Testo.
“Chi mi dice ti amo
chi mi dice ti amo
ma togli il cane
escluso il cane
tutti gli altri son cattivi
pressoché poco disponibili
miscredenti e ortodossi
di aforismi perduti nel nulla
Chi mi dice ti amo
chi mi dice ti amo
se togli il cane
escluso il cane
non rimane che gente assurda
con le loro facili soluzioni
nei loro occhi c’è un cannone
e un elisir di riflessione
e tu non torni qui da me
perché non torni più da me
Chi mi dice ti amo
chi mi dice ti amo
ma togli il cane
escluso il cane
paranoia e dispersione
inerzia grigia e films d’azione
allestite anche le unioni
dalle ditte di canzoni
e tu non torni qui da me
perché non torni più da me
e tu non torni qui da me
perché non torni più da me”.
Scheda brano.
Rino Gaetano, Escluso il cane – 4:17
(Rino Gaetano)
Album: Aida (1977)
Singolo: “Aida / Escluso il cane” (1977)
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Rassegne.
Brano inserito nella rassegna Lo zoo di InfinitiTesti – Le canzoni dedicate agli animali, sotto la voce Cani.
Significato e citazioni.
Ernesto Di Nisio – InfinitiTesti.
Escluso il cane è una delle canzoni nelle quali si riconosce meglio il modo di scrivere di Rino Gaetano: un sentimento privato e immediato – la solitudine provocata da un abbandono – viene filtrato attraverso immagini grottesche, sarcastiche e apparentemente prive di logica, fino a trasformarsi in una riflessione più generale sui rapporti umani.
Il brano appartiene ad Aida, il terzo album di Gaetano, pubblicato nel 1977, e uscì anche come lato B del 45 giri Aida/Escluso il cane. Una presentazione dell’album pubblicata da Sony Legacy Recordings ne sintetizza efficacemente il nucleo: l’amore autentico sembra non esistere più; il cane è l’unico capace di un affetto sincero, mentre gli uomini sono diventati “fini dicitori del nulla, falsi dichiaranti di sentimenti logori”.
Ma fermarsi all’idea del cane come unico amico fedele dell’uomo significherebbe cogliere soltanto il significato più immediato della canzone.
La frase che apre e attraversa tutto il brano è “Chi mi dice ti amo”. Pur non essendo accompagnata da un punto interrogativo, risuona come una domanda disperata: chi c’è, nella mia vita, che possa davvero dirmi “ti amo”?
La risposta è paradossale: “ma togli il cane / escluso il cane”. Se escludiamo il cane, non rimane nessuno. O meglio, rimangono soltanto persone “cattive”, “poco disponibili” e incapaci di offrire un affetto nel quale si possa ancora credere.
Il cane rappresenta ciò che sembra mancare agli esseri umani: fedeltà, presenza, assenza di calcolo e di secondi fini. C’è inoltre un’ironia tipicamente gaetaniana: l’unico essere che non può pronunciare letteralmente le parole “ti amo” è proprio quello che, attraverso il proprio comportamento, le comunica nel modo più credibile. Gli uomini, invece, sanno pronunciarle, ma il narratore non si fida più delle loro parole.
Una prima chiave della canzone consiste dunque nel contrasto tra ciò che viene detto e ciò che viene realmente vissuto. Gli esseri umani parlano d’amore, ma non sempre sanno amare; il cane non può dichiarare il proprio affetto, ma lo dimostra.
Naturalmente Gaetano esaspera la contrapposizione. Non sta proponendo seriamente una teoria secondo la quale tutti gli esseri umani sarebbero malvagi e soltanto i cani capaci di bontà. Quella che ascoltiamo è piuttosto la voce di qualcuno che si sente abbandonato e guarda il mondo attraverso la lente della propria delusione.
La parola “cattivi” viene subito attenuata, quasi comicamente, dall’espressione “pressoché poco disponibili”. L’accostamento è molto efficace perché passa da un giudizio assoluto (sono tutti cattivi) a una formulazione quasi burocratica e riduttiva: sono, diciamo, scarsamente disponibili. È un procedimento frequente nella scrittura di Gaetano, che fa collidere il tragico con il quotidiano, l’assoluto con il banale.
Ma “poco disponibili” può assumere anche un significato più profondo. Sono persone incapaci di darsi, di ascoltare, di esporsi emotivamente. In una canzone che domanda continuamente “chi mi dice ti amo”, il vero problema non è tanto la cattiveria quanto l’indisponibilità affettiva.
Il linguaggio diventa poi più enigmatico: “miscredenti e ortodossi / di aforismi perduti nel nulla”. “Miscredenti” e “ortodossi” sembrano indicare due categorie opposte: coloro che non credono e coloro che aderiscono rigidamente a una dottrina. Ma l’accostamento resta sintatticamente ambiguo. Gli “ortodossi” potrebbero essere anche quelli che seguono fedelmente degli “aforismi perduti nel nulla”, trasformando frasi, massime e principi in una nuova dottrina priva di sostanza.
Una possibile interpretazione è che le differenze ideologiche contino poco quando le persone finiscono per comportarsi tutte nello stesso modo. Credenti e miscredenti, conformisti e anticonformisti, progressisti e conservatori possono ugualmente ridursi a ripetere formule.
Gli “aforismi perduti nel nulla” sono parole brillanti, slogan e frasi apparentemente profonde che non cambiano nulla e non riescono più a stabilire un rapporto autentico tra le persone. Uno dei bersagli del testo sembra essere proprio la parola svuotata: il linguaggio sociale, politico e culturale che pretende di spiegare il mondo, ma non sa più comunicare qualcosa di elementare e sincero.
Nella seconda parte la disillusione si allarga. Non incontriamo più soltanto persone incapaci di amare, ma “gente assurda / con le loro facili soluzioni”: uomini e donne convinti di possedere una risposta per ogni problema.
Nei suoi testi Gaetano mostra spesso una profonda diffidenza verso le semplificazioni, le appartenenze rigide e gli slogan. Escluso il cane uscì inoltre nel 1977, in un periodo di fortissima polarizzazione politica e sociale, e appartiene a un album attraversato dalla storia e dalla realtà italiana.
Non sarebbe però opportuno trasformarla in una canzone politica in senso stretto. La politica costituisce piuttosto il paesaggio mentale nel quale Gaetano osserva gli esseri umani. La “gente assurda” è quella che, davanti alla complessità della vita, offre immediatamente una formula ideologica, morale, sentimentale o esistenziale. Tutti sembrano avere una soluzione, ma nessuno appare veramente disposto ad amare.
“Nei loro occhi c’è un cannone / e un elisir di riflessione” sono probabilmente i versi più affascinanti e difficili della canzone. Vi compaiono due immagini apparentemente incompatibili: il cannone, simbolo di aggressività, violenza e minaccia; e l’elisir di riflessione, che richiama la saggezza, il pensiero e la capacità di comprendere.
Queste persone vogliono apparire ragionevoli, profonde e riflessive, ma nei loro occhi c’è già un’arma puntata contro gli altri. Potremmo parafrasare così: parlano come saggi, ma guardano il prossimo come un nemico. Predicano razionalità mentre sono dominati dall’aggressività e si mostrano convinti di possedere la verità.
Anche la parola “elisir” è significativa. Non si parla semplicemente di riflessione, ma di una specie di pozione miracolosa. Potrebbe esserci quindi un’ulteriore ironia nei confronti delle “facili soluzioni” appena nominate: tutti sembrano possedere la medicina capace di spiegare e guarire il mondo. Dietro la saggezza ostentata, però, rimane il cannone.
A questo punto emerge il centro emotivo della canzone: “e tu non torni qui da me / perché non torni più da me”.
Dietro il sarcasmo e le immagini sociali si intravede una persona precisa che non c’è più. Fino a quel momento il narratore sembrava parlare dell’intera umanità: tutti sono cattivi, assurdi, aggressivi, pieni di frasi inutili e di soluzioni preconfezionate. Poi comprendiamo che quella visione così cupa potrebbe essere nata da qualcosa di estremamente personale: la persona amata non torna più.
Il ragionamento implicito potrebbe essere questo: tu non ci sei più; guardo gli altri e non trovo nessuno del quale possa fidarmi; tutti parlano, giudicano e propongono soluzioni, ma nessuno mi ama veramente. Alla fine, l’unico essere che non può ingannarmi è il cane.
Per questo Escluso il cane può essere considerata una canzone d’amore capovolta. Non racconta quanto sia meraviglioso essere amati, ma che cosa può diventare il mondo quando non ci sentiamo più amati.
Nell’ultima parte Gaetano non descrive nemmeno persone precise, ma accumula condizioni psicologiche e immagini della società contemporanea: “paranoia e dispersione / inerzia grigia e films d’azione”.
Da una parte ci sono la paranoia, l’isolamento e la paura; la dispersione, cioè l’incapacità di trovare un centro; l’”inerzia grigia”, che richiama immobilità, apatia e monotonia. Dall’altra ci sono i film d’azione, con il loro movimento spettacolare, la violenza e l’eccitazione.
È l’immagine di una società che non vive realmente, ma guarda vivere; che cerca di compensare la propria “inerzia grigia” consumando spettacoli pieni di azione. La vita quotidiana è immobile, mentre sullo schermo tutto corre ed esplode. Ritorna così l’opposizione tra apparenza e realtà che attraversa l’intera canzone: dichiarazioni d’amore dietro le quali non c’è amore, discorsi riflessivi che nascondono un cannone, azione cinematografica dentro esistenze dominate dall’apatia.
“Allestite anche le unioni / dalle ditte di canzoni” è uno dei passaggi più importanti del testo. “Allestire” significa preparare, organizzare e mettere in scena qualcosa quasi fosse uno spettacolo. Le “ditte di canzoni” sono invece una definizione volutamente industriale e sprezzante: non poeti o musicisti, ma ditte che producono sentimenti in serie.
Gaetano sembra suggerire che persino il modo in cui immaginiamo l’amore venga fabbricato dall’industria culturale. Le canzoni ci insegnano come dovrebbe svolgersi una storia sentimentale: l’incontro, l’innamoramento, la coppia, la separazione, la riconciliazione, il “per sempre”. In questo modo perfino le «unioni» finiscono per essere allestite sulla base di modelli prefabbricati.
La critica è particolarmente sottile perché Gaetano sta scrivendo una canzone d’amore mentre mette in discussione le convenzioni delle canzoni d’amore. Il suo brano, infatti, non assomiglia alla tradizionale canzone romantica italiana. Non si abbandona direttamente alla confessione sentimentale, ma parla di paranoia, cannoni, aforismi inutili, gente assurda e ditte di canzoni. Soltanto a intervalli lascia emergere la vera ferita: “perché non torni più da me”.
Tutto il resto potrebbe essere interpretato come una grande strategia di difesa per evitare di dire semplicemente: mi manchi.
Ma c’è anche un elemento di autoironia che non andrebbe trascurato. Gaetano non presenta necessariamente il narratore come depositario della verità. Un uomo che considera cattivi tutti gli altri, assurda tutta la gente e autentico soltanto l’amore del cane potrebbe essere anche un uomo ferito che sta esagerando.
La parola “paranoia” può quindi descrivere la società, ma potrebbe riferirsi anche allo stesso protagonista. Forse il mondo è davvero ipocrita e incapace di rapporti autentici; forse è il narratore a essere diventato cinico perché è stato abbandonato. Probabilmente nel testo convivono entrambe le possibilità.
Il movimento interiore della canzone può essere riassunto in questa successione: abbandono, solitudine, sfiducia, cinismo, critica del mondo e ritorno all’abbandono. Il punto di partenza e quello d’arrivo coincidono: “tu non torni più da me”.
Escluso il cane parla dunque della fedeltà del cane contrapposta all’inaffidabilità degli uomini, ma ridurla all’idea che il cane sia il migliore amico dell’uomo significherebbe perderne gran parte della complessità. È soprattutto una canzone sulla crisi della fiducia. Il protagonista non crede più alle dichiarazioni d’amore, alle ideologie, agli aforismi, alle facili soluzioni, alla saggezza ostentata e neppure alle rappresentazioni convenzionali dell’amore offerte dalle “ditte di canzoni”.
Gli rimane soltanto una creatura che non sa parlare e che, proprio per questo, non può ingannarlo con le parole.
È ciò che rende Escluso il cane molto più malinconica di quanto sembri a un primo ascolto. Il nonsense di Gaetano non nasconde un’assenza di significato: protegge, al contrario, un significato troppo scoperto. Dietro gli aforismi, i cannoni, gli elisir e le ditte di canzoni rimane una confessione semplicissima: sono rimasto solo perché tu non sei più qui. Gaetano fa sorridere con una frase quasi buffa (“escluso il cane”) e soltanto alla fine ci permette di comprenderne tutta la tristezza.
(Ernesto Di Nisio, 21 agosto 2026)
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