore di sangue, e la redenzione assume la forma di una mensa celeste dove madre, padre, sorella e fratello l’attendono oltre la soglia del mondo. La sua voce non è straziata, non grida vendetta né lancia invettive: si limita a constatare, con dolce fermezza, la propria condizione, consegnandola alla compassione del Salvatore. In questo senso, Orphan Girl è una preghiera laica, una meditazione sul vuoto degli affetti terreni e sull’attesa paziente del ricongiungimento eterno.
Dietro la sua apparente semplicità – versi brevi, lessico scarno, immagini essenziali – si nasconde una profondità emotiva che affonda nella biografia stessa della cantautrice. Welch, adottata da bambina, avrebbe scoperto solo in seguito quanto quel testo, nato quasi per incanto, fosse in realtà intriso di autobiografia. «Non sono orfana, sono solo adottata – dirà anni dopo – ma non mi ero resa conto che stavo scrivendo qualcosa di così personale». Come un sogno rivelatore, la canzone le si era scritta addosso senza che lei ne cogliesse da subito il senso più intimo.
Il brano, tuttavia, aveva già cominciato a circolare prima ancora della pubblicazione ufficiale su Revival. Era stato inciso nel 1994 dal duo bluegrass Tim e Mollie O’Brien, e poi immortalato da Emmylou Harris nell’album-capolavoro Wrecking Ball del 1995, contribuendo ad accendere l’interesse attorno al nome di Gillian Welch in un circuito di artisti che avrebbero fatto dell’Americana una nuova forma di canzone d’autore. Due versioni alternative – tra cui un’intensa demo casalinga – sono poi apparse nella raccolta Boots No. 1: The Official Revival Bootleg, a dimostrazione di quanto Orphan Girl rappresenti un punto sorgivo dell’universo poetico di Welch.
Più che una semplice canzone, Orphan Girl è una confessione involontaria, un lamento sommesso che ha la potenza silenziosa della verità detta sottovoce. Un classico senza tempo, che ha trasformato l’assenza in canto e il dolore in attesa luminosa.
(Ernesto Di Nisio, 31 luglio 2025)
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