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“Il nemico marcia sempre alla tua testa
ma la testa del nemico dove è
che marcia alla tua testa
ma la testa del nemico dove è
che marcia alla tua testa.

Ma che nebbia, ma che confusione
che aria di tempesta
la socialdemocrazia è
un mostro senza testa.

Il nemico marcia sempre alla tua testa
ma una testa oggi che cos’è?
E che cos’è un nemico?
E una marcia oggi che cos’è?
E che cos’è una guerra?
Si marcia già in questa santa pace
con la divisa della festa
senza nemici né scarponi e
soprattutto senza testa!

La socialdemocrazia non va
a caccia di farfalle
il nemico marcia in testa a te
ma anche alle tue spalle
il nemico marcia con i piedi
nelle tue stesse scarpe
quindi anche se le tracce non le vedi
è sempre dalla tua parte.

La socialdemocrazia è
un mostro senza testa
la socialdemocrazia è
un gallo senza cresta
ma che nebbia, ma che confusione
che vento di tempesta
la socialdemocrazia è
quel nano che ti arresta”.

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Claudio Lolli, La socialdemocrazia – 3:32
(Claudio Lolli)
Album: Disoccupate le strade dai sogni (1977)

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Citazioni.

La socialdemocrazia reca una data che ora viene detta fatidica. Il 1977, già. Quello che serve a “Repubblica” per fare le gallerie fotografiche. Come dire: ma sì, facciamoci pure l’album dei ricordi, il “come eravamo”. Banalizziamo, storicizziamo fintamente, chi ha dato ha dato, chi è morto è morto, chi è stato incarcerato e represso è stato incarcerato e represso, e dimentichiamo. Immagini. Sequenze di immagini. Aux images nous sommes condamnés, come scrisse Raoul Vaneigem in La vie s’écoule, la vie s’enfuit. E così noi, sebbene in maniera imperfetta, preferiamo sempre andarci a situare direttamente in quel 1977. Nei limiti di quel che possiamo fare, ovviamente, e senza nessuna pretesa di “contribuì’ ar dibbàttito”. Siamo, del resto, un sito di canzoni. Null’altro. “Contro la guerra”, certo, ma anche (e forse soprattutto) contro una certa pace. Ed ecco appunto questa canzone di Claudio Lolli, del 1977, che svariati anni prima della Domenica delle Salme individua tutti gli scenari futuri. Già dal titolo dell’album da cui proviene, “Disoccupate le strade dai sogni“. E’ quello che è successo. Le strade sono state disoccupate dai sogni. I sogni non appartengono più alla vita collettiva, sono rimasti a bivaccare in qualche coscienza che, più o meno genericamente, non si rassegna. Ed anche chi non si è rassegnato deve barcamenarsi con mille cose, prima fra tutte non trasformare questa sua mancata rassegnazione in un mestiere, o in una caricatura, o in isolamento tanto più terribile quanto assaporato quasi fosse il dolore del protagonista del “Corvo” di Edgar Allan Poe di fronte alla morte dell’amata. Sto divagando? Certo. Divagando si torna meglio a bomba.
E allora leggiamola, ascoltiamola, magari cantiamola questa antica canzone di trenta secoli fa. Dove si comincia a imparare che il nemico marcia sempre alla tua testa; basta, che so io, vedere chi marciava spesso in, quei trentamila anni fa, e chi e che cos’è ora. Il mostro senza testa. Allora, perlomeno, lo si poteva chiamare “socialdemocrazia”; ora non si sa neppure più come chiamarlo. Arriva, folgorante, l’immagine di quella che Fabrizio De André chiamò “pace terrificante” e che Lolli definì “santa pace”, chiedendosi peraltro che cosa fosse una guerra. Così si scopre una verità semplice e per questo motivo quasi indicibile: il nemico ce lo abbiamo proprio tra chi marcia nelle nostre stesse scarpe. Ora come allora. Chiaro che ci si debba chiedere cosa sia la guerra, quando la parola “pace” oramai non serve altro che ad esprimere il suo contrario (come il “Minipax” orwelliano). Ed è questa una lucidissima canzone che invita a recuperare due cose importantissime: il senso di chi sia il vero nemico, e il senso della lotta. Un appello che Lolli, probabilmente, immaginava inascoltato; così è stato. Il nemico è stato dalla nostra parte e continua ad esserlo. E’ quel nemico che si nutre di “democrazia” (oramai più nemmeno “social-“), quel nemico che si rimpalla la “tolleranza” e la “tolleranza zero”, quel nemico che invoca la “sicurezza né di destra né di sinistra”, quel nemico che va alle parate militari col distintivo antimilitarista attaccato alla giacca.
E allora mi si lasci dire che essere “contro la guerra”, ora come ora, significa soprattutto essere contro questa “pace”. Santa o terrificante che la si voglia dire. Che, nebbia, che confusione. Che vento di tempesta”.

(Riccardo Venturi, dal sito Canzoni contro la Guerra)

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