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“Io sono quel che sono
non faccio la vita che fai
io vivo ai margini della città
non vivo come te

Io sono un poco di buono
lasciami in pace perché
sono un ragazzo di strada
e tu ti prendi gioco di me

Tu sei di un altro mondo
hai tutto quello che vuoi
conosco quel che vale
una ragazza come te

Io sono un poco di buono
lasciami in pace perché
sono un ragazzo di strada
e tu ti prendi gioco di me

Tu sei di un altro mondo
hai tutto quello che vuoi
conosco quel che vale
una ragazza come te



Io sono un poco di buono
lasciami in pace perché
sono un ragazzo di strada
e tu ti prendi gioco di me”.

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I Corvi, Un ragazzo di strada – 2:20
(Annette Tucker, Nancy Mantz, Nisa (Nicola Salerno))
Album: Un ragazzo di strada (1966)
Album: Hanno preso la bastiglia! (1989)
Album: I Corvi (1991, raccolta)
Singolo: “Un ragazzo di strada / Datemi una lacrima per piangere” (1966, Ariston Ar 0136)

Cover in italiano del brano I ain’t no miracle worker dei Brogues (1965).

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Citazioni.

Un ragazzo di strada/Datemi una lacrima per piangere è il primo 45 giri dei Corvi pubblicato nel 1966 per la Ariston Records. Un ragazzo di strada è la canzone più nota del gruppo beat I Corvi. È una versione italiana di I Ain’t No Miracle Worker, di Nancie Mantz e Annette Tucker, interpretata dai Brogues, un complesso i cui membri poi confluiranno nei Quicksilver Messenger Service. Il testo in italiano è ufficialmente attribuito a Nisa, storico collaboratore di Renato Carosone. Ravasini avrebbe però dichiarato: “Il testo l’ho fatto con Franco Califano, che lavorava con noi all’Ariston”. La canzone partecipa al Cantagiro 1966, riscuotendo un grande successo. La canzone è stata analizzata anche in saggi non esplicitamente dedicati alla musica, ad esempio, ne L’orda d’oro di Nanni Balestrini e Primo Moroni.
La canzone parla di un ragazzo che si autodefinisce ragazzo di strada e che respinge una ragazza perché appartenente ad un’altra classe sociale. Non sono precisati i sentimenti che il ragazzo prova nei confronti della ragazza; egli, comunque, pensa che lei si prenda gioco di lui, e le chiede di essere lasciato in pace. Il testo italiano è decisamente originale per il periodo, innanzitutto perché capovolge lo stereotipo della ragazza corteggiata che respinge il corteggiatore: in questo caso è il ragazzo a respingere la ragazza. Inoltre, a quei tempi (precedenti il fiorire della cosiddetta canzone impegnata) era rarissimo che in una canzone si parlasse di differenze sociali. Del resto, anche nelle successive canzoni impegnate, il tema di una relazione sentimentale fra appartenenti a diverse classi sociali è stato trattato molto raramente (una delle poche eccezioni è Le tue mani su di me di Antonello Venditti). L’interpretazione dei Corvi fa risaltare ancor di più le differenze fra il ragazzo (che canta in prima persona) e la ragazza: quando ci si riferisce a lei, il tono della voce è cantilenante e leggermente strascicato, mentre il ragazzo, quando parla di se stesso, urla usando un tono talvolta al limite dell’isterico e amplificato da un effetto riverbero. Nonostante l’originalità del tema trattato, il tema stesso non viene sviluppato significativamente né particolarmente approfondito; il ragazzo si limita a puntualizzare urlando il suo essere diverso (non vivo come te), senza analizzare in dettaglio questa diversità.
Il testo della versione originale (I ain’t no miracle worker) non ha molto in comune con quello della versione italiana. Anche in questo caso il protagonista assume una posizione di distanza da una ragazza, ma per motivi abbastanza diversi. Dichiara di essere un uomo qualunque (ordinary guy), che non è in grado di smuovere montagne, che deve sudare per guadagnare ogni centesimo e che non riesce a compiere miracoli, pur facendo del suo meglio. La ragazza non si accontenta del suo amore, della sua sincerità e della sua tenerezza, ma vorrebbe un amore libresco e romantico che lui non le può dare. In questa situazione la loro storia d’amore non può continuare. La versione italiana riprende comunque da quella in lingua inglese il tono di voce “grintoso” e l’effetto riverbero”.

(Wikipedia, voce Un ragazzo di strada/Datemi una lacrima per piangere)

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