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“September ’77
Port Elizabeth weather fine
it was business as usual
in police room 619
oh Biko, Biko, because Biko
oh Biko, Biko, because Biko
Yihla Moja, Yihla Moja
the man is dead

When I try to sleep at night
I can only dream in red
the outside world is black and white
with only one colour dead
oh Biko, Biko, because Biko
oh Biko, Biko, because Biko
Yihla Moja, Yihla Moja
the man is dead

You can blow out a candle
but you can’t blow out a fire
once the flames begin to catch
the wind will blow it higher
oh Biko, Biko, because Biko
Yihla Moja, Yihla Moja
the man is dead

And the eyes of the world
are watching now, watching now”.

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Traduzione.

“Settembre 1977
Port Elizabeth, tempo buono
tutto come al solito
stazione di polizia, stanza 619
oh, Biko, Biko, perché Biko
oh, Biko, Biko, perché Biko
Yihla Moja, Yihla Moja
l’uomo è morto.

Quando cerco di dormire di notte
riesco a sognare solo in rosso
Il mondo là fuori è in bianco e nero
ma un solo colore muore
oh, Biko, Biko, perché Biko
oh, Biko, Biko, perché Biko
Yihla Moja, Yihla Moja
l’uomo è morto.

Potete spegnere una candela
ma non potete spegnere un fuoco
quando la fiamma comincia a bruciare
sarà proprio il vento a renderla indomabile
oh, Biko, Biko, perché Biko
l’uomo è morto.

Ma gli occhi del mondo
vi stanno guardando, ora”.

(Traduzione a cura di Arturo Bandini)

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Peter Gabriel, Biko – 7:32
(Peter Gabriel)
Album: Peter Gabriel (1980)

Brano inserito nella rassegna Canzoni dedicate a personaggi storici (o solo famosi) di InfinitiTesti.

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Citazioni.

“Lo scorso agosto (2005) a Pretoria, da poco ribattezzata Tshwane (Siamo tutti uguali), moriva un uomo che aveva avuto una visione chiara della tortura. «Nessuno ti dirà mai qualcosa senza tortura, te l’assicuro io. È come suonare il piano: usi i tasti neri e i tasti bianchi per tirarne fuori una dolce melodia». Quell’uomo dall’animo così musicale si chiamava Gideon Nieuwoudt. Fu lui, con altri aguzzini, a “interrogare” Steve Biko, agli arresti da venti giorni, il 6 settembre 1977 nella stanza 619 del comando di polizia di Walmer, Port Elizabeth. Biko ne uscì irrimediabilmente malconcio. Per gli agenti, era stato un «incidente»: il prigioniero si agitava troppo… era andato a sbattere con la testa contro il muro. Praticamente di sua iniziativa.
L’11 settembre venne trovato nella sua cella in condizioni disperate. Si decise di trasportarlo all’ospedale… di Pretoria! Oltre 1 e 100 chilometri che il detenuto percorse di notte, rigorosamente nudo e ammanettato, sul cassone di una Land Rover. Biko morì la notte seguente. Quell’omicidio atroce convinse il Consiglio di sicurezza dell’ONU – con voto unanime – a mettere il Sudafrica sotto embargo militare, un’iniziativa che contribuirà al declino dell’apartheid. L’eroe della lotta contro la segregazione razziale in Sudafrica è lui, Steve Biko, secondo solo a Mandela. Per i giovani, Biko viene anche prima”.

(Pier Maria Mazzola, dal sito Canzoni contro la guerra)

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“«Quando cerco di dormire, di notte, riesco a sognare solo in rosso» diceva con triste angoscia una canzone di Peter Gabriel del 1980, intitolata Biko. Dedicata a Steve Biko, capo del movimento sudafricano anti-apartheid “Coscienza Nera”, torturato e poi ucciso dalla polizia bianca, la canzone non ci mise molto tempo a diventare un generico inno anti-razzista, nemico di ogni specie di intolleranza. La melodia disperata, le percussioni tradizionali africane – inevitabilmente e tragicamente legate alla schiavitù – introducono immediatamente l’ascoltatore nel clima frastornato di chi è costretto ad assistere ad una violenza inaudita, per un motivo umanamente incomprensibile. Di estrema attualità, quindi. Merito di un artista, quale Peter Gabriel è a tutti gli effetti, o riprovevole colpa di alcuni uomini? La risposta ci preme il petto. Sappiamo solo constatare con apparente rassegnazione, come fa la canzone, che «the man is dead», l’uomo è morto. La memoria è cattiva e la storia poco insegna, basta guardarsi intorno per notare le sciocche divisioni: uomini e donne, bianchi e neri, eterosessuali ed omosessuali, neoliberismo e terzo mondo, cristiani e musulmani. Sta di fatto che sono ancora in molti e ancora in maggioranza a non volerne più sapere di fischi di bombe, torture gratuite, esecuzioni ingiustificate. E sono sempre quelli che più ne pagano le conseguenze. Ma quando ne scompare uno di loro poco conta: «Potete spegnere una candela, ma non potete spegnere un fuoco», canta Peter Gabriel“.

(Antonio Piccolo, dal sito Canzoni contro la guerra)

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