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“Fuori nel mondo chissà dove
o su nel cielo fra gli eterni eroi
ma nel fondo di un profondo eterno
vive un uomo vive il suo inferno.

La sua bocca più non parla
le sue notti non le dorme più
sta nascosto dietro il suo pensiero
muore un uomo muore senza il vero.

Il pilota di Hiroshima un duro
alla maniera di John Wayne
Ray Ban scuri, il lavoro era guerra
ma negli occhi quel bimbo sulla terra.

Fuori nel mondo chissà dove
nel riflesso del cielo nello stagno
striscia ancora la scia di vapore
del suo aereo e di quelle ore.

Il pilota di Hiroshima un duro
alla maniera di John Wayne
Ray Ban scuri, il lavoro era guerra
ma negli occhi quel bimbo sulla terra.


Sente battere le ali
sente il freddo tutto intorno a sé
vede luce di luce più abbagliante
di quel sole esploso in un istante”.

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Nomadi, Il pilota di Hiroshima – 3:13
(Romano Rossi, Christopher Dennis; Giuseppe Carletti)
Album: Ci penserà poi il computer (1985)
Album: Nomadi in concerto (1987, live)
Album: Ma noi no (1992, raccolta)

Brano inserito nella rassegna Canzoni dedicate agli eventi storici di InfinitiTesti.

Per altri testi, approfondimenti e commenti, guarda la discografia completa dei Nomadi.

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Riferimenti.

Con buona probabilità, il brano è dedicato a Claude Eatherly, il pilota che con un Boing precedeva l’Enola Gay, per dare indicazioni meteo, vide Hiroshima scomparire dentro una nube gialla. Rimase sconvolto da quella visione, e di notte era preda degli incubi (si svegliava gridando “Gettatevi, gettatevi, arriva la nuvola gialla!”). Si congedò subito dopo lo sgancio della bomba atomica rinunciando alla carriera militare (anche se a 24 anni era già maggiore, dopo aver guadagnato la “Distinguished Flying Cross“, la decorazione più alta per piloti in vita). Rifiutò la pensione di guerra, venne poi ricoverato in un ospedale psichiatrico e morì pochi anni dopo.
Il vero pilota dell’Enola Gay, Paul Tibbets, dichiarò più volte che non si è mai pentito delle sue azioni, perché sosteneva che in guerra “non esiste alcuna morale”. Le sue dichiarazioni hanno gelato i pacifisti: “Personalmente non ho rimorsi. Mi fu detto – come si ordina ad un soldato – di fare una certa cosa. E non parlatemi del numero delle persone uccise. Non sono stato io a volere la morte di nessuno. Guardiamo in faccia la realtà: quando si combatte, si combatte per vincere, usando tutti i metodi a disposizione. Non mi posi un problema morale: feci quello che mi avevano ordinato di fare. Nelle stesse condizioni lo rifarei”. Tibbets si è spento serenamente a Columbus il primo novembre 2007, all’età di 92 anni.
Ad Hiroshima Little Boy, la prima bomba atomica ad essere utilizzata in un conflitto militare, provocò 130.000 morti e 180.000 persone sfollate e poi morte, negli anni successivi, a seguito delle radiazioni.

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