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“Cammina come un vecchio marinaio
non ha più un posto dove andare
la terra sotto i piedi non lo aspetta
strano modo di ballare
sua moglie ha un altro uomo e un’altra donna
è proprio un uomo da buttare
e nelle tasche gli è rimasta
solo un po’ di polvere di mare
e non può testimoniare.

Si muove sopra i sassi
come un leone invernale
ti può parlare ore ed ore
della sua quarta guerra mondiale
conserva la sua cena
dentro a un foglio di giornale
la sua ragazza “esca dalle lunghe gambe”
fa all’amore niente male
e non può testimoniare.

Lui vide il marinaio indiano
alzarsi in piedi e barcollare
con un coltello nella schiena
tra la schiuma e la stella polare
e il timoniere di Shanghai
tornò tranquillo a pilotare
e lui lo vide con l’anello al dito
e un altro anello da rubare
ma non può testimoniare.

Dal buio delle tango notti Balla Linda
alla paralisi di un porto
la luce delle stelle chiare
come un rifugio capovolto
la sua balena Dolce Luna
che lo aspettata in alto mare
gli ha detto molte volte
“Amore, con chi mi vuoi dimenticare”
e non può testimoniare
e non può testimoniare.

E tu mi vieni a dire voglio un figlio
su cui potermi regolare
con due occhi qualunque
e il terzo occhio inconfondibile e speciale
che non ti importa niente
se non riuscirà a nuotare
l’importante è che abbia sulla guancia destra
quella mia voglia di mare
e mi dici ancora che il mio nome
glielo devo proprio dare
ma non so testimoniare
io non so testimoniare”.



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Fabrizio De André, Dolce luna – 3:25
(Fabrizio De André, Francesco De Gregori)
Album: Volume 8 (1975)

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Citazioni.

“A parlare è un uomo che si rivolge alla compagna e le racconta la storia di un marinaio, che, costretto a terra, rimpiange il tempo passato in mare fra storie di corsari, dove nella solitudine più totale del suo mestiere ingrato ha rischiato persino di perdere la vita e altro non desidera ormai che riunirsi col suo amore, una balena di nome Dolce Luna che lo «aspetta in alto mare». Quindi l’uomo che ne racconta la storia lo utilizza come metro di confronto per dire alla compagna che non dovrebbe vivere una vita borghese, fatta di capricci, come quello di avere per forza un figlio da lui, purché abbia «due occhi qualunque e il terzo occhio inconfondibile e speciale». Nel testo si fa riferimento a un’«esca dalle lunghe gambe»: è una citazione del titolo di una poesia di Dylan Thomas, Ballad of the Long-legged Bait, contenuta nella raccolta del 1946 Deaths and Entrances. L’ultima strofa è recitata in un simil-tedesco che si presume sia senza senso compiuto”.

(Wikipedia, voce Volume 8)

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