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“C’era una gran festa nella capitale
perché la guerra era finita
i soldati erano tornati tutti a casa
ed avevano gettato le divise
per la strada si ballava e si beveva vino
i musicanti suonavano senza interruzione
era primavera e le donne finalmente potevano
dopo tanti anni, riabbracciare i loro uomini
all’alba furono spenti i falò
e fu proprio allora che tra la folla
per un momento, a un soldato parve di vedere
una donna vestita di nero
che lo guardava con occhi cattivi.

Ridere, ridere, ridere ancora
ora la guerra paura non fa
brucian le divise dentro il fuoco la sera
brucia nella gola vino a sazietà
musica di tamburelli fino all’aurora
il soldato che tutta la notte ballò
vide tra la folla quella nera signora
vide che cercava lui e si spaventò.

– Salvami, salvami, grande sovrano
fammi fuggire, fuggire di qua
alla parata lei mi stava vicino
e mi guardava con malignità –
– Dategli, dategli un animale
figlio del lampo, degno di un re
presto, più presto perché possa scappare
dategli la bestia più veloce che c’è -.

– Corri cavallo, corri ti prego
fino a Samarcanda io ti guiderò
non ti fermare, vola ti prego
corri come il vento che mi salverò
oh oh cavallo, oh, oh cavallo
oh oh cavallo, oh oh, cavallo, oh oh –

Fiumi poi campi, poi l’alba era viola
bianche le torri che infine toccò
ma c’era tra la folla quella nera signora
stanco di fuggire la sua testa chinò
– Eri fra la gente nella capitale
so che mi guardavi con malignità
son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale
son scappato via ma ti ritrovo qua! –

– Sbagli, t’inganni, ti sbagli soldato
io non ti guardavo con malignità
era solamente uno sguardo stupito
cosa ci facevi l’altro ieri là?
T’aspettavo qui per oggi a Samarcanda
eri lontanissimo due giorni fa
ho temuto che per ascoltar la banda
non facessi in tempo ad arrivare qua. –

Non è poi così lontana Samarcanda
corri cavallo, corri di là…
ho cantato insieme a te tutta la notte
corri come il vento che ci arriverà
oh oh cavallo, oh, oh cavallo
oh oh cavallo, oh oh cavallo oh oh”.

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Roberto Vecchioni, Samarcanda – 3:42
Album: Samarcanda (1977)

Brano inserito nella rassegna I luoghi del cuore di InfinitiTesti.

Brano inserito nella rassegna Life itself. Canzoni di vita, di morte e di altre sciocchezze di InfinitiTesti

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Citazioni.

“La canzone, apprezzata per il ritmo e il ritornello molto orecchiabile, narra di un soldato che, sopravvissuto alla guerra appena finita, sta festeggiando lo scampato pericolo quando all’improvviso tra la folla vede una donna vestita di nero che lo guarda storto, personificazione della morte. Credendo che sia lì per lui, scappa con un cavallo in un paese lontano (Samarcanda) ma, proprio in quel luogo, trova la morte ad attenderlo. Il destino ha voluto che il soldato, per paura della morte, sia scappato proprio dove la morte lo aspettava. La canzone, come riportato nell’interno della copertina e anni dopo in un’intervista su Parole e Canzoni a cura di Vincenzo Mollica, è ispirata ad una favola orientale presente nell’incipit del romanzo Appuntamento a Samarra di John Henry O’Hara (una storia simile è narrata nel Talmud). Divertente e ritmato è il ritornello: “Oh, oh cavallo, oh, oh cavallo…”.
Una versione della stessa canzone sarà incisa: nel 1978 da Lena Valaitis, in lingua tedesca, con il titolo Oh Cavallo (Don Quichotte), testo di Christian Heilburg; nel 1986 da I Ricchi e Poveri nell’album Dimmi quando; nel 1987 da I Nuovi Angeli nella raccolta Al ventesimo anno; nel 2009 da i Solis String Quartet con lo stesso Vecchioni; da Petr Rezek, in lingua ceca, dal titolo Kapelo, hraj! con la parte testuale a cura di J. Navrátil (Supraphon, 1 43 2227)”.

(Wikipedia, voce Samarcanda (album))

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