“Da qualche parte dicono che vive bene
che relativamente non gli manca niente
può bere, camminare, scrivere e respirare
fantasma senza catene
da qualche parte dicono è sempre uguale
anche se non si somiglia più
la mattina di Pasqua con le mani in tasca
e una corona di spine

Da qualche parte al mondo suonano le sirene
milioni di uomini cominciano a remare
si confondono il turno della notte e del giorno
si confondono gli agnelli con le jene
da qualche parte al mondo dicono va bene
con una colomba morta fra le mani
fuori dall’orizzonte con il muro di fronte
risultato senza soluzione

Condannato a morte
condannato a vita
condannato a morte per la vita
condannato a morte
condannato a vita
condannato a morte per la vita
che silenzio che c’è qui intorno
che paura che c’è qui intorno

Religione può essere un sentimento
religione può essere una fuga d’amore
religione può essere intrattenimento
religione può essere terrore
da qualche parte dicono che vive bene
anche se gli fa paura ogni rumore
una foglia che cade, una faccia che vede
una notte che ha sentito abbaiare il suo cane

Da qualche parte al mondo suonano le campane
milioni di uomini cominciano a pregare
ognuno dal suo punto cardinale
nella corrente dello stesso fiume
da qualche parte dicono va bene
seduto nella pioggia sopra una panchina
fin quando non avrà il suo posto al sole
tutto quanto questo mondo sarà prigione

Condannato a morte
condannato a vita
condannato a morte per la vita
condannato a morte
condannato a vita
condannato a morte per la vita
che silenzio che c’è qui intorno
che paura che c’è nel mondo”.

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Francesco De Gregori, Condannato a morte – 7:25
(Francesco De Gregori)
Album: Amore nel pomeriggio (2001)

Brano inserito nella rassegna Life itself. Canzoni di vita, di morte e di altre sciocchezze di InfinitiTesti

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Citazioni.

“La presa di posizione contro la pena di morte è chiara, ma qui si tratta anche di altro. “È una canzone sull’intolleranza, sull’intolleranza religiosa, ma anche sulla paura di morire e queste due cose si mischiano insieme”, dice De Gregori in concerto. Come sempre si è giocato a dare un nome al protagonista, da Cristo a Salman Rushdie, l’autore dei “Versetti satanici” condannato a morte dal regime iraniano”.

(Enrico Deregibus, “Francesco De Gregori. Quello che non so, lo so cantare“, Giunti, 2003)

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