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“Hanno ucciso a San Cristóbal
lo dice la radio e lo dicono le sirene
che vanno e vengono
sono morti Pepe e Carlos
e la mamma di Amaris
di fianco a dona Francisca
e José è volato via

Escucha, mi vida, escucha
come volano grida e parole
per quanto tempo andrà avanti
la stessa canzone?

È Natale a San Cristóbal
i soldati ci guardano
e marciano lungo le strade
e i vetri tremano
sono buie le cattedrali
i vecchi si incontrano
agli angoli dei cimiteri
e le donne pregano

Escucha, mi vida, escucha
come volano pianti e parole
per quanto staremo a cantare
la stessa canzone?

Notte nera, notte che andrà
no llores niño, no llores mi amor


Piove forte a San Cristóbal
su preti stanchi
su pozzi e case bruciate
su capanne e su villaggi
cade acqua sui marciapiedi
sui turisti stranieri
e i feriti negli ospedali
sui fucili e sugli altari

Escucha, mi vida, escucha
come volano spari e parole
per quanto tempo andrà avanti
la stessa canzone?”.

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English translation

“They killed in San Cristobal
the radio and the sirens say it
that go away and come back
Pepe and Carlos died
and Amaris’ mother
is near dona Francisca
and Josè flew away

Escucha, mi vida, escucha
(listen, my life, listen)
how cries and words do fly
how long will the same song go on?

It’s Christmas in San Cristobal
the soldiers look at us
and march along the roads
and glasses shake
the cathedral are dark
the old men meet
in the corners of the cemeteries
and the women pray.

Escucha, mi vida, escucha
how cries and words fly
how long will we stay and sing
the same song?

Dark night, night which will go away
no llores niño, no llores mi amor
(don’t cry child, don’t cry my love)

It’s raining hardly at San Cristobal
on tired priests
on wells and burnt houses
on huts and on villages
the water falls down o the pavements
on the foreign tourists
and the injured in the hospitals
on the rifles and on the altars

Escucha, mi vida, escucha
how cries and words fly
how long will the same song go on?”.

(Traduzione a cura di Matteo 88, pubblicata sul sito Canzoni contro la guerra)

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Modena City Ramblers, Natale a San Cristobal – 4:21
Album: Fuori campo (1999)

Brano inserito nella rassegna Canzoni dedicate agli eventi storici di InfinitiTesti.

Brano inserito nella rassegna Le canzoni di Natale di InfinitiTesti.

Brano inserito nella rassegna I luoghi del cuore di InfinitiTesti.

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Citazioni.

“Il 22 dicembre 1997, uno squadrone paramilitare ha fatto irruzione nel villaggio di Acteal, vicino a San Cristobal de las Casas, uccidendo 45 indios. La “strage di Natale”, avvenuta con la connivenza dell’esercito e delle autorità messicane, ha segnato uno dei momenti più tragici della tormentata storia del Chiapas”.

(Dal sito La Grande Famiglia)

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“Acteal è una comunità indigena piccola ma oggi abbastanza ben messa, almeno per gli standard degli indios del Chiapas. Si trova nella zona di Oventik, ma non è una comunità zapatista, nemmeno però dalla parte del governo, i suoi abitanti sono pacifisti. Ad Acteal oggi non vive quasi nessuno, ma qualche anno fa era una comunità di desplasados, cioè persone che sono state cacciate dalle loro terre dall’esercito o dai paramilitari. Terre in cui prima abitavano in pace, ma che il governo voleva per sé. Acteal è tristemente nota perché nel 1997 è stata teatro di una mattanza. I paramilitari, giungendo dalla vallata in un momento in cui tutti erano a messa, hanno sparato contro la chiesa, una capanna di legno che si trova all’estremità della comunità. Le persone sono scappate fuori, si sono gettate in una scarpata per fuggire, nascondersi. Sono state inseguite per ben sette ore dai paramilitari, finché questi non hanno creduto di averli uccisi tutti. I morti sono 45, fra essi vi erano bambini e donne, alcune delle quali incinte. I paramilitari, senza pietà, le hanno sventrate con un machete per tirare fuori il feto. Nel frattempo però qualcuno è riuscito a fuggire. Usciti da Acteal, correndo sulla strada principale, hanno trovato a poche centinaia di metri un posto di blocco della polizia. Hanno invocato il loro aiuto, ma i poliziotti non hanno mosso un dito. Sono corsi allora alle comunità più vicine, per chiamare aiuto. Si è adunata una piccola folla che è corsa subito sul posto e ha trovato una camionetta della polizia che se ne stava andando. La hanno circondata e fermata: al suo interno vi erano i paramilitari, che la polizia stava portando in salvo. Grazie all’arrivo della folla, almeno, non hanno fatto in tempo a scappare e, soprattutto, a nascondere i cadaveri.
Perché, mi sono chiesto ad Acteal, perché la milizia dell’Ezln non ha reagito? Le comunità zapatiste non erano lontane, i movimenti delle forze dell’ordine e dei paramilitari in territorio zapatista sono sempre sotto controllo; perché non hanno preso le armi per difendere i fratelli non zapatisti? Per evitare conseguenze ancora peggiori. Il governo chiapaneco probabilmente ha attaccato un gruppo non zapatista per dissuaderlo dall’avere contatti o alleanze con gli zapatisti, per togliere loro l’aria; ma il suo obiettivo più grande resta sempre e comunque provocare l’Ezln, costringerli a reagire con le armi. Perché, se lo facessero, il governo potrebbe radere al suolo le loro comunità con la benedizione delle Nazioni Unite.
Ora, davanti ad Acteal, vi è una bellissima ma angosciante scultura donata da un artista norvegese. Rappresenta i volti sofferenti delle vittime della mattanza, in una colonna: “La colonna dell’infamia”. Nella scarpata in cui gli indios hanno cercato salvezza, al momento della stesura di questo articolo, si sta costruendo una chiesa.
Il caso Acteal è finito in tribunale, ma il processo è stato una farsa. Sono stati condannati solo alcuni esecutori materiali della mattanza, quelli che non sanno niente, mentre gli ufficiali e i mandanti sono impuniti. Un’associazione chiapaneca che si occupa di violazioni dei diritti umani, il Frayba, ha fatto appello alla corte federale del Messico perché sia fatta giustizia. Ma la giustizia, in Chiapas, è poco più di un’utopia”.

(Federico Razzoli, La strage di Acteal, da Peacelink, 1° aprile 2004)

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