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“You never liked to get
the letters that I sent
but now you’ve got the gist
of what my letters meant.

You’re reading them again
the ones you didn’t burn
you press them to your lips
my pages of concern.

I said there’d been a flood
I said there’s nothing left
I hoped that you would come
I gave you my address.

Your story was so long
the plot was so intense
it took you years to cross
the lines of self-defense.

The wounded forms appear
the loss, the full extent
and simple kindness here
the solitude of strength.


You walk into my room
you stand there at my desk
begin your letter to
the one who’s coming next”.

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Traduzione.

“Non ti è mai piaciuto ricevere
le lettere che ti inviavo
ma ora hai capito l’essenza
di quello che le mie lettere significavano

Le stai leggendo ancora
quelle che non hai bruciato
stringi contro le tue labbra
le mie pagine di affanni

Ho detto che c’è stato un diluvio
ho detto che non resta niente
speravo che tu venissi
ti ho dato il mio indirizzo

La tua storia era così lunga
l’intreccio così intenso
ti sono serviti degli anni per attraversare
le linee dell’autodifesa

Le forme ferite appaiono
la perdita, tutta l’estensione
e qui una semplice gentilezza
la solitudine della forza

Entri nella mia camera
resti là a fianco dello scrittoio
cominci la tua lettera
per il prossimo che verrà”.

(Traduzione a cura di Flavio Poltronieri)

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“Non hai mai amato avere
le lettere che spedivo
ma ora riesci a capire
il loro profondo senso.

Ora le leggi ancora
quelle che non hai bruciato
le premi alle tue labbra
le mie pagine di affanni.

Dicevo di un diluvio
che niente era rimasto
speravo tu venissi
ti davo il mio indirizzo.

La tua, una lunga storia
la trama molto intensa
quanti anni per superare
i limiti dell’autodifesa.

Le forme del dolore
la perdita, la sua entità
qui solo gentilezza
la solitudine della forza.

Entri nella mia stanza
sei presso il mio scrittoio
cominci la tua lettera
al prossimo di turno”.

(Traduzione a cura di Marie Jolie)

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Leonard Cohen, The Letters – 4:44
(Leonard Cohen, Sharon Robinson)
Album: Dear Heather (2004)

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Note del traduttore (Marie Jolie)

Partiamo dai tempi verbali: tre strofe nel testo sono al passato, tre al presente, e descrivono, nell’ambito di una coppia, la ricerca di un’intesa perduta o mai raggiunta (nel passato) ed un tardivo apprezzamento (nel presente) di questa ricerca. Le “lettere” (richieste di dialogo) sono state spedite, ricevute, ma in buona parte ignorate (bruciate-non capite). Alcune sono state rivalutate in quel presente in cui la destinataria ne capisce l’importanza, ma troppo tardi: il “diluvio”, già in corso quando le lettere venivano scritte e spedite, ha spazzato via tutto (there is nothing left). Non resta che ricominciare, anzi si può ricominciare.

I said there had been a flood” è al passato, non al futuro anteriore: il protagonista descriveva in queste sue “lettere” i danni di un protratto, ignorato disagio. E “there is nothing left” è la conseguenza nel presente di questo “diluvio” che si è già compiuto.

Credo però che l’immagine della crisi di coppia in questo testo serva (come in Different Sides) a descrivere il conflitto interno nella ricerca di sé, e la dualità di Cohen: mi sembra estremamente limitante ridurlo alla rappresentazione del fallimento di una relazione. Non melodramma quindi, ma dramma interiore, presente in molte liriche di questo autore ed anche in questo testo introspettivo. Cohen a mio parere parla di se stesso, della sua vita intensa (the plot was so intense) popolata di conflitti interiori (il diluvio), del suo percorso meditativo sfociato nella rinuncia alla protezione del proprio io (cross the lines of self-defense) approdando ad una forma di empatia (kindness) che gli consente di rivolgersi al mondo guardando con distacco (la solitudine di chi è interiormente forte) la propria sofferenza, l’entità di ciò che ha perso, ogni “wounded form” che si gli si presenti. Pronto a ricominciare, nelle vesti (scrivania) del se stesso cui si rivolge, a vivere la vita.

(Marie Jolie, 17 novembre 2013)

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