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“Quando si è un po’ filosofi, non si sogna mai a caso.
Ero una specie di Diogene con una lampada da duemila watt in mano, una macchina fotografica e cercavo in un posto che poteva essere Milano. Sento una voce nella nebbia che mi fa – Così non fotograferai mai niente –
– Chi siete? E lui
– Un tedesco di passaggio
– Ah penso io, il solito pessimista della Scuola di Francoforte macchè, esce dalla nebbia un bel signore con la barba che mi fa
– Piacere Carlo Marx. Vedi ragazzo
– Come ragazzo? Mi chiamano tutti compagno, arriva questo e cambia il vocabolario un’altra volta
– Non basta una macchina fotografica con gli obiettivi giusti, tu sbagli i tempi credimi io ho una certa esperienza della roba che si muove.
– E questo è vero
– Dunque come si muoveva il tutto ai miei tempi? Qui il capitale, qui le classi, qui la borghesia eccetera eccetera, e io Flash
– Simpatico il Marx quando si scalda però mi permetto di dirgli, Marx anche noi, anche noi capitale, classi, la borghesia flash. E lui
– Bravi
– Grazie. Ho capito dopo che per lui bravi voleva dire coglioni, affettuosamente si intende. L’ho capito dal seguito.

– Bravi la borghesia non c’è più o meglio non conta, sbriciolata
– E no qui mi incazzo, non c’è più. Oddio non c’è più la borghesia, che detto da lui fa anche rabbia perché uno dice, allora ci han preso per il culo fino a adesso e no scusa, un momento Marx scusa un attimo, i padroni voglio dire, i capitalisti e lui bello, con quegli occhi che vedono tutto
– I padroni, i capitalisti non li vedo nel senso che stanno diventando impersonali
– Ma puttana miseria io ho bisogno di aggrapparmi a qualcosa, ho bisogno di punti fermi
– Allora dovevi sognarti Gesù
– Già fatto grazie. Ma mi dica maestro, la lotta di classe, la lotta di classe, lasciami almeno la lotta di classe. E lui calmo
– La lotta di classe
– Più svelto maestro dai
– La lotta di classe sarebbe ancora giusta
– Oh meno male
– Se fossero chiare le classi.

– Come non son chiare le classi, allora non sei marxista. E scusa, se mi incazzo Marx ma mi sembri un po’ spappolato e l’imperialismo? dai dai su e l’imperialismo svelto dai, è l’età, svelto Marx
– Ne parlavo con Lenin, è lassù che lo guarda lui c’è fissato dice che ne ha un’immagine un po’ sfuocata, parla di pax, di pax americana, dice che la pace è peggio della guerra.
– Sì questo l’ha detto anche il matto delle carte prima ma poi cosa guardi? Cosa guardi ora se non c’è più niente?
– Non è vero che non c’è più niente, i nemici ci sono più di prima solo che si presentano in un altro modo è tutto più. La vedi la produzione? Era così una bambina, com’è cresciuta, che salute. Me la ricordo io, una bambina coi padri che, fai questo, fai quello. Roba da matti una donna, autonoma. Va da se va da se, bisogna fare qualcosa
– Tira fuori la sua Laika col soffietto e Flash
– Bisogna fare qualcosa. Flash Ah ho capito, Flash è tutto più Flash interessante, Flash ho capito è tutto più è tutto più.

E il vecchio se ne andò ancheggiando lasciandomi nell’angoscia più totale. Il rullino il rullino non andare via, il rullino spediscimelo. Maledetto testardo fissato anche con l’arteriosclerosi viene qui vede che tutto si muove scatta un cinquecentesimo, è una mania una mania, c’avevo le idee così chiare, così precise. Scrivimi, scrivimi qualcosa che se no magari, fra una decina d’anni uno si sveglia e si trova lì davvero senza borghesia senza classi, senza padroni e nella merda più di prima.

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Giorgio Gaber, Il sogno di Marx – 5:28
(Giorgio Gaber, Sandro Luporini)
Album: Libertà obbligatoria (1976)

Brano inserito nella rassegna Canzoni dedicate a personaggi storici (o solo famosi) di InfinitiTesti.

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