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“La grande intesa tra me e l’universo
è sempre stata un mistero
il grande slancio verso la mia patria
non è mai stato vero
il tenero attaccamento al paese natìo
mi sembra l’enfasi pietosa
di un mio vecchio zio
tutto quello che ho
tutto ciò che mi resta
è solo questa mia famiglia
che non mi basta

Quando non c’è nessuna appartenenza
la mia normale, la mia sola verità
è una gran dose di egoismo
magari un po’ attenuato
da un vago amore per l’umanità
la mia anima è vuota
e non è abitata
se non da me stesso

Non so bene da quando
l’amore per il mondo
mi sembra un paradosso
ma soffrire per gente di cui
non si sa l’esistenza
mi sembra il segno
un po’ preoccupante
di qualche carenza
tutto quello che provo
è una vana protesta
è solo questa mia coscienza
che non mi basta.

Quando non c’è nessuna appartenenza
la mia normale, la mia sola verità
è una parvenza di altruismo
magari compiaciuto
che noi chiamiamo solidarietà

Ma se guardo il mondo intero
che è solidale
e si commuove in coro
i filmati di massacri osceni
con tanti primi piani
di mamme e bambini
mi vien da dire
che se questo è amore
sarebbe molto meglio
non essere buoni


Se provo a guardare il mondo civile
così sensibile con chi sta male
il cinismo di usare la gente
col gusto più morboso
di un corpo straziante
mi vien da dire
che se questo è amore
io non amo nessuno
non sento proprio niente

E invece siamo nati
per amare proprio tutti
indiani russi americani
schiavi papi cani e gatti
è proprio il mondo
della grande fratellanza
per nuove suffragette
piene d’isteria
o peggio ancora
è quella sporca convenienza
come sempre mascherata
dalla grande ipocrisia
la nostra ipocrisia

Quando non c’è nessuna appartenenza
la mia normale, la mia sola verità
è una gran dose di egoismo
magari un po’ attenuata
da un vago amore per l’umanità.

E non ci salva l’idea dell’uguaglianza
né l’altruismo o l’inutile pietà
ma un egoismo antico e sano
di chi non sa nemmeno
che fa del bene a sé e all’umanità

Un egoismo antico e sano
di chi non sa nemmeno
di fare il bene dell’umanità”.

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Giorgio Gaber, Canzone della non appartenenza – 5:41
(Giorgio Gaber, Giorgio Luporini)
Album: E pensare che c’era il pensiero (1994)

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