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“Wild thing
you make my heart sing
you make everything groovy
wild thing

Wild thing, I think I love you
but I wanna know for sure
come on and hold me tight
I love you

Wild thing
you make my heart sing
you make everything groovy
wild thing

Wild thing, I think you move me
but I wanna know for sure
so c’mon and hold me tight
you move me

Wild thing
you make my heart sing
you make everything groovy
wild thing


Wild thing
c’mon, c’mon, wild thing
shake it, shake it, wild thing”.

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Traduzione.

“Creatura selvaggia
mi riempi il cuore di felicità
fai diventare tutto fantastico
creatura selvaggia
vorrei fare l’amore
anzi voglio farlo davvero
dai, tienimi stretto
ti amo

Creatura selvaggia
riempi il mio cuore di felicità
fai diventare tutto fantastico
creatura selvaggia
vorrei fare l’amore
anzi voglio farlo davvero
dai forza stringimi

Senti cosa mi provochi
riempi il mio cuore di felicità
fai cantare il mio cuore
fai diventare tutto fantastico
creatura selvaggia
creatura selvaggia

Dai, forza, creatura selvaggia
fammi vedere come ti muovi
creatura selvaggia”.

(Traduzione a cura di Arianna Russo)

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The Troggs, Wild thing – 2:34
(Chip Taylor)
Album: From Nowhere – The Troggs (1966)
Singolo: “Wild thing / From home” (1966, UK)
Singolo: “Wild thing / From home” (1966, US Fontana)
Singolo: “Wild thing / With a girl like you” (1966, US Atco)
Singolo: “Wild thing / Lost girl” (1966, FRG)

Cover dell’omonimo brano scritto da Chip Taylor nel 1965 e pubblicato per la prima volta dalla band The Wild Ones (1965).

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Citazioni.

“La canzone più cattiva del rock’n’roll è Wild Thing, scritta nel 1965 dal newyorchese Chip Taylor, ma portata al primo posto in classifica di vendite su entrambe le spiagge dell’Atlantico l’anno successivo da una band minore della British Invasion, chiamata Troggs“.

(Blue Bottazzi, “Wild Thing – La canzone più selvaggia del rock“, Outsider, n. 1, pag. 9)

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“I Troggs rendono Wild Thing un classico del garage rock che, per la ruvidità che la contraddistingue, anticipa di ben dieci anni il punk. […] La voce di Reg Presley lascia stupefatti gli ascoltatori dell’epoca perché è aspra e sensuale al tempo stesso. In questa fase dell’età del rock diventa sempre più importante l’assolo, ovvero lo spazio dedicato allo strumento solista che emerge tra una strofa e l’altra aggiungendo l’elemento di caratterizzazione definitiva del pezzo. I Troggs, invece, hanno la malaugurata idea di non ostacolare le bizzarie del loro leader (Presley), che dopo aver profuso erotismo nel cantato, mette mano all’ocarina e fa uno degli interventi solisti più repellenti della storia del rock. Non importa: il pezzo colpisce il bersaglio nel centro e arriva al primo posto sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti”.

(Enzo Guaitamacchi, “1000 canzoni che ci hanno cambiato la vita“, Rizzoli, 2009, pag. 206)

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