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“Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi

lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente

così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l’inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve

fermati Piero, fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po’ addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce

ma tu non lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera


e mentre marciavi con l’anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore

sparagli Piero, sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue

e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore

e mentre gli usi questa premura
quello si volta, ti vede e ha paura
ed imbraccia l’artiglieria
non ti ricambia la cortesia

cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato

cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno

Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all’inferno
avrei preferito andarci in inverno

e mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole

dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi”.

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Fabrizio De André, La guerra di Piero – 3:04
(Testo: Fabrizio De André, musica: Fabrizio De André, Vittorio Centanaro)
Album: Volume III (1968)
Singolo: “La guerra di Piero / La ballata dell’eroe” (1964)

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Citazioni.

“Con La guerra di Piero De André ritorna, tre anni dopo La ballata dell’eroe (che non a caso è sull’altro lato del 45 giri), sul tema della guerra; punto di riferimento stilistico è Georges Brassens, ma l’ispirazione viene dalla figura dello zio del cantautore, Francesco. Il ricordo del suo ritorno dal campo di concentramento, i suoi racconti, il resto della vita trascorsa alla deriva, segnarono profondamente la sensibilità del nipote Fabrizio, che in più occasioni si ricorderà di lui. «Io della guerra ne ho parlato molto, ne ho parlato soprattutto ne La guerra di Piero, attraverso i racconti che me ne faceva mio zio, il fratello di mia mamma, che si fece tutta la campagna di Albania» (Fabrizio De André).
L’infanzia a Revignano d’Asti e i personaggi che la popolarono rimarranno fonte di ispirazione costante fino all’ultimissima produzione. Fu con Vittorio Centanaro, valente chitarrista di impostazione classica, che Fabrizio mise a punto questa nuova composizione che sarebbe diventata una delle sue più famose. Fabrizio ha sempre ricordato l’amicizia con Centanaro e l’importanza della sua frequentazione, dalla quale sarebbe poi nata anche Si chiamava Gesù, incisa in Volume I (1967). La musica del brano, sebbene fosse stata scritta da Vittorio Centanaro, fu depositata da De André perché l’amico non era iscritto alla Siae. «Fabrizio mi diceva sempre: “Vittorio, iscriviti alla Siae, iscriviti”. Se lo avessi fatto, oggi avrei beneficiato del successo che La guerra di Piero ha avuto nel corso degli anni» (Vittorio Centanaro).
La guerra di Piero, inizialmente passata quasi inosservata, sarebbe poi entrata, col ’68, nel repertorio militante degli studenti di sinistra e in quello dei cattolici, egualmente impegnati a ridefinire il proprio ruolo nel sociale. «Quando è uscita, La guerra di Piero rimase praticamente invenduta; divenne un successo solo cinque anni dopo, con il boom della protesta, con Bob Dylan, Donovan e compagnia. Penso che finirò per scrivere una canzone in favore della guerra, che naturalmente venderò nel 1980 quando ci sarà qualche “guerra sacra” in nome di qualche non meglio identificato ideale» (Fabrizio de André, in un’intervista al Corriere Mercantile di Genova, 8 marzo 1968).
La critica ha intravisto nel componimento degli echi provenienti da una celebre poesia del 1870 di Arthur Rimbaud, Le dormeur du val (L’addormentato nella valle), musicata e cantata nel 1955 da Léo Ferré; vi sono inoltre delle corrispondenze (probabilmente casuali) con una canzone di Gustave Nadaud ispirata alla spedizione garibaldine dei Mille, Le Soldat de Marsala. Un verso richiama la canzone Dove vola l’avvoltoio scritta nel 1958 da Italo Calvino e musicata da Sergio Liberovici:

«Nella limpida corrente
ora scendon carpe e trote
non più i corpi dei soldati
che la fanno insanguinar»

(Italo Calvino, Dove vola l’avvoltoio, 1958)

«Lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente»

(Fabrizio De André, La guerra di Piero, 1964)

La versione originale della canzone è più lenta rispetto alla versione per l’album Volume III, inoltre durante i concerti sarà eseguita in maniera ancora più rapida. Nella prima edizione del singolo (KN 194) La guerra di Piero è lato B nella seconda e terza edizione del 45 giri diventa lato A (la terza copertina è identica alla prima). La giava cui fa riferimento il testo è una vecchia danza francese passata ormai di moda”.

(Wikipedia, voce La guerra di Piero/La ballata dell’eroe)

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