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“Guarda i muscoli del capitano
tutti di plastica e di metano
guardalo nella notte che viene
quanto sangue ha nelle vene.

Il capitano non tiene mai paura
dritto sul cassero, fuma la pipa
in questa alba fresca e scura
che rassomiglia un po’ alla vita.

E poi il capitano, se vuole
si leva l’ancora dai pantaloni
e la getta nelle onde e chiama forte
quando vuole qualcosa
c’è sempre uno che gli risponde.

Ma capitano non te lo volevo dire
ma c’è in mezzo al mare una donna bianca
così enorme, alla luce delle stelle
che di guardarla uno non si stanca.

Questa nave fa duemila nodi
in mezzo ai ghiacci tropicali
ed ha un motore di un milione di cavalli
che al posto degli zoccoli hanno le ali.

La nave è fulmine, torpedine, miccia
scintillante bellezza, fosforo e fantasia
molecole d’acciaio, pistone, rabbia
guerra lampo e poesia.

In questa notte elettrica e veloce
in questa croce di Novecento
il futuro è una palla di cannone accesa
e noi la stiamo quasi raggiungendo.

E il capitano disse al mozzo di bordo
“Giovanotto, io non vedo niente
c’è solo un po’ di nebbia che annuncia il sole
andiamo avanti tranquillamente”.

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Francesco De Gregori, I muscoli del capitano – 4:03
(Francesco De Gregori)
Album: Titanic (1982)

Brano inserito nella rassegna Canzoni dedicate agli eventi storici di InfinitiTesti.

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Citazioni.

“È il brano conclusivo della trilogia (in realtà in Scacchi e tarocchi il cantautore inserirà una canzone, Tutti salvi, che continua la narrazione delle vicende della nave). L’inciso strumentale della canzone è una citazione de Il tragico naufragio della nave Sirio, canto popolare che faceva parte del repertorio di Caterina Bueno; il testo della canzone ha ispirato Pablo Echaurrenn per la realizzazione di una storia a fumetti. In alcuni versi della canzone: “La nave è fulmine, torpedine, miccia / scintillante bellezza, fosforo e fantasia / molecole d’acciaio, pistone, rabbia, / guerra, lampo e poesia / E in questa notte elettrica e veloce / in questa croce di novecento / il futuro è una palla di cannone accesa / e noi lo stiamo quasi raggiungendo” vi sono chiarissimi riferimenti al tipo di linguaggio e alle suggestioni poetiche del Futurismo, movimento culturale sviluppatosi proprio nel periodo dell’affondamento del Titanic, versi inseriti da De Gregori per sottolineare proprio la incondizionata fiducia della società dell’epoca nei confronti del progresso e della tecnologia, che verrà poi tragicamente smentita dalla realtà dei fatti. Proprio nelle parole finali che il capitano rivolge al mozzo di bordo, e che chiudono la canzone, “andiamo avanti tranquillamente”, c’è tutta l’amara ironia nei confronti della visione ottimistica e presuntuosa di un futuro segnato dal progresso tecnologico, che di lì a poco si infrangerà nelle grandi tragedie del ‘900. Nel 1999 Fiorella Mannoia ne ha realizzato una cover nell’album dal vivo Certe piccole voci“.

(Wikipedia, voce Titanic (album Francesco De Gregori))

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