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“Mirem-se no exemplo daquelas mulheres de Atenas
vivem pros seus maridos orgulho e raça de Atenas
quando amadas, se perfumam
se banham com leite, se arrumam
suas melenas
quando fustigadas não choram
se ajoelham, pedem, imploram
mais duras penas
cadenas

Mirem-se no exemplo daquelas mulheres de Atenas
sofrem por seus maridos poder e força de Atenas
quando eles embarcam, soldados
elas tecem longos bordados
mil quarentenas
e quando eles voltam sedentos
querem arrancar violentos
carícias plenas
obscenas

Mirem-se no exemplo daquelas mulheres de Atenas
despem-se pros maridos bravos guerreiros de Atenas
quando eles se entopem de vinho
costumam buscar o carinho
de outras falenas
mas no fim da noite, aos pedaços
quase sempre voltam pros braços
de suas pequenas
Helenas

Mirem-se no exemplo daquelas mulheres de Atenas
geram pros seus maridos os novos filhos de Atenas
elas não têm gosto ou vontade
nem defeito nem qualidade
têm medo apenas
não têm sonhos, só têm presságios
o seu homem, mares, naufrágios
lindas sirenas
morenas

Mirem-se no exemplo daquelas mulheres de Atenas
temem por seus maridos, heróis e amantes de Atenas
as jovens viúvas marcadas
e as gestantes abandonadas
não fazem cenas
vestem-se de negro, se encolhem
se conformam e se recolhem
às suas novenas
serenas


Mirem-se no exemplo daquelas mulheres de Atenas
secam por seus maridos, orgulho e raça de Atenas”.

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Traduzione.

“Guardatevi l’esempio delle donne di Atene
vivono per i loro mariti orgoglio e razza di Atene
quando amate, si profumano
fanno il bagno nel latte
si acconciano le chiome
quando fustigate non piangono
si inginocchiano, chiedono, implorano
un castigo più duro
catene

Guardatevi l’esempio delle donne di Atene
soffrono per i loro mariti potere e forza di Atene
quando essi partono, soldati
esse tessono lunghe tele
mille quarantene
e quando essi tornano bramosi
si prendono con forza, violenti
carezze audaci
oscene

Guardatevi l’esempio delle donne di Atene
si spogliano per i loro mariti bravi guerrieri di Atene
quando essi si ingozzano di vino
sono soliti cercare l’affetto
di altre falene
ma al termine della notte, esausti
quasi sempre ritornano tra le braccia
delle loro piccole
Elene

Guardatevi l’esempio delle donne di Atene
generano per i loro mariti i nuovi figli di Atene
esse non hanno desideri o volontà
né difetti né qualità
hanno solo paura
non hanno sogni, solo presagi
per i loro uomini, il mare, i naufragi
belle sirene
morenas (1)

Guardatevi l’esempio delle donne di Atene
temono per i moro mariti eroi e amanti di Atene
le giovani vedove segnate
e le gestanti abbandonate
non fanno scenate
si vestono di nero, si ritraggono
si adattano e si riuniscono
per le loro novene
serene

Guardatevi l’esempio delle donne di Atene
muoiono per i loro mariti orgoglio e razza di Atene”.

(Traduzione a cura di Giuliano Lotti)

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Note.

(1) Morena: letteralmente persona dalla pelle colore del grano maturo; nell’uso comune indica una persona dalla pelle più chiara rispetto alla mulatta. È frequentemente usato come antonomasia di donna attraente.

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Chico Buarque, Mulheres de Atenas – 4:27
(Chico Buarque, Augusto Boal)
Album: Meus caros amigos (1976)

Brano inserito nella rassegna I luoghi del cuore di InfinitiTesti.

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Nota del traduttore.

Scritta per l’opera teatrale di Augusto Boal (coautore della canzone) Lisa, a Mulher Libertadora, Mulheres de Atenas è un atto d’accusa contro ‎il maschilismo – preso a metafora del regime militare brasiliano dell’epoca – che costringe la donna a un ruolo umile e doloroso di completa sottomissione al marito; una sottomissione che, fuori di metafora, la dittatura infligge ai cittadini.
Il testo allude a due personaggi omerici in antitesi tra loro: Penelope, di incrollabile fedeltà nonostante i vent’anni di lontananza del marito Ulisse, ed Elena, moglie di Menelao, che si lasciò sedurre e rapire da Paride. L’autore utilizza l’ideologia omerica per richiamare l’attenzione sulle donne che ancora oggi vivono e muoiono succubi dei loro mariti come accadeva nel mondo ateniese di venticinque secoli fa, dove le spose erano relegate in una posizione inferiore e praticamente recluse in casa.
A seguito di una lettura frettolosa o ottusa, certi ambienti femministi interpretarono il testo come un’apologia dell’asservimento della donna al machismo brasiliano, travisando così il senso della canzone che esprime invece il principio esattamente opposto. Intervistato da TV Cultura in merito a queste proteste, Chico Buarque rispose: “Non hanno capito molto bene. Io dico: guardate l’esempio di quelle donne e vedrete come va a finire. La questione è esattamente al contrario.”
Nonostante si tratti di una “canzonetta”, il testo presenta una struttura estremamente sofisticata, a testimonianza (l’ennesima) della straordinaria abilità dell’autore, il quale ricorre a una metrica particolarmente elaborata. Composta sostanzialmente di cinque strofe di nove versi l’una, ogni strofa presenta uno schema di rime fisso: il 1° verso fa rima con il 2°, il 5°, l’8° e il 9°; il 3° con il 4° e il 6° con il 7°. Anche la struttura metrica è identica per tutti i cinque versi: il 1° verso si compone di quindici sillabe, il 3°, il 4°, il 6° e il 7° di nove sillabe; il 5° e l’8° di cinque e il 9° di tre.
Ogni strofa ha la sua carica più significativa nel 2° verso, focalizzato nel verbo che è sempre alla terza persona plurale, “esse”, le donne ateniesi. Una categoria rappresentata dalle figure di Penelope ed Elena, che hanno per contraltare “essi”, gli uomini, distribuiti in una pluralità di soggetti (mariti, soldati, amanti, guerrieri, ecc.) per diluirne l’importanza. Il tempo verbale è l’indicativo presente, per evidenziare che la sfortunata vita delle donne ateniesi è tuttora in atto. Da notare che i verbi di ogni secondo verso descrivono cronologicamente il ciclo di vita di queste donne. Troviamo infatti nell’ordine: “vivono”, poi “soffrono”, “si spogliano”, “generano”, “temono” e infine “muoiono”. Verbi che esprimono un’esistenza senza autonomia, di donne che remissivamente si sottomettono ai disvalori di una società patriarcale.
Due sostantivi sono strategicamente rilevanti: catene e falene. Per assonanza, nell’originale catene evoca anche il carcere (cadena/cadeia), dove sono costrette a vivere le “mulheres de Atenas”, imprigionate dai loro mariti. Falene, utilizzato con un evidente significato metaforico, allude alle prostitute, le etere dell’antica Grecia.
Di rilievo è anche l’ampio utilizzo di termini semanticamente contrapposti: amate – fustigate, violenti – amanti, difetti – qualità. Ma l’antitesi centrale è in quel vivono – muoiono con cui rispettivamente si apre e si chiude il testo.
Benché nel testo si faccia largo uso di varie figure retoriche come l’anacoluto, lo zeugma, l’antitesi ecc., lo strumento principale è l’ironia, che consiste nel dire il contrario di ciò che si vuole intendere. È in questo significato che l’autore usa il verbo “guardatevi”, nel senso di evitare qualcosa.

(Giuliano Lotti, 3 giugno 2015)

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Cover.

1. Eugenio FinardiLe donne di Atene (1993, versione in italiano, testo)

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Brano proposto da: Giuliano Lotti
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Segretaria di Redazione: Arianna Russo ([email protected])

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