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“Tin soldiers and Nixon’s coming
we’re finally on our own
this summer I hear the drumming
four dead in Ohio.

Gotta get down to it
soldiers are gunning us down
should have been done long ago
what if you knew her
and found her dead on the ground
how can you run when you know?

Gotta get down to it
soldiers are gunning us down
should have been done long ago
what if you knew her
and found her dead on the ground
how can you run when you know?

Tin soldiers and Nixon’s coming
we’re finally on our own
this summer I hear the drumming
four dead in Ohio
four dead in Ohio
four dead in Ohio”.

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Traduzione.

“I soldatini di stagno e Nixon stanno arrivando
siamo finalmente da soli
quest’estate ho udito il rullo dei tamburi
quattro morti in Ohio.

Dobbiamo rendercene conto
i soldati ci stanno abbattendo a fucilate
dovevano farlo già molto tempo fa
che diresti se tu la conoscessi
e la trovassi morta per terra
come reagisci quando lo sai?

Dobbiamo rendercene conto
i soldati ci stanno abbattendo a fucilate
dovevano farlo già molto tempo fa
che diresti se tu la conoscessi
e la trovassi morta per terra
come reagisci quando lo sai?

I soldatini di stagno e Nixon stanno arrivando
siamo finalmente da soli
quest’estate ho udito il rullo dei tamburi
quattro morti in Ohio.
quattro morti in Ohio
quattro morti in Ohio”.

(Traduzione a cura di Francesco Komd)

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Crosby, Stills, Nash & Young, Ohio – 3:04
(Neil Young)
Singolo: Ohio (1970)
Album: 4 Way Street (1971, live)

Brano inserito nella rassegna Canzoni dedicate agli eventi storici di InfinitiTesti.

Brano inserito nella rassegna I luoghi del cuore di InfinitiTesti.

Per altri testi, traduzioni e commenti, guarda la discografia completa dei Crosby, Stills, Nash & Young.

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Citazioni.

Ohio è una canzone “di protesta” scritta da Neil Young in reazione agli scontri tra manifestanti e polizia avvenuti alla Kent State University il 4 maggio 1970, ed eseguita da Crosby, Stills, Nash & Young. Il brano venne pubblicato su singolo (B-side Find the Cost of Freedom di Stephen Stills), raggiungendo la posizione numero 14 della classifica statunitense Billboard Hot 100. Anche se una versione dal vivo della canzone fu inclusa nel doppio album Four Way Street del 1971, la versione registrata in studio della canzone venne inclusa su LP solo nel 1974 sulla compilation So Far di CSN&Y. Il brano è stato incluso anche nelle raccolte soliste di Neil Young Decade (1977), e Greatest Hits (2004). Nel 1976, nelle note interne dell’antologia Decade, Young rifletté sul fatto di quanto fosse stato amaramente ironico “l’aver comunque guadagnato dei soldi dalla morte di quei quattro studenti americani”.
Young scrisse le parole del testo di Ohio dopo aver visto le fotografie resoconto degli incidenti, durante i quali erano rimasti uccisi quattro studenti, in un articolo della rivista Life Magazine. Quando i CSN&Y entrarono nei Record Plant Studios di Los Angeles la sera del 21 maggio 1970, la canzone era già quasi ultimata, e il quartetto la incise dal vivo in sole poche take. Durante la stessa sessione la band registrò anche il lato B del singolo, l’antimilitarista Find the Cost of Freedom di Stephen Stills. Impazienti di comunicare la propria indignazione per i fatti della Kent State, il gruppo caldeggiò al più presto la pubblicazione del singolo. Nelle note interne dell’antologia Decade, Young affermò come i disordini alla Kent State University fossero stati “probabilmente la più grande lezione mai ricevuta circa la violazione dei diritti civili su suolo americano”, e ricordò che “David Crosby pianse quando finirono di registrare il brano”. Ad ulteriore dimostrazione di quanto Crosby “sentisse” il brano, è possibile udirlo gridare le parole: «Four, why? Why did they die?» (“Quattro, perché? Perché sono dovuti morire?”) e: «How many more?» (“Quanti altri ancora?”) nella dissolvenza finale della canzone.
Il testo del brano evoca con forza l’orrore, l’oltraggio e lo shock provocati dagli spari della polizia sulla folla degli studenti manifestanti contro la guerra in Vietnam, specialmente l’espressione «four dead in Ohio» (“quattro morti in Ohio”), ripetuta più volte nel corso della canzone. Le parole: «Tin soldiers and Nixon coming» (“i soldatini di latta e Nixon stanno arrivando”) si riferiscono agli agenti della guardia nazionale dello Stato dell’Ohio che uccisero gli studenti protestatari, la cui morte Young attribuisce al Presidente degli Stati Uniti allora in carica, Richard Nixon. Una volta Crosby affermò quanto fosse stato coraggioso da parte di Young il fatto di citare direttamente il nome di Nixon nella canzone, cosa mai avvenuta in precedenza. Dopo questa canzone, la controcultura americana considerò il gruppo dalla propria parte, dando ai quattro musicisti lo status di leader e portavoce delle istanze libertarie del movimento contestatario per tutto il decennio successivo.
Alla pubblicazione, il singolo venne presto bandito dalle radio per i riferimenti polemici all’amministrazione Nixon contenuti nel testo, ma ricevette comunque parecchi passaggi radiofonici da parte di stazioni radio clandestine o underground diventando molto popolare nei college americani e raggiungendo la posizione numero 14 nella classifica Billboard Hot 100. Nel 2004 Ohio si è classificata alla posizione numero 395 della lista delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi stilata dalla rivista Rolling Stone”.

(Wikipedia, voce Ohio (Crosby, Stills, Nash & Young))

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“La sparatoria della Kent State avvenne alla Kent State University, Ohio, dove la Guardia Nazionale degli Stati Uniti aprì il fuoco sugli studenti, il 4 maggio 1970. Nel corso di quattro giorni, gli studenti della Kent State protestarono contro l’invasione statunitense della Cambogia, che il Presidente Richard Nixon lanciò il 1º maggio. La sparatoria della Kent State si rivelò il punto di svolta nell’equilibrio di un’opinione pubblica americana preoccupata dall’estendersi della guerra del Vietnam. Il 2 maggio, a seguito di una notte di agitazioni civili a Kent, il sindaco Leroy Satrom dichiarò lo stato d’emergenza e più tardi nel pomeriggio chiese al governatore dell’Ohio, James Rhodes, di inviare la Guardia Nazionale a Kent per aiutare a mantenere l’ordine. Quando quella sera stessa la Guardia Nazionale arrivò in città, si stava tenendo una grossa manifestazione, nella quale i dimostranti appiccarono il fuoco all’ufficio del “Reserve Officer Training Corps” (ROTC) presente nel campus. I dimostranti impedirono ai pompieri di estinguere l’incendio, e la Guardia Nazionale svuotò il campus.
La domenica del 3 maggio, il campus venne occupato da quasi 1.000 uomini della Guardia Nazionale. Una conferenza stampa tenuta dal Governatore Rhodes diede vita all’ “ipotesi diffusa tra la Guardia Nazionale e i dirigenti dell’università… che stava venendo dichiarato lo stato di legge marziale, nel quale il controllo del campus era nelle mani della Guardia Nazionale e non in quelle della direzione universitaria, e tutti i raduni venivano vietati”, in effetti, Rhodes non dichiarò mai lo stato d’emergenza, che avrebbe reso illegali le proteste del 3 e 4 maggio. Due differenti dimostrazioni vennero disperse nella serata dalla Guardia Nazionale, che sparò dei lacrimogeni in mezzo alla folla.
Lunedì 4 maggio, un raduno venne programmato per mezzogiorno, e i dirigenti dell’università tentarono di informare la comunità del campus che i raduni erano stati vietati, distribuendo 12.000 volantini. Una cifra stimata di circa 3.000 persone si radunò negli spazi comuni dell’università, e poco prima di mezzogiorno la Guardia ordinò alla folla di disperdersi e sparò i lacrimogeni. A causa del vento, il gas dei lacrimogeni ebbe poca efficacia nel disperdere la folla, parte della quale ora rispondeva ai lanci scagliando pietre, urlando e scandendo slogan. Un gruppo di settanta soldati della Guardia Nazionale avanzò verso i dimostranti con le baionette innestate, in un tentativo di disperdere la folla, ma presto si trovarono intrappolati su un campo da allenamento per l’atletica, che era recintato su tre lati, dove rimasero per dieci minuti. Iniziarono quindi ad arretrare nella direzione dalla quale erano venuti, seguiti da alcuni manifestanti. Quando raggiunsero la cima di una collinetta, ventotto soldati si voltarono verso la folla e spararono una scarica di 13 secondi con un numero di colpi compreso tra 61 e 67, uccidendo quattro studenti e ferendone nove. Solo uno dei quattro studenti uccisi stava prendendo parte alla protesta. Inoltre, per una tragica ironia, uno degli studenti uccisi, William Schroeder, che non era coinvolto nella dimostrazione, era un membro del capitolo del ROTC (servizio militare universitario).
Gli uccisi furono Allison Krause, Jeffrey Miller, Sandra Scheuer, e William Schroeder. Un monumento alla loro memoria venne eretto nel campus, vicino al luogo dove morirono. La fotografia mostra Mary Vecchio, inginocchiata sul corpo di Jeffrey Miller, mentre piange disperatamente. Fu una delle immagini più durature della tragedia, e fece vincere a John Filo un Premio Pulitzer per la fotografia. La fotografia, che per gli statunitensi fu una delle più influenti del secolo, evoca ancora un’immagine mitica di dolore e portò nelle case una nuova sensazione; che i contestatori erano più che degli “sporchi hippy”, erano dei ragazzi perbene dei sobborghi. (In effetti Mary Vecchio era all’epoca una ragazzina 14enne scappata di casa, che passava il tempo al campus). La fotografia fece il giro del mondo e sollevò sentimenti d’ostilità verso quel governo statunitense.
A seguito della sparatoria, la discussione in alcuni circoli della stampa, sul fatto che si fosse trattato di una sparatoria legittima, contro cittadini statunitensi, sotto la legge marziale; o sul fatto che i dimostranti stavano agendo illegalmente, servì a galvanizzare ulteriormente le opinioni neutrali, dati i termini del discorso. Si parlò con insistenza di “Massacro”, come avvenne anche per il più piccolo Massacro di Boston del 1770. La sparatoria portò a dimostrazioni in tutti i campus universitari degli Stati Uniti, causando la chiusura di molti di questi, sia per proteste violente che per dimostrazioni pacifiche. Il campus della Kent State rimase chiuso fino all’estate del 1970. Il 14 maggio dello stesso anno, due studenti della “storicamente nera” Jackson State University vennero uccisi, e molti altri feriti, in circostanze ancor più discutibili, senza destare l’attenzione nazionale. Neil Young del gruppo folk-rock Crosby, Stills, Nash and Young scrisse e registrò rapidamente una canzone di protesta intitolata Ohio, in reazione alla sparatoria. La sparatoria è menzionata anche in un poema di Allen Ginsberg, intitolato “Hadda be Playin’ on a Jukebox“.

(Wikipedia, voce Sparatoria della Kent State)

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