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“La mujer que yo más quiero
en la sangre tiene hiel
me deja sin su plumaje
sabiendo que va a llover
sabiendo que va a llover

El árbol que yo más quiero
tiene dura la razón
depila su fina sombra
bajo los rayos del sol
bajo los rayos del sol

El río que más quiero
no se quiere detener
con el ruido de sus aguas
no escucha que tengo sed
no escucha que tengo sed

El cielo que yo más quiero
se ha comenzado a nublar
mis ojos de nada sirven
los mata la oscuridad
los mata la oscuridad

Sin abrigo, sin la sombra
sin el agua, sin la luz
solo falta que un cuchillo
me prive de la salud
me prive de la salud”.


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Traduzione.

“La donna che più amo
ha il fiele nel sangue
mi priva del suo riparo
pur sapendo che pioverà
pur sapendo che pioverà.

L’albero che più amo
è duro di comprendonio
mi priva della sua fresca ombra
sotto i raggi del sole
sotto i raggi del sole.

Il cielo che più amo
si sta rannuvolando
i miei occhi sono inutili
li ammazza il buio
li ammazza il buio.

Il fiume che più amo
non riesce a trattenersi
col rumore delle sue acque
non sente che ho sete
non sente che ho sete.

Senza riparo, senza ombra
senz’acqua e senza luce
manca solo che un coltello
mi privi della salute
mi privi della salute”.

(Traduzione a cura di Riccardo Venturi, dal sito Canzoni contro la guerra)

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Inti Illimani, Lo que más quiero – 3:43
(Violeta Parra, Isabel Parra) – chitarra, cuatro venezolano, maracas, voci
Album: Autores chilenos (1971)
Album: La nueva canción chilena (1974)
Album: Antologia en vivo (2001, live)

Per altri testi, traduzioni e commenti, guarda la discografia completa degli Inti Illimani.

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Citazioni.

“La coscienza di vivere, costantemente, sull’orlo del precipizio; l’incertezza che fa vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo; la certezza che, in un istante, tutto può cambiare. Uomini o donne col fiele nel sangue, alberi che non danno ombra, cieli scuri e occhi uccisi dal buio, fiumi crudeli: solo mancava che un coltello privasse tutti della salute. In un certo senso, una canzone che prefigura, metaforicamente ma in modo assolutamente esatto, ciò che sarebbe accaduto di lì a non molto, in una sommersa primavera. Nel 1971, Isabel Parra compose questa canzone, straordinaria (basata su un vero e proprio coro a canone) e dall’andamento vertiginoso, su versi della madre che si era suicidata nel 1967; fu ripresa poi dagli Inti-Illimani nello storico album La nueva canción chilena. Il rovesciamento di qualsiasi cliché romantico, l’amore per la vita costantemente minacciata, e un’ironia tagliente come il coltello dell’ultima strofa”. Nota: nella versione degli Inti-Illimani, “el hombre” è sostituito da “la mujer“.

(dal sito Canzoni contro la guerra)

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