“E’ giunta mezzanotte
si spengono i rumori
si spegne anche l’insegna
di quell’ultimo caffè
le strade son deserte
deserte e silenziose
un’ultima carrozza
cigolando se ne va

Il fiume scorre lento
frusciando sotto i ponti
la luna splende in cielo
dorme tutta la città
solo va un uomo in frac

Ha il cilindro per cappello
due diamanti per gemelli
un bastone di cristallo
la gardenia nell’occhiello
e sul candido gilè un papillon
un papillon di seta blu

S’avvicina lentamente
con incedere elegante
ha l’aspetto trasognato
malinconico ed assente
non si sa da dove vien
né dove va, chi mai sarà
quell’uomo in frac

Buon nuit, buon nuit
buon nuit, buon nuit
buona notte
va dicendo ad ogni cosa
ai fanali illuminati
ad un gatto innamorato
che randagio se ne va

E’ giunta ormai l’aurora
si spengono i fanali
si sveglia a poco a poco
tutta quanta la città
la luna si e’ incantata
sorpresa e impallidita
pian piano scolorandosi
nel cielo sparirà

Sbadiglia una finestra
sul fiume silenzioso
e nella luce bianca
galleggiando se ne van
un cilindro, un fiore e un frac

Galleggiando dolcemente
lasciandosi cullare
se ne scende lentamente
sotto i ponti verso il mare
verso il mare se va
chi mai sarà, chi mai sarà
quell’uomo in frac

Adieu adieu adieu adieu
addio al mondo
ai ricordi del passato
ad un sogno mai sognato
ad un attimo d’amore
che mai più ritornerà”.

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Domenico Modugno, Vecchio frack – 4:18
(Domenico Modugno)
Singolo: “Vecchio frac / Sole, sole, sole” (1965)

Brano inserito nella rassegna Life itself. Canzoni di vita, di morte e di altre sciocchezze di InfinitiTesti.

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Citazioni.

“Un brano molto intenso, suonato da Modugno con un accompagnamento di chitarra che funge anche da parte ritmica (battendo la mano sulle corde), è la storia (narrata anche attraverso metafore) di un elegante uomo in frac che a mezzanotte passeggia per le vie deserte di una città e all’alba si è evidentemente suicidato, e chi canta la canzone ignora di quest’uomo chi sia e da dove venga. Modugno esegue “Vecchio frac” e, mentre canta e fischia, percuote la cassa della chitarra. Come lo stesso Modugno ha raccontato più volte, questa canzone è ispirata alla vicenda del principe Raimondo Lanza di Trabia (marito dell’attrice Olga Villi) che, all’età di 39 anni, nel novembre del 1954, si era suicidato gettandosi da una finestra del secondo piano dell’Hotel Eden di via Ludovisi a Roma. Fu la prima delle due canzoni di Modugno in italiano durante il primo periodo RCA (la seconda fu Musetto, incisa pochi mesi dopo).
Il cantautore con questo brano ebbe i primi problemi con la censura, con il verso finale «Ad un attimo d’amore che mai più ritornerà», che gli fu fatto trasformare in «Ad un abito da sposa primo ed ultimo suo amor», poiché la commissione di censura sosteneva che parole che alludessero a contatti fisici erano da considerarsi immorali. Nelle interpretazioni successive Modugno cantò sempre la versione originale. Inoltre nei versi veniva detto «chi mai sarà quell’uomo in frac», che fu poi trasformato in «di chi sarà quel vecchio frac» per dissimulare il suicidio, evitando di sottolineare il contrasto tra l’uomo in frac e il vecchio frac che galleggia da solo nel fiume nel finale della canzone. La canzone fu reincisa in seguito cinque volte da Modugno (sei se si considera una versione inedita pubblicata postuma nell’album Io, Domenico Modugno “Inedito”).
Tra le reinterpretazioni sono da ricordare quella incisa dall’amico-nemico Claudio Villa nel 1963 nell’album Claudio Villa canta Modugno, quella realizzata da Enrico Ruggeri, che la incise dapprima dal vivo nel 1984 nell’album Presente, e poi, qualche mese dopo, in studio nella compilation Festivalbar 1984. L’ultima cover è stata realizzata, invece, nel 2008 ed appartiene al gruppo italiano dei Tiromancino in duetto canoro con i Negramaro“.

(Wikipedia, voce Vecchio frac/Sole, sole, sole)

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“Brano di struggente malinconia, scritto nel 1955, “Vecchio frack” è uno dei capolavori di Domenico Modugno. Indimenticabile l’esecuzione dal vivo dell’artista che si accompagnava con la sola chitarra, suonando le corde con il pollice per rendere il suono più morbido. L’ispirazione per questa ballata lirica e raffinata, che ricorda lo stile degli chansonnier francesi, è legata a un fatto di cronaca: il suicidio del Principe Raimondo Lanza di Trabia, un trentenne della nobiltà romana di grande eleganza, che era stato a lungo fidanzato con Susanna Agnelli e che, rapito dallo splendore dell’attrice Olga Villi al San Domenico di Taormina, se ne innamorò e la sposò, per poi gettarsi dalla finestra del proprio palazzo di via Sistina a Roma pochi mesi dopo il matrimonio. Forse anche Riccardo Pazzaglia, paroliere di Modugno, che all’epoca studiava da regista al Centro Sperimentale per la Cinematografia di Roma, influenzò la composizione del brano con il suo cortometraggio sul lavoro dei netturbini romani all’alba. L’inquadratura del corto a un certo punto si sofferma su un uomo dall’aria triste, che indossa un frac, per poi inquadrare a terra, vicino alla pala dei netturbini, un papillon. La canzone raggiunse la vetta delle classifiche solo nel 1959, quando Modugno già si era affermato come fuori classe con “Nel blu dipinto di blu” (1958) e “Piove” (1959). Il successo di “Vecchio frack” si diffuse ben presto in Spagna, Grecia, Argentina, Cile, Perù, Brasile e Giappone. In Francia, il brano, già tradotto come “L’homme en habit“, valse a Modugno l’esordio all’Olympia, tempio parigino della chanson. Da notare anche qui come la censura proibisse ogni accenno a rapporti fisici: nell’incisione del 1955 il verso finale non menzionava “un attimo d’amore” ma un più casto “abito da sposa primo ed ultimo suo amor”.

(Italica, La Canzone d’Autore Italiana)

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