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“Secondo me
se va avanti così
va a finire che a votare
non ci va più nessuno
no dico è una cosa grave
grave per chi
per la gente no
per i partiti nemmeno
tanto rimane tutto uguale
lo Stato è lì bello solido
e allora perché è grave
ma se in America
che sono sempre più avanti di noi
non va a votare quasi nessuno
che democrazia eh

Stiamo diventando
americani anche in questo
e pensare che nel dopoguerra
si picchiavano per andare a votare
si picchiavano nelle strade
gran passione nelle piazze
scontri comizi
bianchi neri repubblicani
monarchici destra sinistra
tutti alle urne
anche le donne finalmente
il suffragio universale

Adesso quella domenica lì
quelli di sinistra
vanno a Riccione
quelli di destra
vanno in Sardegna
il naufragio universale
ma perché fate
le elezioni d’estate
che vince sempre il mare

Il fatto è che la gente
non pensa o forse non sa
che appena gli arriva
il certificato elettorale
scatta il suo contributo
di lire quattromila che verrà
diviso proporzionalmente tra i partiti

Ma se uno non va a votare
le quattromila lire le paga lo stesso
certo ma come sarebbe a dire
uno entra in un supermercato
non compra la mostarda
perché gli fa schifo
mica gliela fanno pagare


E se gli fanno schifo i partiti
quattromila
certo che se le quattromila lire
invece di farcele pagare
ce le dessero
avrebbero risolto
il problema dell’affluenza alle urne
d’altronde il voto è
un diritto-dovere
anche questa è bella
che sia un diritto
lo abbiamo capito tutti
che sia un dovere ultimamente
non l’ha capito nessuno

Che mestiere strano
quello del politico
è l’unico mestiere in cui uno dice
– Io sono il più bravo –
E se lo dice da sé
e te lo scrive
e te lo grida nelle piazze
nei comizi – Io sono
l’uomo giusto al posto giusto –

Complimenti
quello che mi piace
dei politici è la faccia come il culo
eccoli qua
verifichiamo gli schieramenti
ci mettiamo davanti
a un tavolo con tutti gli omini e
D’Alema di qua
Berlusconi di qua
belli lontani per ora

Veltroni vicino a D’Alema
Fini vicino a Berlusconi
quando si dice vicino
si fa per dire
Bertinotti a sinistra
più a sinistra ancora più a sinistra
oddio mi è sceso dal tavolo

E adesso come faccio
Prodi lo mando in Europa
Casini vicino a Berlusconi
più indietro, indietro un casino.
Di Pietro da questa parte
anche se andrebbe dall’altra
ma non importa
maledizione Cossutta
mi sta risalendo sul tavolo

Dini Dini lo bacio
che diventa un gran figo
Segni Segni lo butto via
Bossi lo metto
su un tavolo a parte
che gioca da solo
la Bonino la Bonino
per ora la tengo qui
in sospeso poi casomai
si fa un referendum
Buttiglione lo metto di qua
e lui salta di là poi salta di qua
e poi salta di là
Sta’ fermo Rocco
che mi rovini il giochino

Macché saltano tutti
Buttiglione la Pivetti
Scognamiglio Masi
anche Mastella è sempre lì
che si prepara
Ma sì ma sì ma sì
saltate pure
tanto si sa benissimo che
invertendo l’ordine dei fattori
il prodotto purtroppo non cambia

E allora come si fa
a tacciare di sterile menefreghismo
uno che non vota
potrebbe essere
un rifiuto forte e cosciente
di questa politica
no perché non è mica facile
non andare a votare
soprattutto non è bello
farlo così a cuor leggero
o addirittura farsene un vanto
c’è dentro il disagio
di non appartenere più a niente
di essere diventati
totalmente impotenti

C’è dentro il dolore di essere
diventati così poveri di ideali
senza più uno slancio
un sogno una proposta una fede
è come una specie di resa
ma al di là di chi vota
e di chi non vota
al di là dell’intervento
al di là del fare
o non fare politica
l’importante sarebbe
continuare a essere politici
perché in ogni parola
in ogni gesto
in qualsiasi azione normale
in qualsiasi momento della nostra vita
ognuno di noi ha
la possibilità di esprimere
il suo pensiero di uomo
e soprattutto di uomo
che vuol vivere con gli uomini
e questo non è un diritto
è un dovere”.

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Giorgio Gaber, Il voto – 6:53
(Giorgio Gaber, Sandro Luporini)
Album: Gaber 1999/2000 (2000)

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