“Nu giurnu scei ‘ncaccia a li patuli
e ‘ntisi na cranonchiula cantare.

A una a una le sentia cantare
ca me pariane lu rusciu te lu mare.

Lu rusciu te lu mare è troppu forte
la fija te lu re si ta la morte.

Iddha si ta la morte e jeu la vita
la fija te lu re sta se marita.

Iddha sta se marita e jeu me ‘nzuru
la fija te li re porta nu fiuru.

Iddha porta nu fiuru e jeu na parma
la fija te lu re sta va ‘lla Spagna.


Iddha sta va la Spagna e jeu ‘n Turchia
la fija te lu re è a zita mia.

E vola vola vola vola vola
e vola vola vola palomba mia
ca jeu lu core meu te l’aggiu ddare
ca jeu lu core meu te l’aggiu ddare”.

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Traduzione.

“Un giorno andai a caccia per le paludi
e udii una ranocchia gracidare.

A una a una le sentivo cantare
mi sembravano il frastuono del mare.

Il rumore del mare è troppo forte
la figlia del re si dà la morte.

Lei si dà la morte, ed io la vita
la figlia del re ora si marita.

Lei si marita e io mi sposo
la figlia del re porta un fiore.

Lei porta un fiore ed io una palma
la figlia del re parte per la Spagna.

Lei parte per la Spagna ed io per la Turchia
la figlia del re è la fidanzata mia.

E vola vola vola vola vola
e vola vola vola colomba mia
che io il cuore mio te l’ho dato
che io il cuore mio te l’ho dato”.

(Traduzione a cura di Flavio Poltronieri)

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Alla Bua, Lu rusciu te lu mare – 4:35
Album: Stella lucente (1999)
Album: Alla Bua (2002)
Album: Alla Bua live (2012, live)

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Note del traduttore.

Lu Rusciu te lu mare è un canto passoniale gallipolino che narra la storia di un amore impossibile tra la figlia di un re ed un soldato, un amore impedito, in un periodo in cui le differenze di classe erano molto vive, tanto che l’autore lo paragona al conflitto tra Turchi e Spagnoli, storici invasori di quella terra. Sembra che questa canzone sia emersa da uno dei tanti canti popolari tipici della zona nel 1978, ad opera di Luigi Cardigliano, originario di Ugento (Lecce). La sua particolarità era la totale assenza di musica. ciò che creava un’armonia dei suoni era la polifonia delle voci: tre o quattro che sovrapposte l’una all’altra davano vita ad una melodia sonora molto soave. Intorno al 1993-1994 Bruno Spennato, di Melissano (Lecce), un amico di Cardigliano, contribuì con il complemento di un’altra strofa, concludendo così la storia dei due amanti.

(Flavio Poltronieri, 15 maggio 2014)

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