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“A bunch of lonesome and very quarrelsome heroes
were smoking out along the open road
the night was very dark and thick between them
each man beneath his ordinary load
“I’d like to tell my story”
said one of them so young and bold
“I’d like to tell my story
before I turn into gold.”

But no one really could hear him
the night so dark and thick and green
well I guess that these heroes must always live there
where you and I have only been
put out your cigarette, my love
you’ve been alone too long
and some of us are very hungry now
to hear what it is you’ve done that was so wrong.

I sing this for the crickets
I sing this for the army
I sing this for your children
and for all who do not need me
“I’d like to tell my story”
said one of them so bold
“Oh yes, I’d like to tell my story
‘cause you know I feel I’m turning into gold”.

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Traduzione.

“Un pugno di eroi, solitari e assai bellicosi
stava fumando in piena strada
scura di tenebre, e fitta la notte fra loro
ognuno gravato dal suo fardello d’ordinanza
“Mi piacerebbe raccontare la mia storia”
disse uno di loro, giovane e ardimentoso
“Mi piacerebbe raccontare la mia storia
prima di tramutarmi in oro”.

Ma nessuno in realtà stava a sentirlo
nella notte così scura
e fitta, e ancora giovane
credo proprio che questi eroi
dovranno restare a vivere
là dove tu ed io ci siamo solo affacciati
butta via la sigaretta, amore mio
sei stata sola per troppo tempo
alcuni di noi ora bramano di sentire
cos’è che hai fatto di tanto sbagliato.

Questo lo canto per i soldati
questo lo canto per l’esercito
questo lo canto per tutti i tuoi figli
e per tutti quelli cui non servo
“Mi piacerebbe raccontare la mia storia”
disse uno di loro, così ardimentoso
“Mi piacerebbe raccontare la mia storia
prima di tramutarmi in oro”.

(Traduzione a cura di Riccardo Venturi e Marie Jolie)

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Leonard Cohen, A bunch of lonesome heroes – 3:18
(Leonard Cohen)
Album: Songs from a Room (1969)

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Citazioni.

“La dirompenza delle canzoni di Leonard Cohen è difficilmente misurabile coi comuni metri. Scendere nei significati dei versi di Cohen significa non perdere mai di vista ciò che lega la parola alle infinite possibilità che essa dà, al servizio di una visione dei fatti che riesce al tempo stesso ad essere precisi, quasi cronachistica, e trascendentale. Così per la storia di questo celebre, unico pugno di eroi solitari, soldati nel Vietnam del 1969, persone normali sbattute nella notte buia e fitta. Uomini. Che cos’è quell’ordinary load che si portano addosso? Certo, è il “carico di ordinanza” del soldato, ma può essere anche inteso come il “fardello quotidiano” di ogni vita. Perché questi eroi, in realtà, sono tutt’altro che tali. Sono persone qualsiasi catapultate in un inferno buio, dove il nemico è in agguato, e che prima di morire (“di tramutarsi in oro”, perché gli eroi, morendo, si trasformano in oro – se non è anche un accenno alle medaglie postume loro riservate), vorrebbero tanto raccontare la loro storia, la loro vita. Un ultimo gesto prima di scomparire nel nulla e nella finta del coraggio. Ma nessuno li sente, e non si sentono neppure tra loro (c’è la notte buia e fitta fra loro). Ognuno sta pensando alla propria, di storia, e non può sentire quella dell’altro; e così l’inferno della guerra si trasforma anche in inferno di solitudine e di egoismo, quale è peraltro usualmente. Un canto inutile, quindi; “canto per tutti coloro cui non servo”.
Questo sul primo piano della canzone, il più immediato, il più facilmente coglibile. Ma le canzoni di Cohen non ne hanno mai uno solo. Nella storia dell’eroe che vorrebbe raccontare la sua storia prima di “tramutarsi in oro” interviene il narratore in prima persona, in una situazione quotidiana. E’ lui che sta raccontando (alla sua compagna?) la vicenda di questo pugno di eroi solitari (e assai litigiosi) persi nella notte; magari, chissà, insieme sono (solo) stati in quei posti, o in posti simili, e lui cerca di immaginare e di far immaginare meglio; ma c’è una compagnia, e delle persone si attendono qualcosa di diverso, che attiene a situazioni privatamente note, un “errore”, qualcosa. Intanto, laggiù, gli eroi solitari vanno avanti, o non vanno da nessuna parte, e la notte è appena iniziata. Uno di loro sente che sta per morire, solo, mentre il mondo ha da occuparsi dei propri fatti -anche chi, in quel preciso momento, ha provato a parlare, a intuire, a immaginare di loro. Sovrapposizioni e interposizioni che possono avere ancora molteplici applicazioni; canzone di solitudine negli inferni del secolo, la guerra, la città; canzone di desolata presa di coscienza dell’incomunicabilità anche nelle situazioni estreme, canzone dell’irruzione dell’indifferenza. Una canzone di Leonard Cohen. Ma si sa che, per Cohen, non si deve parlare solo di “canzone”, anche se senz’altro lo è (ed altro probabilmente non vuole e non deve essere!); si deve parlare di scansione della realtà col microscopio della parola in musica. Ma una scansione mai fredda, mai distaccata, mai priva di partecipazione. A flickering light in the darkness“.

(Riccardo Venturi, dal sito Canzoni contro la guerra)

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