“Imputato ascolta
noi ti abbiamo ascoltato
tu non sapevi di avere una coscienza al fosforo
piantata tra l’aorta e l’intenzione
noi ti abbiamo osservato
dal primo battere del cuore
fino ai ritmi più brevi
dell’ultima emozione
quando uccidevi
favorendo il potere
i soci vitalizi del potere
ammucchiati in discesa
a difesa della loro celebrazione.

E se tu la credevi vendetta
il fosforo di guardia
segnalava la tua urgenza di potere
mentre ti emozionavi
nel ruolo più eccitante della legge
quello che non protegge
la parte del boia.

Imputato
il dito più lungo della tua mano è il medio
quello della mia è l’indice
eppure anche tu hai giudicato.

Hai assolto e hai condannato
al di sopra di me
ma al di sopra di me
per quello che hai fatto
per come lo hai rinnovato
il potere ti è grato.

Ascolta, una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva dettato la legge
prima cambiarono il giudice
e subito dopo la legge.

Oggi, un giudice come me
lo chiede al potere se può giudicare
tu sei il potere
vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?”.

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Fabrizio De André, Sogno numero due – 3:13
(testo: Fabrizio De André, Roberto Dané; musica: Fabrizio De André e Nicola Piovani)
Album: Storia di un impiegato (1973)

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Citazioni.

“Il sogno continua e l’impiegato è sotto processo e smascherato dal giudice (Imputato ascolta, noi ti abbiamo ascoltato. Tu non sapevi di avere una coscienza al fosforo piantata tra l’aorta e l’intenzione), che gli fa notare come la bomba abbia rinnovato ed alimentato il sistema; seguendo la sua personale brama di potere, l’impiegato ha infatti giudicato, giustiziato e ucciso i potenti per ritagliarsi un posto, divenendo l’unico simbolo potente. La particolarità del brano è il testo, interamente recitato su una base ritmica, intervallato da parti orchestrali”.

(Wikipedia, voce Storia di un impiegato)

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