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“Cerco l’estate tutto l’anno
e all’improvviso eccola qua
lei è partita per le spiagge
e sono solo quassù in città
sento fischiare sopra i tetti
un aeroplano che se ne va.

Azzurro, il pomeriggio
è troppo azzurro e lungo per me
mi accorgo di non avere
più risorse senza di te
e allora io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te
ma il treno dei desideri
nei miei pensieri all’incontrario va.

Sembra quand’ero all’oratorio
con tanto sole, tanti anni fa
quelle domeniche da solo
in un cortile, a passeggiar
ora mi annoio più di allora
neanche un prete per chiacchierar…

Azzurro, il pomeriggio
è troppo azzurro e lungo per me
mi accorgo di non avere
più risorse senza di te
e allora io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te
ma il treno dei desideri
nei miei pensieri all’incontrario va.

Cerco un po’ d’Africa in giardino
tra l’oleandro e il baobab
come facevo da bambino
ma qui c’è gente, non si può più
stanno innaffiando le tue rose
non c’è il leone, chissà dov’è

Azzurro, il pomeriggio
è troppo azzurro e lungo per me
mi accorgo di non avere
più risorse senza di te
e allora io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te
ma il treno dei desideri
nei miei pensieri all’incontrario va”.

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Adriano Celentano, Azzurro – 3:41
(testo di Vito Pallavicini; musica di Paolo Conte e Michele Virano)
Album: Azzurro / Una carezza in un pugno (1968)
Singolo: “Azzurro / Una carezza in un pugno” (1968)

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Citazioni.

Azzurro è un brano musicale inciso da Adriano Celentano su 45 giri e inserito nell’album omonimo Azzurro/Una carezza in un pugno, entrambi pubblicati nel maggio 1968 dalla casa discografica di proprietà dell’artista. La canzone è entrata subito nell’immaginario collettivo degli italiani, nonostante non appartenesse al genere tradizionale e melodico, ed è divenuta il pezzo più cantato all’estero, superando Volare e ‘O sole mio. Nel 1966 era entrato nel Clan Celentano come autore (presentato da Roby Matano de I Campioni) un giovane avvocato astigiano, Paolo Conte. Visto che il suo contratto con la RCA Italiana era in scadenza, aveva iniziato a collaborare con la Clan Celentano ed aveva subito scritto alcune canzoni per il cantante milanese, come Chi era lui e nel 1967 con Miki Del Prete e Luciano Beretta, aveva scritto una canzone per Celentano e sua moglie Claudia Mori, La coppia più bella del mondo, brano che trionfò al Cantagiro. Stavolta collabora con il paroliere Vito Pallavicini, e sarà Azzurro a far affermare e lentamente esplodere Conte come musicista.
«Quando uscì ‘Azzurro‘ ci fu una levata di scudi perché andava controcorrente rispetto ai ritmi dell’epoca. Sogghignarono in molti, ma io me ne infischiavo perché avevo applicato a quella canzone degli echi poetici che fanno parte della nostra sensibilità. Fui capito dal pubblico: ‘Azzurro‘ ebbe un grande successo. Tutte le mie canzoni nascono con questo spirito: scrivere una musica un po’ fuori moda, un po’ segreta, che vada a cercare in fondo a noi le risonanze della nostra identità…» (Paolo Conte). Nel 1968 Conte compone una musica non ben definibile: non è un rock, non è un lento, non è una ballata, non è un liscio, ma una specie di marcetta, senza dubbio originale, che si abbina ad un testo che Vito Pallavicini pare aver scritto su misura per Celentano, in quanto racchiude tutte le tematiche care all’artista (dall’amore all’ecologia alla religione), unite dalla cornice del celebre ritornello, dotato di grande carica ritmica e sonora grazie a un arrangiamento, con fiati e tastiere, originale e moderno. La canzone riscuote comunque un enorme successo e raggiunge la prima posizione nella classifica annuale delle vendite del 1968 in Italia, rimane anche diverse settimane al numero uno della classifica in Austria”.

(Wikipedia, voce Azzurro (brano musicale))

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