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“Era Chapeuzinho Amarelo.
Amarelada de tanto medo.
Tinha medo de tudo
aquela Chapeuzinho.
Já não ria.
Em festa, não aparecia.
Não subia escada
nem descia.
Não estava resfriada
mas tossia.
Ouvia conto de fada
e estremecia.
Não brincava mais de nada
nem de amarelinha.

Tinha medo de trovão.
Minhoca, pra ela, era cobra.
E nunca apanhava sol
porque tinha medo de sombra.
Não ia pra fora pra não se sujar.
Não tomava sopa pra não ensopar.
Não tomava banho pra não descolar.
Não falava nada pra não engasgar.
Não ficava em pé com medo de cair.
Então vivia parada
deitada, mas sem dormir
com medo de pesadelo.
Era Chapeuzinho Amarelo

E de todos os medos que tinha
o medo mais que medonho
era o medo do tal do LOBO.
Um LOBO que nunca se via
que morava lá pra longe
do outro lado da montanha
num buraco da Alemanha
cheio de teia de aranha
numa terra tão estranha
que vai ver que o tal do LOBO
nem existia.

Mesmo assim a Chapeuzinho
Tinha cada vez mais medo
do medo do medo do medo
de um dia encontrar um LOBO.
Um lobo que não existia.

E Chapeuzinho Amarelo
de tanto pensar no LOBO
de tanto sonhar com LOBO
de tanto esperar o LOBO
um dia topou com ele
que era assim
carão de LOBO
olhão de LOBO
jeitão de LOBO
e principalmente um bocão
tão grande que era capaz
de comer duas avós
um caçador
rei, princesa
sete panelas de arroz
e um chapéu
de sobremesa.


Mas o engraçado é que
assim que encontrou o LOBO
a Chapeuzinho Amarelo
foi perdendo aquele medo
o medo do medo do medo
de um dia encontrar um LOBO.
Foi passando aquele medo
do medo que tinha do LOBO.
Foi ficando só com um pouco
de medo daquele lobo.
Depois acabou o medo
e ela ficou só com o lobo.

O lobo ficou chateado
de ver aquela menina
olhando pra cara dele
só que sem o medo dele.
Ficou mesmo envergonhado
triste, murcho e branco azedo
porque um lobo, tirado o medo
É um arremedo de lobo
É feito um lobo sem pelo
Lobo pelado.
O lobo ficou chateado.

E ele gritou: sou um LOBO!
Mas a Chapeuzinho, nada!
E ele gritou: sou um LOBO!
Chapeuzinho deu risada.
E ele berrou: Eu sou um LOBO!!!
Chapeuzinho, já meio enjoada
com vontade de brincar
de outra coisa.
Ele então gritou bem forte
aquele seu nome de LOBO
umas vinte e cinco vezes
que era pro medo ir voltando
e a menininha saber
com quem não estava falando:

LO-BO- LO-BO- LO-BO-
LO-BO- LO-BO- LO-BO-
LO-BO- LO-BO- LO-BO-
LO-BO- LO-BO- LO-BO-
LO-BO- LO-BO- LO-BO-
LO-BO- LO-BO- LO-BO-

Aí, Chapeuzinho encheu e disse:
“Pára assim! Agora! Já!
Do jeito que você tá!”
E o lobo parado assim
do jeito que o lobo estava
já não era mais um LO-BO
Era um BO_LO.
Um bolo de lobo fofo
tremendo que nem pudim
com medo da Chapeuzim.
Com medo de ser comido
com vela e tudo, inteirim.

Chapeuzinho não comeu
aquele bolo de lobo
porque sempre preferiu
de chocolate.
Aliás, ela agora, come de tudo
menos sola de sapato.
Não tem mais medo de chuva
nem foge de carrapato.
Cai, levanta, se machuca
vai à praia, entra no mato
trepa em árvore rouba fruta
depois joga amarelinha
com o primo da vizinha
com a filha do jornaleiro
com a sobrinha da madrinha
e o neto do sapateiro.

Mesmo quando está sozinha
inventa uma brincadeira.
E transforma
em companheiro
cada medo que ela tinha:
o raio virou orrái
barata é tabará
a bruxa virou xabru
e o diabo bodiá”.

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Traduzione.

“C’era una volta Cappuccetto Giallo
era giallina da tanta paura che aveva.
Aveva paura di tutto
Cappuccetto Giallo.
Non rideva mai.
Alle feste non ci andava.
Non saliva le scale
né le scendeva.
Non era raffreddata
però tossiva.
Se ascoltava una fiaba
tremava di paura.
Non giocava mai a niente
neppure ai quattro cantoni.

Aveva paura dei tuoni.
Un lombrico per lei era un serpente.
E non stava mai al sole
perché aveva paura dell’ombra.
Non usciva per non sporcarsi.
Non mangiava la zuppa per non inzupparsi.
Non faceva il bagno per la paura di sciogliersi.
Non parlava mai per la paura di soffocare.
Non stava in piedi per paura di cadere.
Stava sempre ferma
sdraiata a letto, ma senza dormire
per la paura degli incubi.
Questo era Cappuccetto Giallo

E di tutte le paure che aveva
la paura più spaventosa
era la paura di un certo lupo.
Un lupo che nessuno aveva visto
che abitava molto molto lontano
dall’altra parte della montagna
in una grotta in Germania
piena di ragnatele
in una terra così strana
che probabilmente quel lupo
non esisteva neppure.

Ma anche così Cappuccetto
aveva sempre più paura
della paura di aver paura
di un giorno incontrare il lupo.
Un lupo che non esisteva.

E Cappuccetto Giallo
pensava tanto al lupo
sognava tanto il lupo
temeva tanto il lupo
che un giorno lo incontrò
ed era fatto così:
faccia grande da lupo
occhi grandi da lupo
atteggiamento da lupo
e soprattutto una bocca grande
così grande che era capace
di mangiare due nonne
un cacciatore
un re, una principessa
sette pentole da polenta
e in più un cappello
come dessert.

Ma la cosa buffa è che
appena ebbe incontrato il lupo
a Cappuccetto Giallo
cominciò a svanire la sua paura
la paura della paura di aver paura
di un giorno incontrare il lupo.
Cominciò a passare quella paura
della paura che aveva del lupo.
Gliene rimase appena un pochino
della paura di quel lupo.
E dopo un po’ la paura le sparì del tutto
e lei restò con solo il lupo.

Il lupo ci rimase male
a vedeva quella bambina
che lo guardava
ma senza avere paura.
Sentì proprio vergogna
si sentì triste, apatico e inadeguato
perché un lupo, se togli la paura
è un lupo che non vale niente.
È come un lupo senza pelo
un lupo pelato.
Il lupo era proprio seccato.

E lui gridò: sono un lupo!
Ma Cappuccetto niente!
E lui gridò: sono un lupo!
E Cappuccetto si fece una risata.
E lui ruggì: IO SONO UN LUPO!
Ma Cappuccetto era ormai annoiata
e aveva voglia di giocare
a qualcos’altro.
Allora lui gridò ben forte
quel suo nome, “lupo”
ancora venticinque volte
una cosa da far tornare di corsa la paura
in modo che la bambina capisse bene
con chi stava parlando:

Lupo – lupo – lupo – lupo
Lupo – lupo – lupo – lupo
Lupo – lupo – lupo – lupo
Lupo – lupo – lupo – lupo
Lupo – lupo – lupo – lupo
Lupo – lupo – lupo – lupo

A quel punto
Cappuccetto si stufò e disse:
“Smettila! Adesso! Immediatamente!
Di fare così!”
E il lupo immobile allibito
che non faceva più paura
non era più un lupo.
Era un pollo.
Un pollo di lupo di peluche
che tremava come una foglia
per la paura che aveva di Cappuccetto.
Con la paura di essere fatto arrosto
e mangiato con le patate.

Cappuccetto non mangiò
quel pollo di lupo
perché lo preferiva
di cioccolato.
Inoltre, lei adesso mangia di tutto
tranne la suola delle scarpe.
Non ha più paura della pioggia
Non scappa più davanti a un moscerino.
Cade, si rialza, si fa male
va in spiaggia, entra nel bosco
sale sugli alberi per prendere la frutta
poi gioca ai quattro cantoni
con il cugino della vicina di casa
con la figlia del giornalaio
con la nipote della zia
con il bambino del calzolaio.

Anche quando è da sola
inventa un nuovo gioco.
E trasforma in amichetto
ogni paura che lei aveva:
un lampo diventa una lompa
un ragno è una gnora
la strega diventa una birilla
e il diavolo una violetta”.

(Traduzione a cura di Giuliano Lotti)

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Chico Buarque, Chapeuzinho Amarelo

Fiaba inserita nella rassegna Le poesie e le fiabe di InfinitiTesti.

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Direttore: Arturo Bandini ([email protected])
Responsabile Quality: Alessandro Menegaz ([email protected])
Segretaria di Redazione: Arianna Russo ([email protected])

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