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“Lei comincia a divincolarsi, ma i suoi sforzi rendono più sensibile la sua debolezza e nello stesso tempo fanno ondulare il suo corpo contro il mio. Ora la trascino verso la camera, ma strada facendo mi fermo un po’ per obbligarla a stringersi di nuovo contro di me in modo da sentire bene il tenero strofinio dei suoi seni attraverso la seta sgualcita della camicia. Poi sempre tenendola, costringo la piccina ad inginocchiarsi sul copriletto, le immobilizzo i polsi dietro la schiena con una sola mano che preme contro l’incavatura della vita e la schiaffeggio più volte senza fretta. Lei sa che ha bisogno di una punizione. Dopo le accarezzo con le mani la bocca e anche le labbra ma siccome non si dimostra compiacente quanto voglio la schiaffeggio ancora senza spiegazioni. Punita per la seconda volta mi bacia senza reticenza, allora la faccio stendere servile sottomessa a pancia in giù. E’ la posizione che preferisco, ferma cara, indifesa. Le faccio risalire la camicia e le spingo giù i pantaloni dolcemente. Con la punta delle cinque dita, sfioro la pelle nei punti in cui é più delicata, non tanto per interessare la prigioniera. Non tanto per interessare la prigioniera.

Questo pensiero rischia di farmi sfuggire l’immagine. Non tanto per interessare la prigioniera… Accendo la luce, e guardo il cuscino… la prigioniera. Ecco cosa c’è di bello nella masturbazione. Non c’è alcun bisogno di preoccuparsi per l’altra persona. Però guai a distrarsi eh, guai, devi essere un tutto unico, testa, e tutto. I ragionamenti intermedi sono fallimentari, fra la tensione del pensiero e il corpo non deve esistere niente. La masturbazione, è la prima forma di interezza sai? E non solo quello. Nessuno ha mai parlato di questo modo di amare. Ma ti rendi conto? In due, sempre in due. Oppure in tanti, che stronzata in tanti.

L’amore in uno è il più perfetto, non ha mai sfasature, è l’unico amore in cui una persona faccia veramente i conti con il proprio sesso. Purtroppo, non lo si può raccontare a nessuno il proprio sesso, diciamolo. Quanto sia acuto, profondo, illimitatamente libero. Si deve andare fino in fondo, fino alle oasi più vergognose, che sono poi quelle più vere. Mi fanno ridere quelli che la chiamano disperata solitudine. Ah ah ah, è una scienza privata e universale dai, è il rilancio dell’individuo, ti libera dall’untuosa ideologia del sociale, ti libera dai sofismi della conservazione della specie e ti porta verso l’immagine pura. È il più alto dovere dei poeti, o la capisci o non la capisci, o ce l’hai o non ce l’hai, non ci si può accedere con la logica, è una verità del cuore come la mamma come la patria.

Beh sì, mi sono esaltato, e ho perso la concentrazione, va be’, fumiamo, và. Guarda che casino che c’è in giro, cicche cartacce, camice sporche, lenzuola: disastro! Però è bello tornare a casa la sera da soli, infilarsi sotto le coperte e sapere già come andrà a finire. Ritardare, i piaceri vanno sempre ritardati, quasi quasi questa sera resisto così domani è anche più bello. Dicono che faccia male, anche quella lì non l’ho mai capita. Ma chissà quanti saranno quelli che a quarant’anni, da soli… non lo saprò mai, e chi te lo racconta dai, da piccoli sì, ma a quarant’anni… Non so se dormire o se tornare ai miei filmini.

Dunque, lei era prigioniera. Era prigioniera con le mani incatenate dietro la schiena, no, le catene non c’erano, ecco a me sono i dettagli che mi fregano, l’ho persa, ecco, non la vedo più, la Lucianina non mi va più bene la Lucianina, strane cose, probabilmente è il pensiero che diventa debole, e quando il pensiero si indebolisce. Già, ma chissà quanti saranno quelli che a quarant’anni, no sarei curioso di sapere che tipo di tecnica. Secondo me esistono due tendenze sì, quelli della donna astratta, stupenda, completamente inventata, piena di fianchi, di cosce, di tette. No no, io più sono realista, sì, non importa che sia bellissima, deve essere vera, ecco, la devi capire, psicologicamente, e sì, perché cos’è poi un culo, se non si conosce profondamente il proprietario? Non è niente dai, non è niente, è un oggettone. Le donne che scelgo per… se lo sapessero, voglio dire le mie donne insomma, sono quelle che incontro tutti i giorni, sì quelle di cui conosco la madre il fratello il cugino, il marito. Quelle sposate, le mogli degli amici stupendo, le faccio parlare proprio con la loro voce, sì sono precisissimo nell’immaginare i gesti, ognuna il suo carattere, mai, mai far fare cose che loro non farebbero, mai.


Magari che non hanno mai fatto… Ma che io so che farebbero, con me le farebbero sì! Guarda la Barbara per esempio, come la odio la Barbara, dice che è timida, tipico, dice che ha vergogna del suo corpo, tipico, ha vergogna del suo corpo e mette su delle gonne che si incollano al culo, va bene, ha il culo piccolo, lo ammetto, ma si vede di più eh. Che fai ti incazzi? Sì mi incazzo, mi incazzo perché sono realista, e intanto la Barbara mi va via, mi svapora, mi si indebolisce il pensiero, mi si in intreccia con la Cornelia. La Cornelia? La Cornelia è tutto un altro tipo, è isterica fredda come il ghiaccio, aristocratica, mai un gesto fuori di posto, tutta dentro tutta dentro, bisognerebbe smuoverla, bisognerebbe smuoverla tutta controllata, piena di dignità, sarebbe bello vederla fondere la sua dignità. Sarebbe bello vederla fondere. Ti scavo nel cervello, Cornelia, te lo tirannizzo così così!

Basta, basta, è come uno schifoso guazzabuglio di pensieri che si scioglie eh, è una cascata di sintomi di delirio che gocciolano da tutte le parti. Basta, che miseria, ora bisogna abbandonarsi e dormire più che si può. Dormire; si crede sempre che sia il fondo dello squallore quello che si è toccato, chissà se esistono delle forze per andare più giù, delle strane forze, e la prossima volta scendere più in basso. C’è un momento in cui si è veramente soli, quando si arriva in fondo a ciò che siamo di orrendo, di squallido, ma in fondo, proprio in fondo in fondo, il dolore stesso non mi risponde più, gli occhi sono asciutti perché lì c’è il deserto. Strano, non c’è neanche il dolore nella solitudine quella vera, gli occhi sono asciutti. Allora bisogna risalire da quel fondo. Piano piano bisogna ritornare tra gli uomini, non c’è niente da fare, bisogna ritornare con gli uomini, anche per piangere.

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Giorgio Gaber, La masturbazione – 9:18
(Giorgio Gaber, Sandro Luporini)
Album: Anni affollati (1981)

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