“Si se calla el cantor calla la vida
porque la vida, la vida misma es todo un canto
si se calla el cantor, muere de espanto
la esperanza, la luz y la alegría.
Si se calla el cantor se quedan solos
los humildes gorriones de los diarios
los obreros del puerto se persignan
quién habrá de luchar por su salario.
“Que ha de ser de la vida si el que canta
no levanta su voz en las tribunas
por el que sufre,´por el que no hay
ninguna razón que lo condene a andar sin manta”
Si se calla el cantor muere la rosa
de que sirve la rosa sin el canto
debe el canto ser luz sobre los campos
iluminando siempre a los de abajo.
Que no calle el cantor porque el silencio
cobarde apaña la maldad que oprime
no saben los cantores de agachadas
no callarán jamás de frente al crimen.
“Que se levanten todas las banderas
cuando el cantor se plante con su grito
que mil guitarras desangren en la noche
una inmortal canción al infinito”
Si se calla el cantor… calla la vida”.
Traduzione.
“Se tace il cantore tace la vita
perché la vita, la vita stessa è tutta un canto
se tace il cantore muoiono di spavento
la speranza, la luce e l’allegria.
Se tace il cantore restano soli
gli umili strilloni dei giornali, (*)
gli operai del porto si fanno il segno della croce
chi si batterà per il loro salario?
“Che sarà della vita se chi canta
non alzerà la sua voce dalle tribune
per chi soffre, per chi senza ragione alcuna
è condannato a vivere senza un riparo?”
Se tace il cantore muore la rosa
a che serve la rosa senza il canto?
Dev’essere il canto una luce sopra i campi
che illumini sempre gli umili.
Non taccia il cantore, perché il silenzio
vile nasconde la malvagità che opprime,
i cantori non abbasseranno la testa
non taceranno mai di fronte al crimine.
Che si alzino tutte le bandiere
quando il cantore in piedi lancerà il suo grido
che mille chitarre dissanguino nella notte
un’immortale canzone all’infinito”
Se tace il cantore… Tace la vita”.
(Traduzione a cura di Maria Luisa Costantini, pubblicata sul sito Canzoni contro la guerra)
Note.
(*) Letteralmente “passeri“: allude ai “canillitas” (da “canilla”, “osso lungo” e, per estensione, “polpaccio”): così lo scrittore e anarchico uruguayano Florencio Sánchez (Montevideo, 17 gennaio 1875 – Milano, 7 novembre 1910) aveva ribattezzato i ragazzini magri che andavano sempre con i polpacci di fuori e, spesso con i piedi scalzi,a vendere i giornali per le strade, sui tram e sui treni. [Domingo Schiavoni “Florencio y los gorriones de la calle”, pubblicato su Diario Panorama]”.
Mercedes Sosa e Horacio Guarany, Si se calla el cantor – 3:05
(Horacio Guarany)
Singolo: “Si se calla el cantor / Guirarra de medianoche” (1972)
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